TERMINOLOGIE FINANZIARIE

A richiesta dei Ns lettori chiariamo il significato di certe terminologie usate (spesso in inglese)
dagli economisti e da Ns tecnici di Governo. Ciò aiuta – chi non è del mestiere – a  chiarire il significato delle frasi e comprendere meglio l’andamento dei mercati finanziari. Siamo sicuri che ciò sia di gradimento ai Ns lettori che spesso si chiedono  smarriti il significato di certe espressioni  inusuali.

SPENDING REVIEW

Spending Review‘ significa “revisione della spesa” e nella finanza italiana è stata introdotta dall’ex Ministro dell’Economia Padoa Schioppa, facente parte dell’esecutivo nel Governo Prodi.

In pratica si tratta dell’analisi dei capitoli di spesa nell’ambito dei programmi delle attività da attuare da parte dei singoli dicasteri al fine di individuare le voci passibili di taglio, per evitare inefficienze e sprechi di denaro.
Il focus di questa azione di bilancio è quello di pervenire a un più efficiente controllo
nell’utilità effettiva della spesa pubblica.

TOBIN TAX

Il sì della Francia annunciato dal neo presidente della Repubblica francese Francois Hollande spalanca la strada alla Tobin tax, l’imposta che prende il nome dal premio Nobel per l’Economia James Tobin, che la propose nel 1972. È un’imposta sulle transazioni sui mercati valutari e le altre transazioni finanziarie sul mercato azionario e obbligazionario per tentare di ridurre la speculazione sulle divise come l’euro, stabilizzando le valute più a rischio nel breve termine, i cui proventi sono destinati alla comunità internazionale per investimenti. Gli esperti sono convinti che se alla Tobin tax non dovesse aderire la Gran Bretagna, come annunciato dal premier inglese David Cameron, questo potrebbe innescare una fuga di capitali e vanificare l’obiettivo di partenza. «Meglio tassare chi specula sui derivati», dicono gli esperti.

EUROBOND

Fonte:http://www.trend-online.com/prp/eurobond-260612/

Per eurobond si intende la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei paesi membri dell’unione monetaria europea, da emettersi a cura di un’apposita agenzia dell’Unione europea con la solvibilità garantita congiuntamente da tutti i paesi membri della zona euro. Rispetto al fondo salva-stati europeo EFSF, gli eurobond sono garantiti da capitale realmente conferito dai paesi membri (e non potenziale).

Il capitale viene garantito da un mix di riserve auree e azioni di società esistenti o da costituire, specializzate in reti o infrastrutture (tlc, trasporti, etc.). Il capitale reale sarebbe conferito da ciascun stato membro nelle stesse proporzioni che hanno in quello della BCE. Le riserve auree del sistema europeo delle banche centrali (Sebc) sono tra le maggiori al mondo: 350 milioni di once per un controvalore pari a 450 miliardi di euro.

L’idea di un mix di oro e società legate al settore delle infrastrutture, per emettere bond da prestare ai paesi in difficoltà, nasce per ridare ossigeno all’economia reale partendo dalle fondamenta, cioè appunto le infrastrutture. In questo modo è possibile anche creare nuovi posti di lavoro. La Germania si oppone agli eurobond, in quanto i paesi sarebbero invogliati ad abbandonare la strada dell’austerity e del rigore fiscale necessari per risanare i conti dei paesi altamente indebitati. (finanzalive)

PROJECT BOND

sono una nuova tipologia di bond europei finalizzati al finanziamento di grandi progetti infrastrutturali, con garanzia europea. Attraverso questi strumenti, dunque, si fornisce un sostegno a progetti lanciati da privati e finalizzati alla realizzazione di importanti opere di sviluppo infrastrutturale, quindi riguardanti prevalentemente trasporti, energia, telecomunicazioni, fonti rinnovabili, interconnessioni europee e altri progetti di simile portata.

PIANO UE-BCE PER EVITARE LA CRISI DELL’EURO

La possibilità di contare su capitali privati per grandi progetti infrastrutturali è legata all’eliminazione dell’elevato grado di rischio che nella maggior parte dei casi spinge gli investitori istituzionali a rimanere lontani dai progetti di questo tipo. Il prestito verrà infatti suddiviso in più tranche e in base ai diversi gradi di rischio, con assegnazione della parte più rischiosa alla Bce.

L’obiettivo finale, dunque, è quello di spingere in alto lo sviluppo del Vecchio Continente ed evitare che resti indietro dal punto di vista delle infrastruttute per la difficoltà delle aziende di accedere al capitale.

Il via a questa nuova tipologia di bond è arrivato poche ore fa a seguito dell’accordo siglato tra Europarlamento e Consiglio avente ad oggetto un progetto pilota da 230 milioni di euro e che nel giro di due anni dovrebbe generare investimenti per 4,6 miliardi di euro.

Cdp aumenta piano EMTN a 8 miliardi

(fonte:http://www.borsaforex.it)

Inserito il 28 giugno 2012 alle: 14:36 da ND82

Cassa Depositi e Prestiti ha deciso di aumentare l’importo complessivo massimo del programma Euro Medium Term Notes (EMTN), raddoppiando la potenza di fuoco a supporto dell’attività di finanziamento di progetti infrastrutturali a 8 miliardi di euro da 4 miliardi. E’ stato deciso ieri nel consiglio d’amministrazione del fondo mobiliare presieduto dal presidente Franco Bassanini. Il programma EMTN è nato nel 2005 e ha consentito a Cdp di fare ricorso allo strumento delle obbligazioni, non garantite dallo stato e collocate presso investitori istituzionali, per finanziamenti a privati di progetti che non possono essere sostenuti dal risparmio postale.

Dal 2009 EMTN è utilizzabile anche per supportare società private per investimenti promossi dal settore pubblico e di interesse pubblico. Il cda di Cdp ha autorizzato anche l’emissione di nuovi titoli per un ammontare pari a 3 miliardi di euro, da effettuare entro il 31 dicembre 2013. Cdp ha spiegato che questa decisione è stata presa per venire incontro alle nuove esigenze dal lato degli impieghi.

 RATING

Fonte:http://www.analisiaziendale.it

di Mirco Leonelli
Incontri
n. 77/2003

Molte volte nel gergo finanziario, specie nel mondo bond (obbligazioni), si sente parlare di rating ma non sempre se ne comprende totalmente il significato. Con questo articolo si vorrebbe introdurre, in modo sintetico ma esauriente il concetto e spiegare gli usi concreti. Come noto, un titolo obbligazionario rappresenta un credito che l’investitore ha nei confronti di una società, banca o ente governativo. Come tale è soggetto al rischio che, a causa del futuro deteriorarsi della situazione finanziaria dell’emittente, quest’ultimo non sia in condizioni di pagare le cedole o, nei casi più gravi, di rimborsare il capitale. Ne deriva come l’acquisto di un titolo obbligazionario debba essere preceduto da un’accurata analisi delle condizioni di stabilità economico-finanziaria-patrimoniale di chi lo emette, esattamente come fa l’ufficio fidi di una banca prima di concedere un finanziamento a una impresa o a un privato. Purtroppo la mancanza di tempo, di informazioni e più semplicemente la non totale padronanza con bilanci o dati contabili fa si che la maggioranza degli investitori non disponga delle risorse sufficienti per svolgere l’analisi del merito di credito della società emittente le obbligazioni che si apprestano ad acquistare. Per tale ragione sono nate le agenzie di rating, società specializzate in questi studi che come attività principale hanno proprio quella di analizzare la solidità finanziaria di questi “soggetti”. Si tratta di vere e proprie entità che valutano la qualità creditizia di imprese, stati, governi nazionali e sovranazionali esprimendo il proprio giudizio sotto forma di report e di un sintetico indicatore detto per l’appunto rating.
Quest’ultimo valuta esclusivamente il “rischio di credito” cioè la probabilità che vengano effettuati puntualmente i pagamenti di capitale e interessi previsti all’emissione e si esprime in una scala che va dai valori massimi (attribuiti di solito ai governi dei paesi più solidi ed industrializzati o agli enti sovranazionali come la Bei – Banca europea degli investimenti) a valori minimi (tristemente conosciuti sono i casi di società entrate in amministrazione controllata e di governi, quali l’Argentina, in piena fase di ristrutturazione del debito). Le due più grandi e rinomate agenzie di rating mondiali sono Standard&Poor’s e Moody’s (solo in secondo piano viene Fitch). I simboli con i quali esprimono il loro giudizio sul merito di credito di un emittente sono espressi nella tabella seguente. Nella tabella si nota che i titoli che hanno un rating superiore a BBB- (o Baa3) rientrano nella categoria degli “investment grade” (qualità da investimento), mentre al di sotto di tale soglia si passa negli “speculative grade” (letteralmente “qualità speculativa” quindi alto rischio). Generalmente più è alto il rating minore è il rischio dell’investimento ma, di riflesso, anche il rendimento (un titolo di stato italiano ha rating AA di S&P). Tale scala è confrontabile nei diversi paesi e in tutti i mercati. E’ possibile statisticamente calcolare il tasso medio di default (fallimento) per classi di rating prendendo per esempio un titolo obbligazionario a 5 anni. Si nota che nel caso di rating AAA la probabilità è limitata allo 0.10 per cento nel caso di BBB si sale al 2.16 per cento per arrivare ad un 46.87 per cento per le obbligazioni retate CCC. Si può distinguere tra “rating di un emittente” che fornisce una valutazione globale della solvibilità di una società, e “rating di un’emissione” che valuta la capacità che il capitale e gli interessi di una specifica emissione obbligazionaria vengano puntualmente rimborsati. Infatti, dal momento che le varie obbligazioni di uno stesso emittente possono differire in termini di scadenza e garanzie, si può verificare il caso in cui sia più probabile che ne vengano pagate puntualmente alcune rispetto ad altre.
Il rating può essere di breve periodo (misura la solvibilità entro 12 mesi) o, ed è il caso più conosciuto e presente nella realtà, di lungo periodo (definisce la solvibilità futura dell’emittente). Il monitoraggio e la valutazione che fanno le società di rating è continuo, il che può portare a periodiche variazioni in miglioramento (upgrade, cioè si sale verso la AAA) o in peggioramento (downgrade ovvero si scende verso la D di default). Sempre per spiegare alcuni termini tecnici di uso comune, è bene precisare che un rating posto sotto osservazione viene inserito nella lista “Credit Watch” seguita dall’aggettivo “positiva” qualora vi è la possibilità che, al termine dei lavori di analisi si realizzi un upgrade, o “negativa” nel caso ovviamente di rischio di downgrade.
Quello apena analizzato è un possibile cambiamento del rating che avverrà in breve tempo; con il termine “outlook” invece, si indica in gergo finanziario un orientamento di medio/lungo periodo al rating stesso. In quest’ultimo caso le opzioni possibili sono: positivo, negativo, stabile. Variazioni nel rating si riflettono sulle quotazioni del titolo dato che un emittente caratterizzato da maggior rischiosità (declassamento nella scala del rating) dovrà essere disposto a pagare maggiori interessi ai creditori-investitori rispetto a un emittente a minor rischio.
Questo spiega perché le agenzie in questione abbiano un notevole potere ed è indispensabile che ne venga garantita una solida e duratura indipendenza ed imparzialità. Un loro giudizio, indipendentemente da quanto sta realmente accadendo nella situazione economica dell’emittente, è in grado di modificare sostanzialmente le condizioni di accesso al credito (ai finanziamenti) da parte delle società dato che orienta le scelte degli investitori.
E’ pur vero però che in alcuni casi, verificatesi con troppa frequenza negli ultimi anni, il declassamento di una società (e quindi la riduzione del rating) avviene tardivamente, successivamente al deterioramento dell’equilibrio finanziario della società emittente l’obbligazione, sancendo quindi un cambiamento già avvenuto e non anticipandone le evoluzioni (come si vorrebbe). E questo spiazza profondamente gli investitori, specie quelli più piccoli ed inesperti, mettendo a rischio la validità di queste, pur importanti, agenzie (con un’espressione un po’ colorita è come “chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati”). Generalmente sono gli stessi emittenti che richiedono a proprie spese alle agenzie di rating una valutazione del proprio merito di credito. Questo perché la presenza di un “voto” da parte di una società esterna indipendente è sinonimo di trasparenza, affidabilità e soprattutto è, nei regolamenti interni di molti investitori istituzionali (fondi comuni, gestioni, fondi pensioni), requisito vincolante per l’investimento in quel titolo. Ciò nonostante esistono, specie nel nostro paese, emissioni di obbligazioni da parte di imprese di piccole-medie dimensioni che non hanno chiesto alle agenzie di rating la loro “pagella”. Un recente studio di S&P rivela che circa il 50% dei corporate bond (obbligazioni societarie) italiani è privo di rating, mentre in Francia la percentuale scende al 16%, in Germania al 14% e in Spagna al 4 per cento. E’ un problema di “cultura finanziaria” sul quale non voglio entrare, ma che ha comportato, specie negli ultimi mesi, brutte sorprese per alcuni piccoli risparmiatori che si sono ritrovati in portafoglio obbligazioni non retate, difficilmente vendibili e, in alcuni casi, emesse da società di dubbia solidità finanziaria. Infine una precisazione: come detto il rating valuta esclusivamente il rischio di credito (o “rischio di controparte”). Non misura altre tipologie di eventi (rischio tasso, rischio cambio, rischio di pagamento anticipato, ecc.) che vengono, invece, lasciate alle considerazioni del singolo investitore.

Rialzo o ribasso del rating

Le agenzie di rating modificano in rialzo o in ribasso la previsione di prezzo di una azione quotata in borsa.
Se l’ azione X che vale 10 per una società di rating può arrivare a 10,50 o a 9,50 questi sono i Target price, uno al rialzo e il 2o al ribasso. il target è il prezzo dell’azione che può arrivare il titolo interessato.-

BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE)

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Categorie:Economia

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