Classifica della Libertà di Stampa 2013

Dal sito “REPORT SENZA FRONTIERE per la libertà di informazione” SEZIONE ITALIANA, si riporta l’indicatore per singolo Paese della libertà dei media. L’Italia occupa il 57° posto. Una vera vergogna!

 Fonte e Link: http://rsfitalia.org/2013/01/30/rsf-la-classifica-mondiale-della-liberta-di-stampa-2013/

Classifica della Libertà di Stampa 2013: speranze deluse dopo la primavera

Reporter senza frontiere lancia l’indicatore per la libertà dei media

Dopo le cosiddette Primavere arabe e gli altri movimenti di protesta che hanno causato molti “saliscendi” nella classifica dello scorso anno, la Classifica della Libertà di Stampa 2013 di Reporter senza frontiere segna un “ritorno alla normalità”.

La posizione in classifica di molti Paesi non è più attribuibile ai considerevoli sviluppi politici. La classifica di quest’anno rappresenta una più attenta riflessione degli atteggiamenti e delle intenzioni dei governi nei confronti della libertà degli organi di informazione a medio e lungo termine.

Gli stessi tre Paesi europei che guidavano la classifica lo scorso anno detengono le prime tre posizioni anche quest’anno. Per il terzo anno consecutivo, la Finlandia si è distinta come il Paese che più rispetta la libertà di informazione. È seguita da Olanda e Norvegia.

Nonostante siano stati considerati molti criteri, che vanno dalle legislazioni in materia degli Stati alla violenza contro i giornalisti, i Paesi democratici occupano la testa della classifica, mentre quelli dittatoriali occupano le ultime tre posizioni. Questo triste primato va nuovamente agli stessi tre del 2012: Turkmenistan, Corea del Nord e Eritrea

“La Classifica della Libertà di Stampa 2013 pubblicata da Reporter senza frontiere non prende in considerazione diretta il tipo di sistema politico; risulta chiaro tuttavia che le democrazie offrono una migliore protezione alla libertà al fine di produrre e far circolare notizie e informazioni accurate, rispetto ai Paesi dove i diritti umani vengono spesso sbeffeggiati”, ha dichiarato il segretario generale di RSF Christophe Deloire.

“Nelle dittature, gli organi di informazione e le famiglie dei rispettivi staff sono esposti a rappresaglie spietate, mentre nelle democrazie i media devono fare i conti con le crisi economiche del settore e i conflitti di interesse. Le loro situazioni non sono sempre confrontabili, ma dovremmo ad ogni modo rendere omaggio a tutti coloro i quali resistono alla pressione, sia essa aggressivamente concentrata, individuale o generalizzata.”

In occasione della pubblicazione della sua Classifica della Libertà di Stampa 2013, Reporter senza frontiere pubblica per la prima volta un “indicatore” annuale globale della libertà dei media nel mondo.

Questo nuovo strumento analitico misura il livello complessivo della libertà di informazione nel mondo e la performance dei governi mondiali nella loro completezza per quanto riguarda questa libertà fondamentale.

Viste la progressiva affermazione delle nuove tecnologie e l’interdipendenza tra governi e popoli, la libertà di produrre e diffondere notizie e informazione in senso lato ha bisogno di essere valutata sia a livello mondiale che a livello nazionale. Oggi, nel 2013, il suddetto “indicatore” della libertà dei media si fissa a 3395; essendo il primo, rappresenterà il punto di riferimento per gli anni a seguire.

Tale indicatore può anche essere “scomposto” regionalmente e, attraverso una ponderazione basata sulla popolazione di ciascuna regione, può essere utilizzato per produrre un punteggio che va da 0 a 100, dove lo zero rappresenta un totale rispetto per la libertà di informazione.

Con riferimento alla classifica di quest’anno, si è così prodotto un punteggio di 17,5 per l’Europa, 30,0 per le Americhe, 34,3 per l’Africa, 42,2 per l’Asia-Pacifico e 45,3 per la Russia e le ex repubbliche sovietiche (ex-URSS). Nonostante le Primavere arabe sopra citate, le regioni del Medio Oriente e del Nord Africa si sono classificate ultime con un punteggio di 48,5.

L’alto numero di giornalisti e internauti uccisi durante il loro lavoro nel 2012 (l’anno più mortale mai registrato da Reporter senza frontiere nel suo annuale resoconto al riguardo), ha naturalmente inciso notevolmente sulle posizioni dei Paesi dove i suddetti omicidi hanno avuto luogo; tra questi, la Somalia (posizione n.175, -11 posizioni rispetto alla Classifica del 2012), la Siria (176, posizione invariata), il Messico (153, -4) e il Pakistan (159, -8).

Dalla cima al fondo

I Paesi nordici hanno ancora una volta dimostrato la loro capacità di mantenere un ambiente ideale per i mezzi di informazione. La Finlandia (1, posizione invariata), l’Olanda (2, +1) e la Norvegia (3, -2) hanno resistito saldamente ai primi tre posti. Il Canada (20, -10) ha evitato per un soffio di uscire dalla “top 20”. L’Andorra (5) e il Liechtenstein (7) hanno per la prima volta assoluta fatto il loro ingresso in classifica appena dietro i tre leader.

All’altro capo della classifica, troviamo gli stessi tre Paesi di sempre: Turkmenistan (177), Corea del Nord (178) e Eritrea (179) che, come già detto, occupano infatti gli ultimi tre posti della classifica. L’arrivo di Kim Jong-un a capo del cosiddetto Hermit Kingdom non ha in alcun modo modificato il controllo assoluto del regime sulle notizie e sull’informazione in genere. L’Eritrea, recentemente scossa da una breve ribellione dei soldati che hanno tentato di prendere il controllo del Ministero dell’Informazione, continua a essere una grande prigione a cielo aperto per il suo popolo e a lasciare i suoi giornalisti morire in carcere. Il regime turkmeno, infine, nonostante il suo discorso riformista, non ha ceduto di un millimetro per quanto riguarda il suo controllo totalitario dei media.

Per il secondo anno consecutivo, gli ultimi tre Paesi della classifica sono immediatamente preceduti dalla Siria (176), dove si sta portando avanti una guerra d’informazione mortale, e dalla Somalia (175, -11), che ha vissuto un anno mortale per i giornalisti. Iran (174, +1), Cina (173, +1), Vietnam (172, posizione invariata), Cuba (171, -4), Sudan (170, posizione invariata) e Yemen (169, +2) completano la lista dei dieci Paesi che meno rispettano la libertà di informazione. Non soddisfatto dell’incarcerazione di giornalisti e internauti, l’Iran tormenta anche i familiari dei giornalisti, compresi i parenti dei giornalisti che si trovano all’estero.

Grandi ascese

Il Malawi (75, +71) ha registrato il più grande balzo in avanti nella classifica, ritornando quasi alla posizione che aveva prima degli abusi occorsi al termine dell’amministrazione Mutharika. Anche la Costa d’Avorio (96, +63), che sta uscendo dalla crisi post-elettorale tra i sostenitori di Laurent Gbagbo e quelli di Alassane Outtara, ha scalato la classifica, guadagnando la sua posizione migliore dal 2003.

La Birmania (151, +18) ha proseguito la sua ascesa iniziata con lo scorso anno. Fino ad allora, infatti, e a partire dal 2002, era sempre stata nelle ultime 15 posizioni; adesso, grazie alle riforme senza precedenti della “Primavera birmana”, ha ottenuto la sua posizione migliore di sempre. Anche l’Afghanistan (128, +22) ha registrato una significativa salita grazie al fatto che non vi sono giornalisti in carcere. Ciononostante, sta affrontando molte sfide, soprattutto quella che riguarda il ritiro delle truppe straniere dal suo territorio.

…e grandi cadute

Il Mali (99, -74) ha registrato la perdita di posizioni più grande di questa classifica, risultato di tutti i tumulti vissuti nel 2012. Il colpo militare a Bamako (capitale del Mali) del 22 marzo scorso e la presa di potere al Nord da parte di Islamisti armati e separatisti Tuareg hanno esposto i media di quella zona a censura e violenza. La Tanzania (70, -36) è indietreggiata di oltre 30 posizioni perché, nel giro di soli quattro mesi, un giornalista è stato ucciso mentre si stava occupando di una manifestazione e un altro è stato assassinato.

Colpito da ripetute proteste sociali ed economiche, il Sultanato dell’Oman (141) ha perso 24 posizioni, costituendo il risultato peggiore del Medio Oriente e del Nord Africa nel 2012. Circa 50 internauti e blogger sono stati oggetto di procedimenti giudiziari con le accuse di lesa maestà e reati cibernetici nel 2012. Solo nel mese di dicembre, almeno 28 di questi sono stati dichiarati colpevoli in processi che hanno calpestato i diritti della difesa.

In Israele (112, -20) i giornalisti godono di una vera libertà di espressione nonostante l’esistenza di una censura militare; il Paese, tuttavia, è sceso in classifica a causa della sua presa di mira militare contro i giornalisti della Palestina.

In Asia, il Giappone (53, -31) è stato colpito da una mancanza di trasparenza e da una quasi totale assenza di rispetto per l’accesso alle informazioni sulle tematiche direttamente o indirettamente connesse al disastro di Fukushima. Questa brusca caduta dovrebbe suonare come un allarme. La Malesia (145, -23) è crollata alla sua posizione più bassa di sempre, in quanto l’accesso all’informazione sta diventando sempre più limitato. La stessa situazione prevale in Cambogia (143, -26), dove l’autoritarismo e la censura sono in aumento. Anche la Macedonia (116, -22) ha perso oltre 20 posizioni in seguito al ritiro arbitrario delle licenze ai media e al deterioramento dell’ambiente lavorativo per i giornalisti.

Impatto variegato/mutevole degli importanti movimenti di protesta

Abbiamo visto come la classifica dello scorso anno sia stata segnata dai principali sviluppi delle notizie riguardanti le Primavere arabe e il pesante prezzo pagato da coloro che si sono occupati dei movimenti di protesta. Nel 2012 abbiamo inoltre potuto osservare una vasta gamma di scenari diversi: paesi come Tunisia, Egitto e Libia, in cui si sono verificati cambi di regime, paesi come Siria e Bahrain, dove le rivolte e la conseguente repressione sono ancora in corso, e paesi come Marocco, Algeria, Oman, Giordania e Arabia Saudita, dove le autorità hanno utilizzato promesse e compromessi per disinnescare le richieste di un cambiamento politico, sociale ed economico.

Alcuni dei nuovi governi generati da questi movimenti di protesta si sono rivoltati contro i giornalisti e gli internauti che si sono occupati delle richieste dei movimenti e delle loro aspirazioni a una maggiore libertà. Con i loro vuoti legislativi, cariche arbitrarie dei responsabili dei media di Stato, attacchi fisici, processi e mancanza di trasparenza, la Tunisia (138, -4) e l’Egitto (158, +8) sono rimasti a un deplorevole livello nella classifica e hanno evidenziato gli ostacoli che la Libia (131, +23) dovrebbe evitare al fine di mantenere e proseguire la sua transizione verso una stampa libera.

Il paese più letale per i giornalisti nel 2012 è stata la Siria (176, 0), dove i giornalisti e cittadini della rete sono le vittime di una guerra all’ informazione condotta sia dal regime di Assad, che non si ferma davanti a nulla, al fine di reprimere e di imporre il silenzio stampa, che dalle fazioni di opposizione che sono sempre più intolleranti verso il dissenso.. Nel Bahrein (165, +8) la repressione si è lievemente attenuata, mentre nello Yemen (169, +2) le prospettive continuano a essere allarmanti nonostante un cambio di governo. L’Oman (141, -24) è crollato bruscamente a causa di un’ondata di arresti di internauti.

Altri Paesi colpiti dalle proteste hanno vissuto cambiamenti, nel bene e nel male. Il Vietnam (172, posizione invariata) non è riuscito a recuperare le sei posizioni perse nella precedente classifica. Rappresentando la seconda prigione più grande al mondo per gli internauti, è rimasto negli ultimi dieci Paesi della classifica. L’Uganda (104, +35) ha invece riacquistato una posizione più appropriata, sebbene non sia tornata a quella che aveva prima del giro di vite sulle proteste avvenuto nel 2011.

L’Azerbaigian (156, +6) e la Bielorussia (157, +11) l’anno scorso erano entrambi crollati in classifica dopo aver utilizzato la violenza per reprimere le manifestazioni di opposizione; quest’anno sono semplicemente tornati alle loro precedenti posizioni, comunque pessime. Il Cile (60, +29), invece, sta iniziando a riprendersi dopo il crollo di 33 posizioni – era sceso fino alla numero 80 – registrato nella classifica dello scorso anno.

L’instabilità politica mette i giornalisti nell’occhio del ciclone

L’instabilità politica è spesso fonte di divisione per i media, e provoca il negativo effetto di rendere molto difficile la produzione di notizie e informazioni riportate in maniera indipendente. In situazioni simili, minacce e attacchi fisici ai giornalisti ed epurazioni agli organici dei media sono pratiche comuni. Le Maldive (103, -30) hanno subìto un brusco crollo in classifica dopo la rimozione del presidente con un presunto colpo di Stato, seguito da minacce e attacchi ai giornalisti considerati suoi sostenitori. In Paraguay (91, -11) la rimozione del presidente in un “golpe” parlamentare, il 22 giugno 2012, ha avuto un grande impatto sulle trasmissioni statali, con un’ondata di licenziamenti arbitrari in un quadro di iniqua distribuzione delle frequenze.

La Guinea-Bissau (92, -17) è scesa in classifica perché l’esercito ha rovesciato il governo tra la prima e la seconda tornata delle elezioni presidenziali e ha imposto ai media la censura militare. Nel Mali (99, -74) un colpo militare ha alimentato le tensioni, molti giornalisti sono stati fisicamente attaccati nella capitale e l’esercito controlla attualmente i media di Stato.

Infine, questa classifica non riflette il trambusto politico della Repubblica Centroafricana (65, -3) avvenuto nel gennaio 2013, ma il suo impatto sulla libertà dei media è già fonte di estrema preoccupazione.

“Modelli regionali” carenti

In quasi tutte le parti del mondo, i Paesi influenti considerati dei “modelli regionali” sono sensibilmente indietreggiati in classifica. Il Brasile (108, -9), il motore economico del Sudamerica, ha proseguito la sua discesa, iniziata lo scorso anno, a causa dei cinque giornalisti uccisi nel 2012 e di problemi persistenti che riguardano il pluralismo dell’informazione.

In Asia, l’India (140, -9) ha raggiunto il suo livello più basso dal 2002 a causa di una crescente impunità per la violenza contro i giornalisti e anche perché la censura di Internet continua a crescere. La Cina (173, +1) non mostra segnali di miglioramento. Nelle sue carceri sono ancora detenuti molti giornalisti e internauti, mentre una sempre più impopolare e mal sopportata censura di Internet continua a essere un ostacolo rilevante per l’accesso all’informazione.

Nell’Europa dell’Est, la Russia (148, -6) ha perso ancora posizioni poiché, dopo il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza, la repressione è stata accelerata in risposta a un’ondata di proteste dell’opposizione senza precedenti. Il Paese, inoltre, continua a essere segnato dall’inaccettabile fallimento nel punire tutti coloro che hanno ucciso o attaccato giornalisti. L’importanza politica della Turchia (154, -6) è cresciuta sempre più a causa del conflitto armato nella vicina Siria, ma è nuovamente caduta nella classifica in quanto attualmente risulta essere la più grande prigione al mondo per i giornalisti, soprattutto per coloro che esprimono opinioni critiche nei confronti delle autorità in merito alla questione curda.

In un quadro del genere, sarebbe ingeneroso fare un confronto con il Sudafrica (52°, -10), dove la libertà di informazione è una concreta realtà. Il Paese detiene ancora una posizione di tutto rispetto, tuttavia sta costantemente scivolando nella classifica e, per la prima volta, non compare più tra i primi 50. Il giornalismo investigativo è infatti minacciato dal Protection of State Information Bill (Legge per la Protezione delle Informazioni Statali, che prevede pene molto severe per chiunque divulghi segreti di Stato, ndt).

Democrazie stazionarie o che fanno marcia indietro/invertono la rotta

La situazione è pressoché immutata per molti Paesi dell’Unione Europea. Sedici dei suoi membri si trovano ancora nella “top 30” della classifica. Il modello europeo, tuttavia, si sta sfasciando. La cattiva legislazione osservata nel 2011 è proseguita, soprattutto in Italia (57, +4), dove la diffamazione deve ancora essere depenalizzata e le istituzioni ripropongono pericolosamente “leggi bavaglio”. L’Ungheria (56, -16) sta ancora pagando il prezzo delle sue riforme legislative repressive, che hanno avuto un impatto notevole sul lavoro dei giornalisti. Ma è l’incredibile caduta della Grecia (84°, -14) a essere ancora più preoccupante. L’ambiente sociale e professionale per i suoi giornalisti, esposti alla condanna pubblica e alla violenza sia dei gruppi estremisti che della polizia, è disastroso.

Il Giappone (53, -31) è precipitato in classifica a causa della censura su Fukushima e sull’industria nucleare e per il suo fallimento nella riforma del cosiddetto sistema “kasha club”. Si tratta di un risultato allarmante per un Paese che ha sempre ottenuto un buon posizionamento. L’Argentina (54, -7) ha perso qualche posizione in un contesto di tensioni crescenti e conflitti tra il governo e alcuni media privati circa una nuova legge che regola i media radiotelevisivi .

 

THE RANKING

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LOOK UP OTHER YEARS

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Rank Country Note Differential
1 Finland 6,38 0 (1)
2 Netherlands 6,48 +1 (3)
3 Norway 6,52 -2 (1)
4 Luxembourg 6,68 +2 (6)
5 Andorra 6,82
6 Denmark 7,08 +4 (10)
7 Liechtenstein 7,35
8 New Zealand 8,38 +5 (13)
9 Iceland 8,49 -3 (6)
10 Sweden 9,23 +2 (12)
11 Estonia 9,26 -8 (3)
12 Austria 9,40 -7 (5)
13 Jamaica 9,88 +3 (16)
14 Switzerland 9,94 -6 (8)
15 Ireland 10,06 0 (15)
16 Czech Republic 10,17 -2 (14)
17 Germany 10,24 -1 (16)
18 Costa Rica 12,08 +1 (19)
19 Namibia 12,50 +1 (20)
20 Canada 12,69 -10 (10)
21 Belgium 12,94 -1 (20)
22 Poland 13,11 +2 (24)
23 Slovakia 13,25 +2 (25)
24 Cyprus 13,83 -8 (16)
25 Cape Verde 14,33 -16 (9)
26 Australia 15,24 +4 (30)
27 Uruguay 15,92 +5 (32)
28 Portugal 16,75 +5 (33)
29 United Kingdom 16,89 -1 (28)
30 Ghana 17,27 +11 (41)
31 Suriname 18,19 -9 (22)
32 United States 18,22 +15 (47)
33 Lithuania 18,24 -3 (30)
34 OECS 19,72 -9 (25)
35 Slovenia 20,49 +1 (36)
36 Spain 20,50 +3 (39)
37 France 21,60 +1 (38)
38 El Salvador 22,86 -1 (37)
39 Latvia 22,89 +11 (50)
40 Botswana 22,91 +2 (42)
41 Papua New Guinea 22,97 -6 (35)
42 Romania 23,05 +5 (47)
43 Niger 23,08 -14 (29)
44 Trinidad and Tobago 23,12 +6 (50)
45 Malta 23,30 +13 (58)
46 Burkina Faso 23,70 +22 (68)
47 Taiwan 23,82 -2 (45)
48 Samoa 23,84 +6 (54)
49 Haiti 24,09 +3 (52)
50 South Korea 24,48 -6 (44)
51 Comoros 24,52 -6 (45)
52 South Africa 24,56 -10 (42)
53 Japan 25,17 -31 (22)
54 Argentina 25,67 -7 (47)
55 Moldova 26,01 -2 (53)
56 Hungary 26,09 -16 (40)
57 Italy 26,11 +4 (61)
58 Hong Kong 26,16 -4 (54)
59 Senegal 26,19 +16 (75)
60 Chile 26,24 +20 (80)
61 Sierra Leone 26,35 +2 (63)
62 Mauritius 26,47 -8 (54)
63 Serbia 26,59 +17 (80)
64 Croatia 26,61 +4 (68)
65 Central African Republic 26,61 -3 (62)
66 Tonga 26,70 -3 (63)
67 Mauritania 26,76 0 (67)
68 Bosnia and Herzegovina 26,86 -10 (58)
69 Guyana 27,08 -11 (58)
70 Tanzania 27,34 -36 (34)
71 Kenya 27,80 +13 (84)
72 Zambia 27,93 +14 (86)
73 Mozambique 28,01 -7 (66)
74 Armenia 28,04 +3 (77)
75 Malawi 28,18 +71 (146)
76 Republic of the Congo 28,20 +14 (90)
77 Kuwait 28,28 +1 (78)
78 Nicaragua 28,31 -6 (72)
79 Benin 28,33 +12 (91)
80 Dominican Republic 28,34 +15 (95)
81 Lesotho 28,36 -18 (63)
82 Bhutan 28,42 -12 (70)
83 Togo 28,45 -4 (79)
84 Greece 28,46 -14 (70)
85 Kosovo 28,47 +1 (86)
86 Guinea 28,49 0 (86)
87 Bulgaria 28,58 -7 (80)
88 Madagascar 28,62 -4 (84)
89 Gabon 28,69 +12 (101)
90 East Timor 28,72 -4 (86)
91 Paraguay 28,78 -11 (80)
92 Guinea-Bissau 28,94 -17 (75)
93 Seychelles 29,19 -20 (73)
94 Northern Cyprus 29,34 +8 (102)
95 Guatemala 29,39 +2 (97)
96 Ivory Coast 29,77 +63 (159)
97 Liberia 29,89 +13 (110)
98 Mongolia 29,93 +2 (100)
99 Mali 30,03 -74 (25)
100 Georgia 30,09 +4 (104)
101 Lebanon 30,15 -8 (93)
102 Albania 30,88 -6 (96)
103 Maldives 31,10 -30 (73)
104 Uganda 31,69 +35 (139)
105 Peru 31,87 +10 (115)
106 Kyrgyzstan 32,20 +2 (108)
107 Fiji 32,69 +10 (117)
108 Brazil 32,75 -9 (99)
109 Bolivia 32,80 -1 (108)
110 Qatar 32,86 +4 (114)
111 Panama 32,95 +2 (113)
112 Israel 32,97 -20 (92)
113 Montenegro 32,97 -6 (107)
114 United Arab Emirates 33,49 -2 (112)
115 Nigeria 34,11 +11 (126)
116 Republic of Macedonia 34,27 -22 (94)
117 Venezuela 34,44 0 (117)
118 Nepal 34,61 -12 (106)
119 Ecuador 34,69 -15 (104)
120 Cameroon 34,78 -23 (97)
121 Chad 34,87 -18 (103)
122 Brunei 35,45 +3 (125)
123 Tajikistan 35,71 -1 (122)
124 South Sudan 36,20 -13 (111)
125 Algeria 36,54 -3 (122)
126 Ukraine 36,79 -10 (116)
127 Honduras 36,92 +8 (135)
128 Afghanistan 37,36 +22 (150)
129 Colombia 37,48 +14 (143)
130 Angola 37,80 +2 (132)
131 Libya 37,86 +23 (154)
132 Burundi 38,02 -2 (130)
133 Zimbabwe 38,12 -16 (117)
134 Jordan 38,47 -6 (128)
135 Thailand 38,60 +2 (137)
136 Morocco 39,04 +2 (138)
137 Ethiopia 39,57 -10 (127)
138 Tunisia 39,93 -4 (134)
139 Indonesia 41,05 +7 (146)
140 India 41,22 -9 (131)
141 Oman 41,51 -24 (117)
142 DR Congo 41,66 +3 (145)
143 Cambodia 41,81 -26 (117)
144 Bangladesh 42,01 -15 (129)
145 Malaysia 42,73 -23 (122)
146 Palestine 43,09 +7 (153)
147 Philippines 43,11 -7 (140)
148 Russia 43,42 -6 (142)
149 Singapore 43,43 -14 (135)
150 Iraq 44,67 +2 (152)
151 Burma 44,71 +18 (169)
152 Gambia 45,09 -11 (141)
153 Mexico 45,30 -4 (149)
154 Turkey 46,56 -6 (148)
155 Swaziland 46,76 -11 (144)
156 Azerbaijan 47,73 +6 (162)
157 Belarus 48,35 +11 (168)
158 Egypt 48,66 +8 (166)
159 Pakistan 51,31 -8 (151)
160 Kazakhstan 55,08 -6 (154)
161 Rwanda 55,46 -5 (156)
162 Sri Lanka 56,59 +1 (163)
163 Saudi Arabia 56,88 -5 (158)
164 Uzbekistan 60,39 -7 (157)
165 Bahrain 62,75 +8 (173)
166 Equatorial Guinea 67,20 -5 (161)
167 Djibouti 67,40 -8 (159)
168 Laos 67,99 -3 (165)
169 Yemen 69,22 +2 (171)
170 Sudan 70,06 0 (170)
171 Cuba 71,64 -4 (167)
172 Vietnam 71,78 0 (172)
173 China 73,07 +1 (174)
174 Iran 73,40 +1 (175)
175 Somalia 73,59 -11 (164)
176 Syria 78,53 0 (176)
177 Turkmenistan 79,14 0 (177)
178 North Korea 83,90 0 (178)
179 Eritrea 84,83 0 (179)

 



Categorie:Cronaca e Attualità

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