Nucleare, Mah!

La menzogna del nucleare 17 Marzo 2009

DAL BLOG DI ANTONIO DI PIETRO, SI RIPORTA:

Le aperture del Governo al nucleare hanno sollevato un dibattito serio ed articolato, all’interno del quale trovano spazio riserve, critiche, suggerimenti che non devono rimanere inascoltati.
Serve una risposta ferma contro i soliti “buoni propositi” ammantati di progresso e ineludibile necessità, indirizzati a meri fenomeni speculativi per l’affarismo più bieco ed insensibile. Il diritto alla salute è un diritto primario ed inalienabile che non può lasciare il passo ad un business mortale. La percentuale di malattie tumorali è in forte crescita e la presenza sul territorio di centrali radioattive, con annessi problemi di stoccaggio, sarà fonte di ulteriori emergenze e di futuri affari relativi allo smaltimento delle scorie letali.
L’Italia dei Valori stringerà, sul territorio, alleanze con i partiti che avranno una concomitanza di valori e di principi come il rispetto all’ambiente con le energie rinnovabili, il no al nucleare, il rispetto della legalità, dei diritti del cittadino, della libera informazione, sempre e comunque dalla parte dei cittadini.

Pubblico il video ed il testo dell’intervista, realizzata dal nostro inviato, a Paolo Canducci, giovane assessore alle Politiche Ambientali del comune di S.Benedetto del Tronto.

Testo dell’intervento

“Mi trovo a San Benedetto del Tronto, di fronte al Comune, e sono venuto a parlare con l’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, perché ho rispolverato un documento prodotto dal CNR, dal ricercatore Francesco Meneguzzo, esperto di energia, e da un team di esperti e specialisti tra i quali figurerebbero i responsabili delle politiche nazionali sull’energia e l’ambiente. Questo studio assegna a San Benedetto del Tronto, all’area della Sentina – una bellissima riserva naturale – una nomination che non so se farà piacere ai suoi abitanti: la candidatura ad ospitare una centrale nucleare di media generazione, circa 800 MW.”

Claudio Messora: “Come nasce questo studio del CNR datato 20 marzo 2008 che identifica nel comune di San Benedetto del Tronto una possibile location per la costruzione di una centrale nucleare di media potenza?”

Paolo Canducci: “Nasce da un’iniziativa di alcuni collaboratori del Ministero dell’Ambiente che chiedono al CNR uno studio di fattibilità per la costruzione di una centrale nucleare, e individuano San Benedetto del Tronto. Molto probabilmente si riferivano alla zona della Sentina perché altrimenti mi sorge il dubbio di capire dove c’è lo spazio, perché San Benedetto purtroppo è fortemente edificata, quindi spazi per strutture del genere, tranne in quell’area, non ci sono. E’ chiaro che il CNR ha fatto uno studio di fattibilità esclusivamente legato all’approvvigionamento di acqua, alla vicinanza di infrastrutture. Forse, ritengo che non abbia approfondito l’elemento qualificante di quell’area, che è una riserva regionale, che ha dei vincoli importanti, anche per cose molto più piccole di una centrale nucleare. E’ quindi chiaro che in un contesto normativo di riferimento regionale e locale di questo tipo, le complicazioni per un intervento del genere sono notevoli. Questo solo per rimanere sotto l’aspetto formale, per non dire che non c’è quel consenso sociale sul nostro territorio che possa accettare o condividere l’installazione di una centrale di questo tipo.
Nel novembre scorso una mozione che chiedeva al Consiglio Comunale di votare contro l’installazione di una centrale nucleare, contro la realizzazione di un deposito di scorie, contro il passaggio delle scorie nel nostro territorio è stata votata all’unanimità. Significa che è stata votata anche dall’opposizione, ovvero dagli stessi partiti che invece a Roma sostengono la necessità di tornare al nucleare. Questo che cosa significa in termini spiccioli? Che a Roma si fa semplicemente propaganda, perché quando si va a focalizzare bene dove realizzare queste grandi opere energetiche, poi o ci si scontra con quelle che sono le esigenze territoriali. Da ultimo, il nuovo Presidente della Regione Sardegna, che tutto si può dire tranne che non sia fortemente legato al Presidente del Consiglio, se non altro almeno per i rapporti che il Presidente ha col papà commercialista, anche lui il giorno dopo le elezioni ha detto ‘Caro amico Silvio, da noi la centrale non la puoi fare’. Pur se ci fosse l’accordo sulla linea teorica, le difficoltà di realizzazione di una centrale nucleare sarebbero enormi. Tant’è che mi viene il sospetto che l’accordo sottoscritto qualche giorno fa, oltre che una cosa che può succedere solo in Italia: quando è ancora in vigore il risultato di un referendum, il Presidente del Consiglio fa un accordo contro il risultato del referendum senza avere fatto prima una legge che supera il referendum. Si fa cioè un accordo ufficiale contro legge! Estremizzando e con le debite proporzioni sarebbe come se Berlusconi e Sarkozy avessero fatto un accordo per rendere lecito l’omicidio senza prima cambiare la legge che punisce l’omicidio. E’ chiaro che è un’iniziativa che ha un effetto propagandistico più che pratico.
Ci presentiamo con una proposta vecchia, superata, che è quella di un nucleare di terza generazione, che quando verrà inaugurata, quando verrà tagliato il nastro all’inaugurazione, molto probabilmente nemmeno dallo stesso Presidente del Consiglio considerata l’età, le tecnologie saranno andate avanti e noi staremo ancora a inaugurare una cosa già oggi vecchia ancora prima che parta il progetto. Oggi il ricorso al nucleare inteso come quella tecnologia che produce scorie di cui oggi nessuno ancora sa cosa farne se non nasconderle da qualche parte, con costi enormi per la collettività, poi ci sarebbero le spese da sostenere per lo smaltimento delle scorie, e le spese da sostenere dopo trent’anni per la messa in sicurezza della centrale in smaltimento. Spese che guarda caso in Finlandia, dove stanno costruendo la centrale in questi anni, la società che la costruisce non si è voluta accollare. Il rischio dei costi di smaltimento e della messa in sicurezza della centrale nucleare se li è accollati lo stato. L’impresa non se li è voluti accollare, a dimostrazione della diseconomicità di questa tecnologia.
Uno dice, ma allora cosa si deve fare? L’Italia ha bisogno di energia. La risposta è intervenire sull’efficienza e sul risparmio energetico degli edifici residenziali e produttivi. Intervenire sul ciclo produttivo delle aziende, fare in modo che la produzione sia meno impattante, in termini sia di materie prime da consumare che anche di imballaggi e di prodotti. Dopo aver fatto tutto questo, dopo ossia avere messo in efficienza energetica gli edifici industriali, residenziali, quelli pubblici, le scuole… a quel punto produrre l’energia che necessita, perché ce ne sarà ovviamente una quota necessaria, attraverso le fonti alternative, che ormai hanno raggiunto uno sviluppo elevato, sia in termini di tecnologia che anche di diffusione e di solidità tecnologica ed economica. Quindi pannelli fotovoltaici, impianti eolici, geotermia, piccole centrali di cogenerazione e trigenerazione, in quella che è la logica dell’energia diffusa. Non grandi centrali, che creano problemi nel territorio dove vengono realizzate, ma piccoli insediamenti che permettono di avere energia dove serve, quando serve e quanta ne serve, evitando gli sprechi e le speculazioni, perché grandi centrali possono essere realizzate solo da grandi gruppi che poi alla fine decidono il prezzo. Piccole centrali possono essere realizzate anche da piccole imprese o anche da consorzi all’interno di un nucleo produttivo, di una zona industriale, e quindi sono loro a stabilirsi il prezzo. Io con simpatia la chiamo l’anarchia dell’energia, in senso positivo, ossia ognuno si fa l’energia di cui ha bisogno, e quindi non è schiavo di chi te la vende, quando vuole e al prezzo che vuole. L’abbiamo visto con i problemi con la Russia per quanto riguarda l’approvvigionamento del gas. Se sei troppo dipendente da un grande fornitore, il fornitore fa il prezzo, il fornitore decide i tempi, il fornitore decide le quantità.”

Claudio Messora:Noi vorremmo sostituire la dipendenza dal petrolio con la dipendenza dall’uranio, che già adesso viene ricavato nella quantità di 40.000 tonnellate all’anno, mentre il consumo delle 438 centrali nucleari attualmente a regime è di 65.000 tonnellate all’anno, quindi c’è un gap da colmare, che andrà acuendosi nel tempo con l’eventuale costruzione di nuove centrali. Il prezzo dell’uranio potrebbe lievitare alle stelle se non esaurirsi direttamente la materia prima.”

Paolo Canducci: “E’ verissimo quello che dici, tant’è vero che l’equazione “centrali nucleari = prezzo dell’energia più bassa” è una menzogna, ma non perché sono sicuro che il prezzo dell’energia sarà più alto, ma perché io non sono sicuro che sarà più basso. E’ una menzogna in questo senso, perché nessuno oggi ci sa dire quanto costerà smaltire le scorie, o quanto costerà rimettere in sicurezza la centrale una volta esaurita, e quelli sono costi che in un business plan, nella realizzazione di un progetto, vanno considerati per stabilire quello che dev’essere il costo al chilowatt. In più, nessuno ci dirà tra quindici o vent’anni quanto costerà l’uranio. Nessuno ce lo può dire oggi come nessuno ci poteva dire che a luglio il petrolio stava a 150 dollari e oggi sta a 50 dollari. Quindi dice una grande bugia, e chi la dice sa di dirla, e questo è ancora più grave, chi dice che con le fantomatiche quattro centrali nucleari di Berlusconi e Sarkozy il costo al chilowatt sarà più basso. E’ una grande menzogna, perché loro non ne possono essere sicuri. La soluzione c’è, ed è quella di non farle le centrali nucleari, a meno che non si scopra che si possa fare energia senza l’uranio e senza produrre scorie. Questa fantomatica quarta generazione di cui tanto si parla ma di cui nessuna ha ancora spiegato bene di cosa si tratta, dovrebbe avere a che fare con un modello di centrale che consuma meno uranio e non produce scorie. Questo però è solo sulla carta. In realtà le centrali che fanno oggi sono quelle vecchie, che consumano uranio come hanno sempre fatto e che producono scorie che non sono in grado di essere smaltite.”

Il nucleare è morto (20 Marzo 2009)

Fonte: Blog di Antonio Di Pietro

Pubblico il video ed il testo dell’intervista, realizzata dal nostro inviato, a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. Ascoltata la testimonianza di Onufrio il cittadino non ha alcun dubbio: non c’è futuro nel nucleare. Il governo Berlusconi IV ci allontana dal vero sviluppo energetico di cui abbiamo bisogno e ci spinge su binari lontani dalle energie rinnovabili, unica vera opportunità nei prossimi decenni. Alle elezioni europee di giugno torniamo in Europa, con le energie rinnovabili.

Testo parziale dell’intervista

Berlusconi firma questo accordo con Sarkozy. Cos’ha fatto Sarkozy prima? Per capire come stanno le cose è meglio fare qualche passo indietro. I francesi sono in realtà disperati perché non hanno ordinativi. Hanno un cantiere in Finlandia e un altro in Francia partecipato dall’Enel al 12,5%. Sarkozy è andato in Marocco e in Algeria a proporre questa tecnologia che è già complicata in un paese come l’Italia, figuriamoci in un Paese che ha meno esperienza del nostro. Sarkozy, prima dell’accordo con Berlusconi, aveva annunciato un terzo reattore a Pelmì. Ora, il pubblico italiano deve fare sempre attenzione ai particolari, perché a noi sembra “normale” che qualche rappresentante dello Stato dica che facciamo una centrale nucleare. Guardate che nel frattempo il mercato è liberalizzato, e ad annunciare un nuovo reattore non può essere il Presidente della Repubblica, deve essere un’azienda elettrica. Peraltro, questo annuncio è stato dato in maniera strana in Francia, perché normalmente c’è una tradizione di consultazione delle popolazioni, c’è una fase preparatoria in cui ogni impianto viene discusso. Da questo punto di vista la Francia ha una tradizione abbastanza democratica e trasparente, quindi hanno gestito il nucleare in modo abbastanza “civile”, e con la popolazione hanno un rapporto di consultazione vero. Questo annuncio è stato fatto al di fuori di qualunque programmazione, dopo di che arriva la firma con Berlusconi.
Gli unici che possono, forse, comprare qualche reattore sono gli inglesi che devono chiudere otto centrali, che sono già arrivate. Ma in Inghilterra, in questo momento, l’Edef, l’Enel francese, interviene sul piano energetico inglese attaccando gli obiettivi delle rinnovabili e dell’eolico perché con tutte queste energie non c’è spazio per il nucleare. La verità è che dobbiamo avere chiaro tutti che il nucleare è un settore in forte crisi, che non è stato cancellato dagli ecologisti, ma è stato cancellato dal mercato e dal fatto che dopo 60 anni i costi sono cresciuti invece che diminuire, e soprattutto tutti i problemi, dalla gestione delle scorie ad avere oggetti intrinsecamente sicuri, non sono stati risolti. Nemmeno la proliferazione atomica, tant’è vero che appena l’Iran fa un impianto tutti si preoccupano, questa tecnologia porta facilmente alla produzione di bombe, quindi l’uso militare è molto imparentato con quello civile.
La Francia per 40 anni è stata fuori dalla Nato, su quel nucleare ha basato la sua forza militare e tutto il ciclo del combustibile nucleare e la sua gestione è tutta in mano ai militari. La Francia è l’unico Paese che continua a produrre plutonio, che come sapete ha degli usi civili molto limitati e fondamentalmente è un materiale per le bombe. Gli Stati Uniti hanno cessato la produzione del plutonio nel 1977 con Carter e non l’hanno più ripresa.
Siamo di fronte ad una tecnologia che è in crisi, richiede molti soldi laddove il mercato è stato liberalizzato, e soprattutto questo dibattito rischia di farci perdere il treno delle rinnovabili e dell’efficienza. Questi quattro reattori proposti dal governo, se mai verranno fatti, produrranno circa 42-45 miliardi di kW/h, gli obiettivi europei per le rinnovabili, solo nel settore elettrico, sono di 50 miliardi in più al 2020, e se guardiamo anche all’efficienza, cioè sostituire le apparecchiature con cui utilizziamo l’energia con apparecchiature più efficienti, il potenziale tecnico e gli obiettivi sarebbero nell’ordine dei 100 miliardi. Fonti rinnovabili ed efficienza hanno un potenziale triplo rispetto al nucleare e dal punto di vista occupazionale almeno 10 volte di più.

ENERGIA SOLARE Il grande abbaglio di Franco Battaglia

Fonte: http://www.ilgiornale.it

Dalla notte dei tempi e fino ad un paio di secoli fa i bisogni energetici dell’umanità sono stati alimentati dalla legna e dall’energia muscolare di schiavi e animali: energia solare al 100 per cento, quindi. Oggi, a dispetto del fatto che per il suo sfruttamento si sono aggiunte moderne tecnologie (idroelettrica, eolica, termoelettrica, termica, fotovoltaica, biocarburanti), l’energia dal sole contribuisce ai bisogni energetici dell’umanità per meno del 9 per cento, con 7 di questi 9 punti dovuti all’idroelettrico, 1 punto abbondante alla legna da ardere, e 1 punto scarso a eolico, termoelettrico, termico, fotovoltaico e biocarburanti. L’energia dal sole, insomma, è l’energia del passato.
Un passato che mai più ritornerà (se non alla condizione che dirò alla fine). La colossale illusione dell’energia dal sole si fonda su un colossale malinteso: l’energia che, ad esempio in Italia, riceviamo ogni anno dal sole (o dal vento) è mille volte maggiore del consumo annuo italiano d’energia, ergo è sul sole (o sul vento) che dovremmo fare affidamento. Un’affermazione, questa, che non ha neanche il pregio d’essere falsa: è inutile. Infatti, la parola chiave per comprendere l’uso che l’umanità fa dell’energia (e cioè per costruire strade, edifici, ponti, ferrovie; e muoversi con auto, treni, aerei e navi; e scaldarsi d’inverno, rinfrescarsi d’estate e illuminarsi col buio; e fabbricare beni di consumo) la parola chiave, dicevo, non è la parola energia ma la parola potenza. Se ad una lampadina da 100 watt erogate, per un secondo, energia elettrica alla potenza di 100 W, la lampadina si accende per un secondo; se le erogate energia elettrica, anche per un giorno intero, ma alla potenza di 1 W, le fornite si mille volte più energia di prima, ma la lampadina rimane inesorabilmente spenta. Un ferro da stiro ha bisogno di mille W, una lavatrice di 2mila W, un’automobile di 100mila W, e un Eurostar di 8 milioni di watt.
La potenza dal sole su ogni metro quadrato d’Italia è zero watt tra il tramonto e l’alba, mille W a mezzogiorno (d’estate e col cielo limpido) e, facendo una media sulle 24 ore e sulle 4 stagioni, 200 W scarsi: la potenza dal sole, quindi, non è quella necessaria ai nostri bisogni. E non è potenza né elettrica né meccanica: una volta trasformata, si hanno 80 W/mq dai pannelli solari termici, 20 W/mq da quelli fotovoltaici, 0.1 W/mq dalla legna da ardere, e ancora meno dai biocarburanti. Avremmo bisogno, quindi, di estensioni di territorio o che sono proibitive (come nel caso di biocarburanti e biomasse) o che, se reperibili, vanno coperte con prodotti tecnologici che hanno costi proibitivi.
Ad esempio, se volessimo emulare il Brasile e sostituire con bioetanolo il 20% del carburante per autotrazione che consumiamo, dovremmo coltivare a mais 300mila kmq d’Italia, o, in alternativa – consumando il Brasile la nostra stessa energia, pur essendo quasi 30 volte più esteso dell’Italia – oltre 50 milioni di noi dovremmo emigrare o morire. Val la pena di notare che anche così facendo non avremmo soddisfatto il protocollo di Kyoto: per riuscirci, dovremmo sostituire con bioetanolo non il 20% ma il 50% del carburante che usiamo.
Il nostro Paese assorbe una potenza elettrica di 40 miliardi di watt, cioè 40 gigawatt (GW). Per soddisfare il protocollo di Kyoto, 13 di questi devono essere prodotti senza emissioni di gas-serra. Cosa che si potrebbe abbondantemente fare, con un impegno economico di meno di 40 miliardi di euro, con l’installazione di 9 reattori nucleari (quanti ne ha oggi la Spagna). Volessimo farlo con l’eolico, dovremmo impegnare almeno 80 miliardi di euro e installare 80mila (fatemelo ripetere: 80mila) turbine eoliche; oppure impegnare almeno 800 miliardi (fatemelo ripetere: 800 miliardi) di euro per i tetti fotovoltaici necessari.

Ma la vera origine dell’illusione di queste tecnologie è non tanto economica ma soprattutto tecnica: dopo esserci dissanguati col mix eolico-fotovoltaico di cui si favoleggia, dovremmo lo stesso avere quei 9 rettori nucleari, pronti a bruciare uranio quando il sole non brilla o il vento non soffia. Detto diversamente, eolico e FV non aggiungono alcun watt di potenza al sistema elettrico: essi non danno potenza, ma energia; cioè consentono solo di risparmiare combustibile. Quanto? Assumendo, con generosità, 30 anni di vita degli impianti eolici o FV (la vita di quelli nucleari è di 60) si risparmierebbero meno di 15 miliardi di euro in combustibile nucleare: impegnare una somma compresa fra 80 e 800 miliardi (a seconda del mix scelto) per risparmiare 15 miliardi nell’arco di 30 anni non è un grande affare.
Energeticamente parlando, noi italiani siamo come i bambini affamati di una famiglia con la dispensa vuota: ogni anno importiamo – unici al mondo – 50 miliardi di kWh elettrici (peraltro da fonte nucleare). Per i quali paghiamo alla Francia l’equivalente di oltre un reattore nucleare l’anno; uno scherzo che dura da 20 anni: le nostre tasse non ci sono mai state restituite in servizi decenti perché sono servite per pagare un quarto dell’elettronucleare francese. Qual era il programma energetico dell’ex governo? Lo disse bene Prodi in campagna elettorale: «la prima fonte d’energia è il risparmio». Già, come dire che la prima fonte di nutrimento è la dieta. E anche come dire ai bambini affamati di cui sopra: mangiate di meno! Per intanto, sempre Prodi e con la complicità di Bersani e Pecoraro Scanio, stavano mettendo, in quella vuota dispensa, scatolette di caviale e bottiglie di champagne: le dannate turbine eoliche e i dannatissimi tetti fotovoltaici.
A quale condizione l’energia dal sole potrà tornare ai fasti del passato? Solo a condizione che l’umanità torni ad essere quel mezzo miliardo d’anime che fu durante tutto quel passato: 6 miliardi devono morire. Ecco perché ritengo criminoso vendere l’illusione dell’energia dal sole.

Tutti gli articoli di Franco Battaglia: http://www.ilgiornale.it/la_aut.pic1?ID=5750

E Prodi rilancia il fantasma elettrosmog

Italia news 24 marzo 2006

Prof. Franco Battaglia – docente di Chimica dell’ambiente – Università di Modena

Quando me l’hanno detto non volevo crederci e, a costo di passare per scortese malfidato, ho controllato. A pagina 148 del programma dell’Unione -quello titolato «Per il bene dell’Italia» – sta scritto, testualmente: «Si rende necessario ritornare ai princìpi della legge quadro sull’elettrosmog approvata dal governo di centrosinistra, applicando il principio di precauzione e modificando radicalmente i decreti attuativi varati dalla maggioranza di centrodestra». Diciamo la verità: non è a Palazzo Chigi che dovremmo mandarli, ma a Regina Coeli o, se preferiscono, a S. Vittore (però il posto più appropiato rimane il manicomio).

Innanzitutto, ricordiamo che l’elettrosmog non esiste. Fu, esso, un’invenzione, approvata quasi all’unanimità dal governo di centrosinistra. La genialità l’ebbe uno dei Ds, poi prontamente premiato vice-ministro, che fece notare che interrare le linee di trasmissione elettrica sarebbe stato un affare di 2 miliardi di vecchie lire a chilometro: una torta da 50 miliardi di “euri”. Bisognava solo inventare la scusa per incartarla e portarla a casa: a spartirla si sarebbero senz’altro messi d’accordo. Cominciarono col raccontare alla gente, attraverso tutti gli organi d’informazione che controllavano -dal Corriere della Sera a Repubblica a Raitre- che vivere vicino alle linee ad alta tensione fa venire il cancro. E l’elettrosmog fu. Poi, siccome non c’era nessuno in tutto il mondo col cancro per via dell’elettrosmog, dissero che bastava il sospetto per destare l’allarme (piuttosto, fu l’allarme ad essere procurato dai sospetti insinuati dallo stesso governo), e approvarono la legge-quadro.

Quasi all’unanimità, dicevo: il ministro (e, internazionalmente stimato oncologo) Umberto Veronesi osservò che non solo non si prende il cancro, ma neanche aumenta il rischio di cancro a vivere dentro una tenda sotto un traliccio dell’alta tensione. Ma era uno contro tutti e la legge-quadro passò. Ma – si era alla fine della legislatura – non passarono i decreti attuativi che Veronesi aveva rifiutato di firmare, giudicandoli «immorali»: spendere 100.000 miliardi di lire con la scusa di proteggersi da un inesistente rischio di tumore è immorale -disse e scrisse l’oncologo- perché con la stessa cifra, tanto essa è colossale, si sconfiggerebbe definitivamente il cancro, quello vero. Contemporaneamente, alcune centinaia di scienziati (oncologi, radioprotezionisti, pediatri, biologi, fisici) scrissero al presidente Ciampi pregandolo di adoperarsi per bloccare quella vergognosa cuccagna. La lettera fu pubblicata per intero solo dal Giornale, unico quotidiano nazionale che già da tempo forniva informazione scientificamente corretta sull’allarme che era stato montato. Da parte sua, il presidente Ciampi, esaminata la questione e con ammirevole determinazione, pose quegli scienziati sotto l’ala protettiva del Suo alto patronato. Il nuovo governo istituì due commissioni: una internazionale di illustri radioprotezionisti, oncologi, epidemiologi e fisici, e l’altra nazionale, presso l’Agenzia dell’Ambiente, presieduta da Renato Ricci, professore emerito di fisica e presidente onorario della Società italiana di fisica. Entrambe le commissioni dissero che l’elettrosmog non esiste, la legge-quadro sull’elettrosmog è stupida, e che i decreti attuativi che il precedente governo aveva proposto (ma non approvato per opposizione di Veronesi) avrebbero creato un colossale buco di bilancio senza alcun ritorno sanitario. Il governo di centrodestra approvò così decreti attuativi tali da rendere inoffensiva la legge-quadro: ad esempio, pose la soglia di campo magnetico a 3 microtesla anziché ai 100 suggeriti dalla comunità radioprotezionista internazionale e adottati in tutto il mondo. Il centrosinistra voleva adottare 0.2 microtesla, giusto il valore che serviva per confezionare l’appetitosa torta. Ci fecero pure un referendum, poi snobbato da tutti, visto che ormai tutti avevano capito.

NOSTRO COMMENTO: Per dovere di obiettività abbiamo voluto sentire anche l’altra campana ed abbiamo riportato un articolo di Franco Battaglia, eminente fisico. Dello stesso avviso Tullio Regge, eminente fisico e matematico, i quali sostengono di non aver paura del nucleare. Ci dicono che:”..Bisogna andare avanti, ovviamente puntando sulla sicurezza e sui controlli. Ma non possiamo bendarci gli occhi». Noi che non siamo nè fisici nè matematici possiamo solamente riportare il pensiero altrui e pregare Iddio che ce la mandi buona.-



Categorie:ambiente

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