Energia dal mare e gel fotovoltaico

Energia del mare, il progetto italiano parte tra Scilla e Cariddi di Luca Salvioli 28-10-2008

DAL SOLE 24 ORE, SI RIPORTA:


VILLA SAN GIOVANNI (RC)- L’idea arriva dalla cima dello Stivale, più precisamente da Bolzano. La ricerca è stata sviluppata dall’università Federico II di Napoli. Il primo prototipo è stato messo nelle acque tra Scilla e Cariddi lunedì 27 ottobre, con grande soddisfazione dei politici locali che vogliono fare di quel tratto di mare «un laboratorio a cielo aperto». La nuova tecnologia per produrre energia elettrica sfruttando le correnti marine attraversa tutta Italia e promette di valicarne i confini nazionali. «Quella di oggi è la prima sperimentazione – spiega Josef Gostner, presidente di Fri-El Seapower, controllata di Fri-El Green Power, azienda di Bolzano attiva nelle rinnovabili (idroelettrico, eolico e biomasse) da quindici anni – entro fine novembre installeremo nelle acque dello Stretto di Messina il primo impianto connesso dalla rete con una potenza di 20 kw. L’estate prossima arriveremo a 500 kw». L’azienda altoatesina è la numeo due in Italia per l’eolico con una produzione di 1Twh. Circa un anno fa stava per quotarsi in Borsa, ma la crisi dei mutui subprime americani ha suggerito al management di aspettare. Da qualche mese è diventata partner di Rwe Innogy Italia, distaccamento italiano di Rwe Innogy, uno dei leader mondiale nelle rinnovabili.

La potenza del mare. La ricerca – durata due anni e mezzo – è stata realizzata dal team di Domenico Coiro, ingegnere e coordinatore del gruppo di ricerca Adag del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale dell’Università «Federico II» di Napoli che non è nuovo ad attività del genere. Già dal 2001 ha lavorato al progetto Kobold, la prima turbina marina installata nello Stretto (attualmente in uso) che ora ha ricevuto commissioni nelle Filippine e Indonesia. «L’energia del mare ha potenzialità enormi – spiega Coiro – soltanto in Europa può arrivare a 50 Twh e fornire corrente a 12 milioni di case». Per adesso le applicazioni di questo tipo di fonte rinnovabile sono ancora a cavallo tra ricerca, prototipo e applicazione commerciale: poche settimane fa, con un ritardo di un anno causato da problemi tecnici, è stato avviato un grosso progetto a cinque chilometri dalle coste di Aguçadoura, nel nord del Portogallo. Ne esistono anche in Scozia e in Galles.

La tecnologia di Fri-El Seapower. Vista dalla superficie la struttura assomiglia ad una piccola imbarcazione che si porta dietro una miriade di boe. Vista da sotto il pelo dell’acqua l’architettura tecnologica è più evidente: le “boe”, ovvero una serie di tubi orizzontali snodabili e modulari disposti a intervalli regolari, servono per sostenere alcune turbine. Le turbine, mosse dal passaggio dell’acqua o dalle maree, sono collegate ad un unico albero motore. La fila di tubi orizzontali è collegata in modo da trasmettere la potenza ai generatori elettrici situati sulla struttura galleggiante. Tutte le componenti elettriche sono sopra il pelo dell’acqua e permettono al sistema di allinearsi a seconda di come si muovono le correnti. L’energia elettrica prodotta arriva al sistema elettrico del Paese grazie a un cavo elettrico sottomarino. L’impianto che verrà installata nelle acque dello Stretto di Messina l’estate prossima è un prototipo da 500 kW, costituito da una nave e da 4 filari allineati, ognuno dei quali avrà 5 turbine dal diametro di 4 metri per un totale di 20 turbine. La corrente, in quel punto, raggiunge punte di 2,5 metri al secondo. Ecco perché sotto l’imbarcazione è presente un’altra turbina, di dimensioni maggiori, in grado di sfruttare meglio l’energia cinetica. «Il Mediterraneo è un banco di prova – continua Gostner – la parte più rilevante del nostro progetto troverà espressione nelle acque dell’Oceano, che permettono una maggiore produzione energetica». I contatti con diversi partner stranieri sono già in corso.

Il futuro è a idrogeno. Qui il progetto è decisamente ambizioso (e per il momento lontano dall’applicazione). Nel caso in cui la struttura sia disposta fino a un massimo di 300 chilometri da riva, vale il sistema appena descritto. Oltre quella distanza il passaggio di corrente dal mare alla terraferma non è così semplice. Visto in prospettiva il progetto è di dislocare un gran numero di strutture galleggianti in mare aperto, e utilizzarne l’energia per la produzione di idrogeno, quando la tecnologia sarà matura. Ogni singola nave, secondo lo scenario previsto dall’azienda, sarà dotata di un impianto per la produzione di idrogeno tramite elettrolisi. L’idrogeno non è una fonte energetica, bensì un vettore: non esiste da solo in natura, va estratto dall’acqua, dagli idrocarburi o da altri elementi. Solo che per farlo serve una grande quantità di energia. «La corrente del Golfo sviluppa una potenza pari a tre milioni di centrali nucleari – azzarda Gostner – quindi può assolvere questo compito». L’idrogeno, in uno scenario futuro, verrebbe dunque utilizzato per immagazzinare l’energia e prelevato regolarmente da navi cisterna che raccolgono le quantità prodotte dalle singole navi e la trasportano in porto per lo stoccaggio e la distribuzione.

Fotovoltaico,Esco Energy lancia il gel per le finestre

Sempre di Luca Salvioli dal Sole 24 Ore, riportiamo:


Un gel fotovoltaico trasparente, da applicare sulle vetrate degli edifici rendendoli produttori di corrente elettrica grazie all’energia del Sole. La promessa è altissima, almeno quanto l’interesse, visto che una soluzione del genere risolverebbe una volta per tutte l’integrazione architettonica del fotovoltaico nelle case, dando una spinta alla microgenerazione, ovvero la produzione di energia su scala domestica. Esco Energy, azienda di Potenza nata nel 2004 come società di servizi energetici, ha scelto l’«Italian energy summit 2008» organizzato dal Sole 24 Ore per lanciare il nuovo prodotto, anche se la sua commercializzazione su scala industriale arriverà soltanto a giugno 2009, e già da adesso solleva più di un interrogativo.

«Il gel fotovoltaico è un materiale liquido composto da silicio amorfo, al quale viene applicato un procedimento nanotecnologico in modo da renderlo semiconduttore – ha spiegato Alessandro Cariani, responsabile della ricerca e sviluppo – all’interno della soluzione ci sono anche acqua e una soluzione salina». Il costo industriale del gel è di 2 euro per watt, senza i costi di installazione. Per il momento è pensato per riempire lo spazio tra i doppi vetri delle fineste. Occupa tra i 4 e gli 8 millimetri. Essendo trasparente, la visibilità rimane buona, anche se sconta un 20% di minore trasmittanza. «L’energia solare viene catturata e assorbita da piccoli terminali elettrici installati nelle finestre, per essere poi riversata in rete, permettendo una produzione di 97 watt per ogni metro quadro di superficie». Cariani ha aggiunto che il gel può essere inserito su strutture già esistenti.

Va detto che se l’idea – che arriva dai laboratori di ricerca italiani – è certamente innovativa, la strada per l’industrializzazione appare in salita. A partire dall’integrazione su vetrate già esistenti: comporta un aumento di peso della struttura e quindi una serie di interventi sui serramenti che economicamente non sono trascurabili. C’è poi l’aspetto dell’efficienza. Per quanto nelle situazioni ideali, e dunque in laboratorio, si sia arrivati a quasi 100 watt per metro quadrato, la situazione reale è ben diversa: i raggi solari arrivano con un’inclinazione di novanta gradi solo in alcuni momenti della giornata, e soprattutto non in tutte le esposizioni. L’aspetto dei costi, e quindi del ritorno degli investimenti, per il momento invita alla prudenza.

Il mercato del fotovoltaico in Italia sta vivendo un vero e proprio boom: la potenza installata con il nuovo Conto Energia, meccanismo di incentivazione statale, ha già superato gli 82mila kw. In un contesto del genere il nuovo gel può comunque trovare delle applicazione. Appare verosimile pensare ad una soluzione integrata del nuovo gel fotovoltaico con i comuni pannelli mono o policristallini, che «potrebbe portare a un’efficienza effettiva del 25%». A giugno 2009, promette il presidente di Esco Energy, Giuseppe Vetere, partirà la produzione nella fabbrica di Potenza. «Il nostro obiettivo è arrivare ad una produzione di 50-60 Mw per anno».
luca.salvioli@gmail.com

NOSTRO COMMENTO: Sono tutte cose interessantissime. Chi volesse approfondire le questioni vada sul sito del Sole 24 Ore – Tecnologia



Categorie:Tecnologia

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1 reply

  1. Malgrado la crisi su tutti i settori credo che se esiste un settore in grado di resistere e trainare una ripresa sia quello energetico focalizzato su progetti di risparmio ed efficienza al fine di abbattere i costi industriali di prodotto.

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