Ricciardetto

Ricciardetto

Di  Fernando Cannizzaro on 9 febbraio 2009

Quaesivi et non inveni

Augusto Guerriero detto Ricciardetto. Quaesivi et non inveni. Mondadori, Milano 1973, pp. 283, edizione fuori commercio.

ricciardetOpera rara e ormai introvabile d’un famoso giurista e giornalista, oggi dimenticato, ma che è stato una «grande firma» del secondo dopoguerra in Italia. Nell’operosa vecchiaia, Guerriero si confrontò con gli esiti più avanzati dell’esegesi neotestamentaria (di studiosi perlopiù tedeschi) rappresentativi della moderna critica alla religione, rendendone conto ai lettori interessati nella famosa rubrica di Epoca, dal titolo «Italia domanda»: quasi un reperto storico per la generazione di questo fine secolo. Datato, certamente, ma sempre attuale e profondamente vissuto.

  • Tuttavia il pensiero della mia sorte, della sorte di tutti noi, era sempre nel fondo del cuore. Che sarà di me? e ho il diritto di essere ateo, senza avere dedicato una parte della mia vita allo studio del problema supremo? […] «Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato» è uno dei pensieri più poetici di Pascal, e, solo a ricordarlo, mi vengono le lagrime agli occhi. Ma non è vero. Si cerca perché non si è trovato: quaesivi et non inveni (Introduzione, pag. 9).
  • La favola nefasta del deicidio. Nel merito, bisogna proclamare alto e forte che è «assurdo», che è «stupido», che è un insulto all’umana intelligenza chiamare deicida il popolo ebraico (17).
  • La scommessa di Pascal. Io ho una mia idea «di dietro la testa», come dice in qualche punto Pascal. E la mia idea è che egli cercasse disperatamente di convincere se stesso. Non confessa mai il dubbio: forse, non ne ebbe coscienza. Così applica il calcolo delle probabilità, la valutazione economica della convenienza nientemeno che alla fede. […] Ho detto e ripeto: a mio modo di vedere, sarebbe difficile concepire un pensiero più irreligioso sulla religione. Si crede o non si crede, e si può credere per varie ragioni, di cui la migliore è che non ci sia alcuna ragione: la razòn de la sinrazòn. Ma certo non per scommessa. Non per calcolo o per convenienza. Meglio, infinitamente meglio non credere affatto (23).
  • Gesù e gli ebrei. L’accusa iniqua è stata sepolta. Ma – mi duole dirlo – credo che l’antisemitismo continuerà. […] Sono radici profonde, che non si svellono in un giorno. La predicazione della Chiesa fu efficacissima quando insegnava ad odiare l’ebreo. Sarà meno efficace ora che cercherà di insegnare ad amarlo. Perché allora secondava i bassi istinti dell’uomo. Da ora innanzi li contrasterà (35).
  • Rivelazione e demitizzazione. […] Rudolf Bultmann ha fatto un tentativo geniale di salvare il salvabile delle Scritture. Questo metodi di interpretazione, che cerca di riscoprire il significato più profondo nascosto dietro la mitologia, il Bultmann lo chiama demitologizzazione. Lo scopo di esso non è di eliminare gli enunciati mitologici, ma di interpretarli (60).
  • I cardinali e il Catechismo olandese. «Non è cosa tanto certa che l’esistenza degli angeli faccia parte del deposito della fede». […] Un Catechismo può astenersi dall’imporre una credenza. Ma non può astenersi dall’insegnare. Non può nelle questioni dubbie o controverse lavarsi le mani e rimettersi alla coscienza dei fedeli (83).
  • Riforma, Controriforma e la Chiesa oggi. Ma il nemico della Chiesa non è questo [critiche al Magistero, minaccia di eresie]. Il nemico mortale è l’indifferenza della massa. […] Tutto ciò è importantissimo per gli studiosi della storia della Chiesa, per i polemisti cattolici o anticattolici, ma l’immensa maggioranza del popolo non ne sa niente o, se ne è informata, vi è indifferente. Al tempo di Lutero e di Calvino, l’Europa si faceva sterminare per stabilire se ci si salva con le opere e con la fede, o solo con la fede. Ma oggi nessuno darebbe una goccia di sangue per tutti i dogmi vecchi e nuovi (91).
  • Così tre papi l’uno dopo l’altro non hanno trovato il modo di salvare la Chiesa dalla crisi. La questione è che il solo rimedio efficace è fuori delle possibilità così del Papa, come di un Concilio. Sarebbe quello di buttar via l’enorme bagaglio teologico di cui la Chiesa si è caricata attraverso i secoli, e tornare al messaggio semplice e sublime di Gesù «Ama il prossimo tuo come te stesso». Il resto è commento, diceva Hillel (96).
  • Ci può essere un Cristianesimo senza Dio (Teologi senza Dio, Bonhoeffer, Bultmann)? Anch’io credo che molti di questi «teologi senza Dio» siano puramente e semplicemente atei. Si chiamino pure «cristiani», nel senso che partecipano alla civiltà cristiana, vivono di essa, e moriranno in essa. Ma sono atei. Anche quelli che si professano credenti (105).
  • Teologia e filosofia religiosa. Ebbene, io mi interesso di filosofia religiosa, e non di teologia. E non mi occupo di teologia nel senso da lei indicato di doctrina fidei perché mi è impossibile credere rinunziando alla ragione. Lei dice: ma allora si cade nel razionalismo. Si cade? O ci si eleva al razionalismo? (117)
  • La ragione alla ricerca di Dio. Che posso dire a queste anime buone? Posso dire, devo dire: io vi ringrazio dal profondo del cuore, ma preferisco perdere l’anima, anziché rinunziare alla ragione (139).
  • Conclusione: Per il pio cristiano, la ricerca del Gesù storico è semplicemente fatale.
  • La restaurazione del Gesù storico non può portare che all’annientamentro della religione che è legata al suo nome. Questo era senza dubbio il pensiero di Albert Schweitzer, quando abbandonò la teologia, e disse che non possiamo restaurare il Gesù storico, e che, se potessimo, ci creeremmo un incubo (145).
  • Dal Gesù della storia al Cristo della fede. Da ciò appare che la cristologia si fonda sull’escatologia, o è un aspetto dell’escatologia. […] La predicazione di Gesù concerne l’avvento del regno di Dio. Quella della Chiesa vi sostituisce l’annunzio di Gesù Cristo morto sulla croce per il peccato del mondo e resuscitato per la nostra salvezza. L’Annunziatore diventa l’Annunziato (173).
  • La Resurrezione. Il punto del nuovo Catechismo che, dal punto di vista cattolico, dà maggiore motivo di scandalo, è quello in cui esso nega la Resurrezione. Propriamente, non nega la Resurrezione: nega l storicità di essa. Ma è la stessa cosa. […] Nel passo di Paolo questo procedimento è dichiarato: «Se il Cristo non è risuscitato, la nostra fede è vana». Ossia: si dimostra o si tenta di dimostrare il fatto storico mediante la fede (183).
  • Il Figlio dell’uomo. Dice Guignebert: «In realtà, l’idea di un Messia sofferente non viene da Gesù: è un riflesso del suo destino e un prodotto del Cristianesimo». Ossia l’idea è stata tirata fuori dopo i fatti, quando bisognava trovare una spiegazione dello «scandalo» della croce. Le profezie, che sono messe in bocca a Gesù, sono redazionali – cioè degli evangelisti: sono vaticinia post eventum (198).
  • Il regno di Dio. La sua rappresentazione è mitologica, come mitologico è il dramma finale. Per l’uomo moderno, la concezione mitologica del mondo, le rappresentazioni dell’escatologia, della redenzione, sono sorpassate e perente.
  • Il messaggio cristiano e l’uomo moderno. Per il cattolico, come per Paolo, lo scandalo della croce è proprio il sacrificio dell’intelletto, che non può comprendere le cose divine e rinuncia ad ogni sapienza. […] Bultmann non è un cattolico, ma è un credente. Non siamo più al punto che si debba considerare credente solo chi sia cattolico (211).
  • Il diavolo. I teologi olandesi risposero: […] L’investigazione moderna sottopone ad analisi critica questi presupposti, e dall’analisi risulta che non è cosa tanto certa che l’esistenza degli angeli appartenga al «deposito della fede». […] Demitizzare gli angeli e i demoni avrebbe senso, ma nella concezione antica del mondo gli angeli e i demoni non erano esseri mitologici. Siamo noi moderni che possiamo interpretarli come miti, e, quindi, demitizzarli. […] Di Satana, si può dire la stessa cosa in senso inverso: l’uomo primitivo, incapace di concepire l’idea astratta della trascendenza del male, personificò il male in Satana e nei suoi ministri o compagni: i démoni.
  • L’origine della religione secondo Freud. Formulo questo concetto in termini elementari: in tutte le religioni è la divinità che crea l’uomo; per Freud, è l’uomo che, per la sua debolezza di fronte alla forze della natura e della vita sociale e per il bisogno di protezione, crea la divinità. In certo senso, un’eco del verso di Euripide: «Zeus, enigma insolubile: forza eterna della natura o creazione dell’uomo» (238).
  • Crisi del linguaggio o crisi della fede?. La crisi, dunque, nasce dalla inconciliabilità della visione biblica del mondo con la visione moderna, di due modi di pensare antagonistici: l’uno mitologico, l’altro scientifico. […] Ciò posto, credo che la dottrina di Bultmann – mito e demitizzazione – sia l’unico modo di fare accettare dall’uomo moderno non la concezione biblica del mondo, che è perenta, ma il messaggio cristiano (249).
  • La rivelazione come storia. Vi sono nelle Sacre Scritture cose che non si possono attribuire a Dio […] Queste e altre innumerevoli stravaganze sono raccontate nel Libri del Vecchio Testamento, e il credente che attribuisse i relativi racconti all’ispirazione divina, offenderebbe Dio. […] Quanto alla cosiddetta autorivelazione di Dio, la difficoltà è questa: perché Dio si rivelerebbe nella storia? che forse la storia è opera di Dio? ahimé! La storia è opera degli uomini, e Dio non vi interviene proprio per niente (259).
  • Etsi Deus non daretur. I cultori della teologia «radicale» si sono preoccupati di rendere il messaggio cristiano in forma e linguaggio che lo rendano accettabile all’ateo. […] Ma l’ateo, se veramente è ateo, non lo accetterà mai: se praticherà la carità e vivrà-per-gli-altri, lo farà per sua naturale vocazione, non perché accetti il messaggio. E quanto alla «salvezza», l’ateo non teme di perdersi, né spera di salvarsi. Perciò credo che sia una grande impresa a vuoto, questa dei teologi della «morte di Dio», di apportare all’ateo un messaggio che egli rifiuta, e una salvezza di cui egli è convinto di non avere bisogno (264).
  • La regola d’oro. In effetti, conclude padre Mondin, la areligiosità è diventata un tratto predominante della cultura e della vita moderna: Dio è stato estromesso anzitutto dalla politica, poi dalla scienza, poi dalla filosofia, dalla morale, dalla pedagogia, e un po’ alla volta da tutte le altre attività umane. […] Se, invece, il «messaggio cristiano» viene inteso nel senso limitato che ho chiarito – l’amore del prossimo – non c’è bisogno del minimo sforzo da parte dei teologi per renderlo intelligibile: tutto il mondo cristiano lo capisce e lo sente, e a volte sente pure il vago rimorso di non seguirlo (277).

L’AUTORE

Augusto Guerriero (1893 Avellino – 1982 Roma), giurista insigne, editorialista del Corriere della Sera e collaboratore di vari settimanali e di Epoca, dove scriveva con lo pseudonimo di «Ricciardetto». Autore, oltre a molte opere giuridiche, di Inquietum est cor nostrum, Mondadori 1978, altri saggi di critica religiosa. Luciano Franceschetti Giugno 2000

Riportiamo anche da Archiviostorico.Corriere.it questo scritto di Montanelli

Cosi’ Augusto Guerriero divenne Ricciardetto Caro Montanelli, Nella “stanza” di qualche tempo fa, ricordando Panfilo Gentile, ha citato Augusto Guerriero. Per me ed alcuni miei coetanei Augusto Guerriero (Ricciardetto) e’ stato oltre che uno dei migliori esempi di stile giornalistico anche un “ma – itre a’ penser” per la sua indipendenza intellettuale e l’originalita’ dei suoi giudizi. A meta’ degli anni Sessanta, verso la fine dell’universita’, insieme con un amico gli telefonammo da Genova chiedendo di poter rendergli visita. Benche’ gia’ malandato in salute ci accolse molto cordialmente. Poiche’ era piuttosto sordo, l’incontro fu in gran parte un monologo durante il quale ci parlo’ di tutto: della politica italiana e dei suoi esponenti, della situazione internazionale, di storia, di musica, di filosofia, di ristoranti, di vini e anche dei suoi amici giornalisti uno dei quali, all’epoca molto giovane, si ostinava a portargli in regalo libri di filosofia ai quali, alla sua eta’, avrebbe volentieri preferito qualche buon vino. Riuscii comunque a raccontargli che avevo utilizzato uno dei suoi articoli per svolgere il tema di maturita’ che era stato molto apprezzato dalla commissione esaminatrice. Visibilmente contento mi rispose con una battuta sulla non totale inutilita’ dello scrivere sui giornali. Lei lo ha frequentato, potrebbe rievocarne la figura? Sono sicuro che fara’ piacere a molti lettori. Giorgio Mamberto, Bruxelles (Belgio) Caro Mamberto, Ilettori – lo so – non sono tenuti a leggere tutto quello che io scrivo, ne’ tanto meno a ricordarlo. Pero’ di Guerriero in questa “stanza” ho gia’ parlato varie volte, e non vorrei ripetermi. Per fortuna non se ne corre gran pericolo perche’ il personaggio, data la ricchezza del suo talento e la singolarita’ delle sue caratteristiche umane, potrebbe fornire materia non ad una, ma a dieci biografie. Non era, per cominciare, un giornalista, anche se poi nel giornalismo emerse fino a toccarne una delle due o tre piu’ alte vette. A lanciarvelo fu il solito Longanesi che aveva notato delle noterelle caricaturali di costume firmate con uno pseudonimo sul settimanale umoristico Marc’Aurelio. Volle conoscerlo, ma l’impresa non fu facile, perche’ il nome vero era top secret, e ne capimmo il perche’ quando alla fine lo scovammo. Si trattava di un Consigliere della Corte dei Conti, cioe’ di un Magistrato, che lo era nel senso piu’ rigoroso della parola, anche esteriormente: alto, solenne, profilo borbonico col lungo naso e la bazza sfuggente (che gli valse subito tra noi il soprannome di “via col mento”), rimase dapprima sconcertato dall’accoglienza che gli riservo’ Longanesi, il quale gli disse: “Ma lei perche’ scrive quelle noterelle di costume? Lei puo’ affrontare temi piu’ importanti: per esempio, che so, la politica estera”. “La politica estera?!? – rispose lui -. Non ne so niente”. “E che significa? – disse Longanesi -, l’impara. Legga la stampa inglese e americana, soprattutto Lippman”. Fu cosi’ che Guerriero divento’ Ricciardetto, il Lippman italiano. Non solo. Ma fu anche il piu’ brillante animatore delle nostre tertulias di redazione e di caffe’. Pur fingendosi ogni tanto scandalizzato dalla nostra spregiudicatezza e corrivita’ di linguaggio (lui, di Avellino, parlava quel napoletano “illustre” che, quando e’ illustre, lo e’ davvero). In realta’ la nostra compagnia lo divertiva, lo divertiva il nostro disordine, e tanto era avido delle nostre avventure, anche private (le storie di corna, di amanti, di debiti eccetera lo mandavano in visibilio), quanto riservato era sulla vita sua. Scapolo, anche di lui si diceva che avesse un’amante, ma nessuno la vide, e soltanto dopo che si ammalo’, io e Gervaso, i due suoi piu’ intimi, avemmo accesso a casa sua. Aveva ogni tanto le sue rigidezze di magistrato: una volta mi tolse il saluto perche’ gli avevo confessato che in un ritrattino di Sforza avevo riferito un episodio da me soltanto supposto. Mi perdono’ solo quando l’ambasciatore d’Austria, Schwarzenberg, gli disse ch’era vero. Invecchiando, fu tormentato dal problema della fede, che cercava per una via secondo me sbagliata: la ragione. Glielo dissi. Mi rispose: “E’ l’unica strada che conosco”. Mori’ disperato lasciandomi un rimorso: di non essergli stato piu’ vicino in quei suoi ultimi solitari anni.* UN DUBBIO ATROCE Se la Lombardia non e’ europea Una lettrice ha fatto l’elenco delle presunte inefficienze della citta’ di Milano concludendo che questa e la Lombardia non sono parte dell’Europa (Corriere, 16 marzo). Poiche’ tutti gli indici socioeconomici evidenziano la Lombardia come la regione di gran lunga piu’ avanzata e ricca d’Italia , mi chiedo come posizionare tutto il resto del nostro Paese. Maurizio Sole, Lierna (LC) TEMPI DELLE POSTE ITALIANE Un mese da Milano a Roma Vorrei chiedere al ministero delle Poste come mai una lettera spedita da Milano il 12 febbraio non e’ ancora giunta a Roma dopo un mese. E’ questo il servizio che lo Stato italiano fornisce ai propri cittadini dopo aver incassato i soldi del francobollo? Flavio Deho’, Milano PER LAVORI SOCIALMENTE UTILI L’assegno minimo vitale Sembra che il governo abbia l’intenzione di abolire il sussidio ai disoccupati sostituendolo con un assegno minimo vitale. Tuttavia questo aiuto in denaro non solo non e’ sufficiente, ma puo’ anche essere dannoso. Quello che dobbiamo combattere e’ l’ozio: si deve dare alle persone un senso della loro vita, devono essere occupate in qualcosa di utile per la collettivita’. Assegno dunque si’, ma accompagnato dall’obbligo di eseguire uno dei tanti lavori per cui servono dei volontari. I lavori da assegnare non mancano: assistenza ad anziani e ad ammalati, accompagnamento di invalidi, sorveglianza nei musei, nelle mostre e nelle chiese ora chiuse per mancanza di personale, manutenzione e riparazione di monumenti, scavi archeologici, aiuti nei centri di ricerca, eccetera. Il numero di ore di lavoro dovrebbe essere proporzionato all’ammontare dell’assegno perche’, ovviamente, i disoccupati non devono essere sfruttati! Non so, tuttavia, dove il governo possa pensare di trovare la copertura necessaria per questa spesa. Fausto Masi, Roma CURIOSITA’ SU UGO OJETTI Quella nomina negata Ugo Ojetti, nominato senatore nel 1924 per avere illustrato la Patria con servizi e meriti eminenti, non ottenne la convalida della nomina da parte del Senato. Giulio Andreotti nel suo ultimo libro “De (prima) Re – Publica” esprime questa opinione: “Sembra che i senatori, fino a quel momento docili e plaudenti verso Mussolini, volessero prendere qualche distanza, dato il nuovo corso della stretta fascista e l’ombra del delitto Matteotti. Non arrivarono ad opposizioni su leggi o su atti politici, ma scelsero il terreno meno pericoloso del giudizio sui nuovi senatori”. Penso’ lo stesso Ojetti, con una lettera al presidente Tittoni, a rinunciare ad ulteriori verifiche e se ne torno’ dignitosamente a casa. Lei, che mantenne sempre contatti con Ojetti e che vanta molti ricordi personali del personaggio, puo’ suffragare la tesi di Andreotti, riguardante la non convalida nel 1924, con l’apporto di altri elementi probanti? Matteo Stoppelli, Salerno * No, Ojetti non mi parlo’ mai di questo suo caso. D’altronde, la nomina ad Accademico lo poneva, nella gerarchia di quel regime, su un gradino piu’ alto della qualifica di Senatore. AUTENTICITA’ DELLA SINDONE Un problema di fede Ho letto le sue recenti parole di stima per Arrigo Petacco e non mi permetto di dissentire. Ricordo pero’ che in televisione, chiamato in causa per il problema della Sindone, lo storico dette uno sbrigativo giudizio di condanna sull’autenticita’ del sacro lino che secondo la tradizione avvolse il corpo senza vita di Gesu’. Ancorche’ “amatorialmente”, mi occupo dell’argomento da oltre un decennio (ma fu mio padre a rendermelo affascinante, io adolescente, con la suggestiva questione del negativo – positivo fotografico) e posso affermare che studi diversissimi (dall’anatomopatologia alla palinologia, dalla iconografia alla numismatica) stanno dimostrando che, in attesa di una risposta definitiva che forse non verra’ mai, l’ipotesi di veridicita’ del reperto crea meno problemi del suo contrario. Mi chiedo se sia con tale “rigorosita” che il popolare studioso sia solito farsi interprete e narratore degli umani eventi. Leone Pantaleoni, Pesaro * Credo che quello dell’autenticita’ della Sindone, piu’ che un problema di scienza, sia un problema di fede. E la fede c’e’ chi l’ha, e chi non l’ha. AVVISO AGLI ANIMALI Evitare il lago di Garda Avviso a tutti i pacifici animali del creato: evitare tassativamente di approssimarsi alle verdi e fresche sponde del lago di Garda nelle vicinanze del paese di Brenzone per non cadere vittime, come e’ accaduto a un mansueto ed innocente cucciolo di daino, di spietate creature di una specie autoctona denominata “guardie venatorie” Giovanni Gernone Palo del Colle (BA) TASSA SUL MEDICO Giustizia sia fatta Segnalava Visco sul Corriere del 24 novembre: “Rimborseremo la tassa sul medico”. Il ministro, infatti, precisava che la tassa sul medico di famiglia istituita un paio di anni fa era stata abrogata. Spiegava inoltre che “l’imposta era stata un fallimento” perche’ “essendo uguale per tutti era considerata ingiusta”. Su questo argomento, a mio parere, si dovrebbe tornare a insistere finche’, appunto, “giustizia sia fatta”. Riccardo Fuse’, Vanzago (MI) CONSIGLIO A PRODI Pensare alla disoccupazione Invece di gloriarsi per il calo dell’inflazione sarebbe opportuno che Prodi si preoccupasse seriamente per la crescente disoccupazione, per le dismissioni di attivita’ commerciali e artigianali e per le condizioni da Terzo mondo in cui versano alcuni servizi pubblici essenziali . Per di piu’ sembra che ora agli italiani non sia piu’ concesso nemmeno di protestare. C. Bencivinni Petralia Sottana (PA) VENEZIA: TITOLI GIAPPONESI Ma dove andranno a finire? Non sono poi tanto rari i casi in cui dai giornali veniamo a conoscenza del ritrovamento di quantita’ consistenti di titoli o di denaro la cui provenienza o destinazione sono sconosciute. Da ultimo il caso di Venezia in cui ben 14 mila miliardi di titoli giapponesi erano “nascosti” nella valigetta di un viaggiatore. Ricordo che nel 1995 ho letto di un caso di coupon stripping per 89 miliardi di lire scoperto dal Secit. Nello scritto si affermava che a quella cifra di cedole semestrali doveva corrispondere un ammontare di titoli pari a 10 mila miliardi di lire anche se, a quanto mi risulta, non se n’e’ saputo piu’ nulla. Stefano Luca Rossi, Genova TOURING CLUB Parla il direttore Vorremmo tranquillizzare il professor Paolo Schmidt di Friedberg, che nella sua lettera al Corriere del 10 marzo si dice preoccupato per il presunto assopimento della funzione innovatrice del Sodalizio. Il Touring e’ un’associazione privata senza scopo di lucro e senza sovvenzioni pubbliche, che da sempre trova il suo equilibrio economico e finanziario nelle attivita’ “commerciali” (ma e’ poi cosi’ brutta questa parola?) e nelle quote dei soci. I quali aderiscono per cio’ che il Touring fa per loro, in attivita’, iniziative, servizi, prese di posizione e anche prodotti che condividono e apprezzano. E’ opinione largamente diffusa tra i soci che la spinta e le azioni del Touring “a favore del sistema turistico”, e in particolare alla valorizzazione dei nostri beni culturali, si siano fortemente rafforzate in questi ultimi anni. Basti pensare, solo nei mesi piu’ recenti, ai tre Libri Bianchi dedicati ai musei, ai beni culturali ecclesiastici e all’evento – Giubileo. O al programma di monitoraggio della fruibilita’ dei musei. O ancora al rapporto sull’organizzazione turistica pubblica a livello locale o al progetto “Citta’ 2000″, pubblicato nel “Sesto Rapporto sul Turismo in Italia”. Il riferimento, infine, cosi’ riduttivo, alla nostra attivita’ editoriale attraverso la citazione della collaborazione con Gallimard e’ ingiusto e fuorviante. Da almeno cinquant’anni le co – edizioni internazionali consentono di ottimizzare i costi di sviluppo suddividendoli su piu’ lingue e mercati, e di dar vita cosi’ a prodotti proponibili a prezzi contenuti. Siamo certi che il professor Schmidt sapra’ presto riconoscere che la solidita’ e l’indipendenza economica del Touring e la buona gestione ci hanno consentito e ci consentono iniziative, studi e ricerche che, da parecchi anni, il Touring non poteva e non sapeva intraprendere. Armando Peres Direttore Generale Touring Club Italiano UN’INSEGNANTE Invito accolto Sono una dei tanti docenti che hanno fatto domanda di pensione e ai quali e’ stato chiesto di ripensarci. Io l’ho fatto e sono disposta a restare a condizione che mi venga data garanzia che l’anno prossimo potro’ lasciare il servizio alle stesse condizioni e che, comunque, quando si stabiliranno le nuove regole, verra’ lasciata, per chi ha maturato il diritto, la possibilita’ di andarsene alle vecchie condizioni. Silvia Ronchi Milano ERRATA CORRIGE Augurio in anticipo La casa editrice Frassinelli mi aveva fatto recapitare un invito in cui si diceva: “Il 24 marzo festeggeremo la scrittrice Fernanda Pivano che quest’anno compie ottant’anni”. La data del 24 marzo mi ha fatto credere che fosse il giorno del compleanno che invece e’ il 18 luglio. Un augurio in anticipo. Gaetano Afeltra Montanelli Indro Pagina 41(19 marzo 1997) – Corriere della Sera

IL NOSTRO COMMENTO: Abbiamo voluto ricordare l’insigne giornalista e l’illustre giurista Augusto Guerriero –  alias “Ricciardetto” – nome di battaglia usato su  ”EPOCA” dove scriveva di politica estera con una perspicacia quasi profetica. Ha lasciato pochi libri quasi tutti ormai difficilmente reperibili. Molto belli, però! Tra questi “quaesivi et non inveni” Valeva la pena leggerlo. Ricciadetto morì ateo perchè voleva spiegare l’esistenza di Dio con la sola “ragione”  e questo non era possibile.-

 



Categorie:Cronaca e Attualità, Esclusivi

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