Trattativa Stato-mafia

L’INCHIESTA

Trattativa Stato-mafia indagato Giovanni Conso

Fonte: Repubblica.it (13 giugno 2012)

False informazioni a pubblico ministero. E’ l’accusa rivolta all’ex Guardasigilli dai magistrati che si occupano della vicenda. Indagato anche il boss Giovanni Brusca. E’ il terzo ministro a entrare nell’indagine. Sono stati iscritti, infatti, anche l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino per falsa testimonianza e Calogero Mannino per violenza o minaccia a corpo politico dello Stato

L’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso, 91 anni, è indagato per false informazioni a pubblico ministero nell’ambito dell’inchiesta condotta a Palermo sulla trattativa tra Stato e mafia. Sentito dai pm sulla revoca del carcere duro a oltre 300 mafiosi, disse di “avere agito in solitudine”, versione che non ha convinto i magistrati.
Oltre a Conso è indagato anche Giovanni Brusca. Il boss mafioso risponde dell’accusa di violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato.

Giovanni Conso, guardasigilli dal febbraio del 1993 ad aprile del 1994, è stato sentito più volte dai pm di Palermo che indagano sulla trattativa. Il suo nome è entrato nell’inchiesta dopo una sua audizione alla commissione Antimafia dell’11 novembre del 2010 nel corso della quale affrontò il capitolo dei 41 bis fatti scadere o non rinnovati. Il 1 novembre del 1993 non vennero rinnovati 140 decreti di carcere duro e altrettanti vennero fatti scadere tra fine novembre dello stesso anno e gennaio del 1994. “Una scelta fatta in autonomia” ha sempre ripetuto l’ex Guardasigilli, sia all’Antimafia che ai pm di Palermo. Ma per la Procura, invece, proprio l’alleggerimento del carcere duro sarebbe stato uno dei punti al centro della trattativa Stato-mafia.

Conso è il terzo ministro a entrare nell’indagine: sono stati iscritti anche l’ex Ministro dell’Interno

Nicola Mancino per falsa testimonianza e Calogero Mannino per violenza o minaccia a corpo politico dello Stato. Nei loro confronti e nei confronti degli altri indagati, in tutto una decina, si attende nelle prossime ore la notifica dell’avviso di conclusione dell’indagine. Nel caso del reato di false informazioni a pm contestato a Conso, prevede il codice penale, l’inchiesta si sospende fino alla definizione in primo grado del procedimento principale: in questo caso quello sulla trattativa.

Per quanto riguarda Mancino, l’ex ministro era stato ascoltato lo scorso febbraio come teste al processo Mori, e al termine dell’udienza i pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo avevano detto che “qualche uomo delle istituzioni mente”. I pm, in sostanza, ritengono che Mancino insediatosi al Viminale il primo luglio 1992 sapesse della trattativa che prevedeva di cedere al ricatto dei boss in cambio della rinuncia all’aggressione terroristica e ai progetti di uccisione di altri uomini politici. E che ora l’ex presidente del Senato ed ex vicepresidente del Csm neghi l’evidenza per coprire “responsabilità proprie e di altri”.

Nell’avviso di garanzia ricevuto da Mannino, ex ministro democristiano, oggi deputato, si parla genericamente di “pressioni” che il politico siciliano avrebbe esercitato su “appartenenti alle istituzioni”, sulla “tematica del 41 bis”, il carcere duro che i capimafia cercavano di far revocare.

Aggiungiamo anche questo articolo tratto da Repubblica.it:

“Trattativa mafia-Stato, affondo Idv “Serve una commissione d’inchiesta”

Di Pietro chiede che sia un apposito organismo parlamentare a fare luce sulle presunte pressioni dei vertici istituzionali per addomesticare l’inchiesta che ha portato all’avviso di garanzia per l’ex ministro Conso

ROMA – Che sia un’apposita commissione d’inchiesta parlamentare a fare luce sulla presunta trattativa mafia-Stato del 1993 1, all’indomani delle stragi mafiose. E’ questa la richiesta dell’Italia dei valori sulla scia delle rivelazioni degli ultimi giorni sul presunto coinvolgimento di “esponenti di governo, esponenti che lavorano alle dipendenze della Presidenza della Repubblica e della magistratura” nel tentativo di influenzare le indagini della magistratura su questa vicenda oscura.

In un’interrogazione al ministro della Giustizia Paola Severino, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro afferma che è necessario appurare se gli interventi effettuati nei mesi scorsi “da sedi esterne alla giustizia” presso il procuratore generale della Cassazione per le indagini sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia, abbiano “sortito degli effetti”.

Per “prime le più alte istituzioni dovrebbero tutelare e rispettare l’indipendenza della magistratura, e non fare pressioni su di essa, che deve poter agire senza speranza e senza timore”, sottolinea Di Pietro riferendosi alla pubblicazione sui media delle intercettazioni tra l’ex presidente del Senato, Nicola Mancino, e alcuni alti esponenti della magistratura e delle istituzioni.

“La magistratura – scrive ancora il leader Idv – attraverso diverse procure della Repubblica, pur tra molte

difficoltà, sta meritoriamente indagando se ci fu una trattativa tra Stato e mafia e quali ne furono i contorni, tema in merito al quale è vitale per la nostra democrazia conoscere gli eventuali responsabili; altrettanto essenziale per la nostra democrazia è sapere se c’è chi vuole mantenere, soprattutto all’interno delle istituzioni,  quella pagina di storia ancora oscura, sia omettendo di dare le informazioni, sia frapponendo ostacoli alle indagini; recentemente la stampa ha dato notizia di interventi, effettuati da persone indagate, presso le più alte sedi istituzionali, volte a chiedere interventi sulle indagini in corso presso la Procura generale della Corte di Cassazione”.

La proposta di Di Pietro viene bocciata come “una follia” dal capogruppo del Pd in Commissione Antimafia Laura Garavini: “Una commissione d’inchiesta parlamentare sulla presunta trattativa Stato-mafia per noi si tratterebbe di una inutile moltiplicazione di organismi che non garantisce la chiarezza e la verità su quanto è accaduto negli anni delle stragi di mafia. Inoltre, la proposta pretende di azzerare il lavoro di indagine che stiamo compiendo da tempo in Commissione Antimafia: delegittimare l’impegno di questi mesi è del tutto irresponsabile”. (19 giugno 2012)”

 NOSTRO COMMENTO: questo è quanto emerge dalle carte processuali. Vedremo come andrà a finire questa lunga e penosa vicenda.



Categorie:Giustizia, mafia, Politica

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