Maxi retata di mafiosi a Palermo.-

DAL SITO: VIRGILIO/NOTIZIE.ALICE.IT, SI RIPORTA:

mafia

Mafia/ Decapitata ‘Nuova Cupola’: distrutto il sogno di Denaro (16 DICEMBRE 2008)

89 gli arresti eseguiti dai carabinieri

Roma, 16 dic. (Apcom) – Decapitata la ‘Nuova Cupola’ della mafia: con l’operazione Perseo e un centinaio di arresti i carabinieri di Palermo hanno distrutto il sogno del boss latitante Matteo Messina Denaro. L’ordine di cattura è partito dalla Dda palermitana, ovvero il pool di magistrati – il procuratore aggiunto Ignazio De Francisci, i sostituti procuratori Maurizio De Lucia, Marzia Sabella, Roberta Buzzolani e Francesco Del Bene – diretti dal procuratore capo Francesco Messineo. E i carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito gli arresti: 89 per l’esattezza, come risulta dal lungo elenco delle persone ai cui polsi i militari hanno fatto scattare le manette. Un centinaio di “mafiosi appartenenti ai vertici di ‘Cosa nostra palermitana, impegnati, unitamente a decine di gregari, nella ricostituzione della ‘commissione provinciale’, attuando così il più recente progetto, sostenuto dal boss latitante Matteo Messina Denaro, di riportare in vita l’intera cupola mafiosa”, spiegano i carabinieri al termine della “storica” operazione Perseo.

Tra i reati contestati nel provvedimento di fermo di indiziato di delitto, oltre all’associazione per delinquere di tipo mafioso, anche quelli di estorsione, traffico di armi e traffico internazionale di stupefacenti. L’operazione – convenzionalmente denominata “Perseo” – è il risultato di oltre nove mesi di indagini del reparto operativo di Palermo. I militari hanno scoperto e documentato il progressivo ‘lavoro’ per ripristinare, dopo 15 anni, il tradizionale modello organizzativo mafioso con la ‘commissione’ quale unico organo deputato ad assumere le più gravi ed importanti decisioni, una scelta strategica fatta dai massimi vertici di Cosa nostra siciliana agli inizi del 2008.

‘Captando’ le discussioni durante le riunioni, i militari hanno scoperto anche il nome del futuro capo della commissione provinciale palermitana: l’anziano e carismatico boss palermitano Benedetto Capizzi. Un nome che poteva vantare un vasto bacino di consensi ma anche la prima aspra contrapposizione interna, con un fronte dissidente guidato dal capo del mandamento mafioso di ‘Porta nuova’ Gaetano Lo Presti, non disponibile a riconoscere come leader l’anziano boss. Non solo, la mappa degli attuali organigrammi di ‘Cosa nostra’ nell’intera provincia palermitana non ha più segreti: è stata infatti ricostruita, permettendo in tal modo di annientarne la direzione strategica.

Ecco come si articola il potere di Cosa nostra nella provincia di Palermo: 11 capi di altrettanti mandamenti in cui è divisa la provincia, ovvero i mandamenti ‘Bagheria’, ‘Porta Nuova’, ‘Pagliarelli’, ‘Villagrazia’, ‘Noce’, ‘Resuttana’, ‘Brancaccio’, ‘Corleone’, ‘Belmonte Mezzagno’, ‘San Giuseppe Jato’ e ‘San Mauro Castelverde’; 11 vice capi dei mandamenti di ‘Bagheria’, ‘Porta Nuova’, ‘Pagliarelli’, ‘Villagrazia’, ‘San Lorenzo’, ‘Noce’, ‘Resuttana’, ‘Brancaccio’, ‘Bocca di Falco’, ‘Belmonte Mezzagno’ e ‘San Giuseppe Jato’; e 19 capi di altrettante famiglie mafiose palermitane, ovvero le famiglia di ‘Bagheria’, ‘Borgo Vecchio’, ‘Ballarò’, ‘Pagliarelli’, ‘Molara’, ‘Villagrazia’, ‘Santa Maria del Gesù’, ‘Acquasanta’, ‘San Lorenzo’, ‘Tommaso Natale’, ‘Altarello’, ‘Arenella’, ‘Uditore’, ‘Corso dei mille’, ‘Corleone’, ‘Belmonte Mezzagno’, ‘San Giuseppe Jato’, ‘Monreale’ e ‘Montelepre’.

Per ricostruire i nuovi assetti mafiosi i carabinieri di Palermo hanno messo insieme anche i risultati delle indagini condotte dal nucleo investigativo di Monreale sui mandamenti di ‘San Giuseppe Jato’ e ‘Villagrazia’, protagonisti – tra l’altro – di un traffico internazionale di stupefacenti con il Sudamerica. Le prove che hanno portato ai fermi sono state raccolte con intercettazione video-ambientale, nei luoghi che hanno ospitato le riunioni dei vertici di ‘Cosa nostra’, luoghi segreti via via individuati dai militari con costanti pedinamenti e appostamenti. E con le intercettazioni i militari hanno scoperto anche “i crescenti rischi connessi col progredire del progetto riorganizzativo”, nonostante l’autorevole opera come mediatore d e calmiere di Giuseppe Scaduto, il Capo del mandamento mafioso di Bagheria.

Nelle indagini sono state utilizzate anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, per completare il quadro indiziario su alcuni soggetti citati nel corso degli incontri mafiosi. L’operazione Perseo, che ha interessato anche alcune provincie della Toscana, ha visto impiegati 1.200 carabinieri. Un’operazione “dall’eccezionale rilievo”, spiegano i carabinieri, perché “ha colto in presa diretta il processo di riorganizzazione in atto all’interno di Cosa nostra, e “ha impedito, con la disarticolazione del vertice palermitano, la possibilità dell’effettiva ricostituzione di una nuova Cupola mafiosa nell’isola”. Questo significa, in prospettiva, “interdire la capacità dell’organizzazione Cosa nostra di assumere collegialmente le decisioni più gravi che hanno contraddistinto, in passato, il potere mafioso”.

NOSTRO COMMENTO: Ogni tanto una bella notizia non guasta! Auguriamoci che i processi possano arrivare a sentenza!



Categorie:Giustizia

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