Pretofilia: nuove norme

PEDOFILIA: NUOVE NORME VATICANE. VITTIME E LAICI RESTANO SCETTICI

Fonte: http://www.asca.it

VIDEO YOUTUBE: fonte Italiopoli

(ASCA) – Roma, 15 lug – La revisione delle norme canoniche sui ‘delicta graviora’, tra cui figura in primis la pedofilia, riceve un’accoglienza fredda da parte delle associazioni delle vittime di pedofilia. Il Vaticano, per la portavoce di Snap (Survivors Network of those Abused by Priests), la piu’ grande associazione di persone abusate dai preti, ha semplicemente ”perso il treno” e prova ad ”attaccare un elefante con una cerbotttana quando l’elefante e’ gia’ fuori tiro”. Il problema, spiega l’associazione, non sono tanto le nuove norme, che codificano in buona parte la prassi e le norme seguite negli ultimi anni dalla Congregazione vaticana per la dottrina della fede, come spiegato oggi dal ‘procuratore’ vaticano, il promotore di giustizia mons. Charles J. Scicluna.

”Il papa – ha ricordato David Clohessy, direttore di Snap – ha promesso di fare ‘tutto il possibile’ per prevenire gli abusi dei preti. Ma le promesse di oggi sono ben lontane da essere ‘tutto il possibile’. E’ straziante vedere un uomo che potrebbe e dovrebbe fare cosi’ tanto fare cosi’ poco”. ”La crisi – ha aggiunto – non nasce da politiche inadeguate da parte della Chiesa. Nasce da uomini di Chiesa avventati, autoreferenziali e con il culto della segretezza, che sembrano costantemente mettere il proprio benessere e reputazione al di sopra della sicurezza del loro gregge”.

”Abbiamo sempre chiesto fatti, non parole – ha quindi commentato Clohessy -. Quello di oggi, potenzialmente, e’ un piccolo passo in direzione dei fatti. Ma in realta’ e’ un’altra lunga lista di promesse da parte della gerarchia della Chiesa – per iscritto, invece che a voce – promesse che pero’ vengono di rado mantenute”.

In Italia, invece, parla Roberto Mirabile, Presidente de La Caramella Buona Onlus, Associazione schierata concretamente contro gli abusi su minore da oltre 13 anni: ”Apprezziamo le ultime norme del Vaticano sulla pedofilia, in particolare l’innalzamento dei termini di prescrizione del reato dai dieci ai venti anni”. ”Ora – aggiunge pero’ – sarebbe utile capire meglio cosa intenda il Vaticano con la procedura per decreto extragiudiziale, che pare permetterebbe di punire il sacerdote colpevole in tempi stretti: questa norma, se applicata bene, sarebbe in grado di sospendere e isolare in via cautelativa il sacerdote, in attesa della giustizia civile”. Tuttavia, conclude Mirabile, ”non posso pero’ tacere che, malgrado gli sforzi del Papa per combattere la pedofilia nella Chiesa – ancora nessuno, soprattutto il Cardinale Bagnasco, si e’ fatto vivo con La Caramella Buona, per affrontare casi di sacerdoti italiani sospettati di pedofilia segnalati alla nostra attenzione. Fino a quando questo non accadra’, non potro’ credere nella vera volonta’ delle gerarchie della Chiesa di affrontare obiettivamente il fenomeno”. Per Vittorio Bellavite, portavoce nazionale di ”Noi Siamo Chiesa”, movimento di riforma della Chiesa, sottolinea alcuni ”aspetti positivi” come ”la nuova considerazione dei portatori di handicap psichici, l’estensione da dieci a vent’anni del termine di prescrizione del reato, il possibile allargamento degli organi giudicanti a soggetti laici (e quindi anche alle donne), la previsione del reato di pedopornografia”. ”Anche il rigoroso segreto pontificio, da tempo molto criticato, sembra attenuato la’ dove si prevedono, nel caso di una sua violazione, solo generiche ‘congrue pene’ in sede d’appello”. Tuttavia, aggiunge, ”la grave debolezza strutturale del testo e’ data ancora una volta dal problema del rapporto con la giurisdizione civile. Incredibili dictu nulla si dice nel nuovo documento, nonostante i mesi caldissimi su questa tematica”.

”C’e’ solo una dichiarazione del padre Lombardi – ricorda – che giustifica questa assenza perche’ si tratta di norme canoniche in se’ complete e distinte da quelle degli Stati.

Ma e’ appunto questa separatezza la causa principale dell’ormai ben conosciuto sistema di privilegio per il clero e di abbandono della tutela delle vittime”. ”Infine – conclude Bellavite – nulla si prevede perche’ le diocesi si dotino, come sta avvenendo in molte situazioni, di organi indipendenti a cui le vittime degli abusi possano rivolgersi con fiducia. Per ultimo perche’ infilare in questo testo la scomunica latae sententiae a chi procede alla ‘sacra ordinazione di una donna’ (e naturalmente per la donna che la riceve)’? Mi sembra una posizione difensiva ed anche arrogante. Sembra scritta solo per essere revocata tra qualche anno”.asp/sam/rob

NOSTRO COMMENTO: Dopo tanto clamore, qualche piccolo passo!



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