Il Monte dei Paschi di Siena e quei bonifici segreti

Il Monte dei Paschi di Siena e quei bonifici segreti

28/01/2013 – Per un totale di 17 miliardi, con destinazione Amsterdam, Madrid e Londra

Fonte e Link: http://www.giornalettismo.com/archives/736833/il-monte-dei-paschi-di-siena-e-quei-bonifici-segreti/comment-page-1/

Otto bonifici in undici mesi per un totale di diciassette miliardi di euro. Usciti dalle casse del Monte dei Paschi di Siena e con destinazione Amsterdam, Madrid e Londra. L’elenco lo anticipa l’Ansa e lo legge Enrico Mentana durante il Tg di La7, ed è agli atti dell’inchiesta della procura di Siena che indaga sull’acquisizione di Antonveneta da parte di Mps: uno degli elementi su cui si sta concentrando l’attenzione degli inquirenti.

I BONIFICI DEL MONTEPASCHI – Dal documento emerge che il primo bonifico, da 9 miliardi e 267 milioni (dunque più del prezzo pattuito di 9 miliardi e 230 milioni), venne effettuato il 30 maggio 2008 a favore di Abn Amro Bank con sede ad Amsterdam, nominata – si legge nel documento informativo relativo all’ acquisizione di Antonveneta inviato da Mps alla Consob – dal Banco Santander ‘soggetto venditore titolare di diritti e obblighi derivanti dall’ accordo’. Il secondo bonifico parte lo stesso giorno ed è destinato al Banco Santander di Madrid, per un importo complessivo di 2,5 miliardi. Il 31 marzo 2009 partono altri due bonifici, uno da un miliardo e mezzo e l’altro da 67 milioni, entrambi a favore del Banco Santander di Madrid. I restanti quattro bonifici vengono disposti da Mps il mese successivo, il 30 aprile. I primi due, ancora una volta, sono a favore del Banco Santander e riportano uno l’importo di un miliardo e l’altro di 49 milioni; gli ultimi due, da 2,5 miliardi e da 123,3 milioni, sono a favore di Abbey National Treasury Service Plc di Londra.

ALESSANDRO PROFUMO – I documenti sui derivati nascosti di Mps non sono stati diffusi dai nuovi vertici della banca, che avrebbero volentieri evitato la “buriana” mediatica. Lo ha sottolineato il presidente Alessandro Profumo, secondo cui le carte “non le abbiamo fatte uscire noi, perché non avevamo nessuna intenzione a stare in questa buriana. Certamente avremmo evitato volentieri la visibilità di queste settimane, che ha messo a dura prova la fiducia dei clienti”. “Non abbiamo certo dormito – ha spiegato Profumo durante la presentazione di un libro – quando le abbiamo trovate. Le abbiamo portate all’autorità di vigilanza e abbiamo iniziato a valutare se andava fatta una revisione dei bilanci del passato. Stiamo ricevendo – ha aggiunto – i pareri legali, non è una cosa semplice. Ma queste operazioni non mettono a rischio la sopravvivenza della banca”.

MONTEPASCHI AL BIVIO – Intanto Montepaschi e’ al bivio: commissario o maggiori poteri nelle deleghe degli attuali amministratori. Sono queste le due opzioni in campo, alla vigilia del Comitato di stabilita’ sul caso Mps, previsto per domani. E’ la condizione per l’erogazione degli aiuti di Stato sotto forma di 3,9 miliardi di Monti bond. La seconda opzione resta quella piu’ praticabile. Il dubbio, comunque, sta ancora condizionando l’andamento del titolo che, dopo essere arrivato a guadagnare piu’ dell’8% ha ripiegato fermandosi allo 0,65%. La situazione e’ ancora in bilico. Se dal vortice di indiscrezioni giudiziarie dovesse emergere un quadro realmente compromesso del bilancio della banca senese, che ha appena ricevuto l’ok ai Monti bond della Banca d’Italia, il Tesoro avrebbe un’arma in piu’ da consegnare al presidente Alessandro Profumo e all’Ad Fabrizio Viola: affidare loro maggiori poteri nella gestione.

LE DELEGHE – E questi maggiori poteri si concretizzerebbero in un ampliamento delle loro deleghe che verrebbe sancito nel decreto, di prossima emissione, con cui il ministro dell’Economia Vittorio Grilli autorizzera’ Mps a proporre allo Stato italiano la sottoscrizione di 3,9 miliardi di Monti bond. Nel testo del provvedimento, come accaduto in passato con i Tremonti bond, e’ possibile fissare alcuni paletti a monte del prestito dello Stato: tra questi, ad esempio, il divieto di operazioni di fusione e di rilascio di bonus ai manager, la distribuzione di utili o l’obbligo di trasferire alle imprese (ma non e’ questo il caso) parte della raccolta futura resa possibile dai bond pubblici.

IL COMMISSARIAMENTO – Piu’ difficile la strada del commissariamento della banca da parte di Via Nazionale che anzi e’ nettamente contraria: in questo caso, spiegano fonti creditizie, sarebbero commissariati anche gli stessi Viola e Profumo, i quali, a causa della clausola di onorabilita’ per i banchieri, non potrebbero rivestire incarichi commissariali in Mps. Difficile anche il commissariamento da parte del Tesoro dei vertici della Fondazione di Mps, anch’essi in scadenza nei prossimi mesi: sarebbe un mezzo autogol rispetto alla vigilanza che Via XX Settembre avrebbe dovuto a sua volta operare sui bilanci dell’ente che controlla la banca guidata un tempo da Giuseppe Mussari. Cosi’ si va verso il ritorno alla gestione ordinaria seppure con molto paletti. Domani mattina la Consob chiedera’ delucidazioni ai vertici della banca convocati a Roma.

Per saperne di più su: monte dei paschi di siena

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 Leggi anche:

Monte dei Paschi di Siena: le 4 probabili cause della crisi

Pubblicato il 26 01 2013 alle 18:08 da Valentina Pennacchio

Fonte e Link:http://www.forexinfo.it/Monte-dei-Paschi-di-Siena-le-4

 Da giorni il Monte dei Paschi di Siena è al centro delle cronache finanziarie. Dopo lo scoop de “Il Fatto” sullo scandalo dei derivati, la Banca senese non ha avuto vita facile. Nell’assemblea degli azionisti di ieri il Cda ha espresso la volontà di camminare lungo la strada del risanamento e, allo stesso tempo, lo sconcerto circa la strumentalizzazione della vicenda, finita nella campagna elettorale. La Banca ha criticato anche “la leggerezza con la quale viene trattato il tema della ricapitalizzazione della Banca”. A Piazza Affari, dopo il crollo in Borsa, il titolo MPS vola e chiude la seduta sfiorando un guadagno del 12%.

Il Monte dei Paschi ha tenuto a precisare che, nonostante gli allarmismi (per approfondimenti leggi MPS: tutto ciò che i clienti devono sapere in 7 punti),

“usare termini impropri quali crac o fallimento, evidentemente privi di ogni fondamento, con riferimento a MPS, danneggia i clienti, i dipendenti, gli azionisti e tutti gli stakeholder della Banca stessa”.

Ma cosa c’è dietro la crisi? La causa è lo scandalo dei derivati o vi si nascondono altre ragioni? Proviamo a comprendere le 4 probabili cause che hanno portato al “caso MPS”.

Le 4 cause

  • Contratti derivati. I contratti derivati con Dresdner Bank, Nomura (Alexandria) e con Deutsche Bank (Santorini) sono stati tenuti nascosti alla vigilanza della Banca Centrale e ai consiglieri. Il contratto derivato è un contratto a prestazioni corrispettive, la cui controprestazione deriverà (da qui derivato) da un determinato evento futuro. Il potenziale di speculazione è forte, ma, nel caso specifico, il contratto avrebbe dovuto sostenere la causa di un “maquillage di bilancio” per tenere celata la passività, realizzando una giusta copertura finanziaria. In tal senso, la crisi del MPS potrebbe essere il riflesso di una crisi del sistema bancario in toto, nonché del sistema di vigilanza della Banca d’Italia, che si è dichiarata inconsapevole di queste oscure operazioni del MPS;
  • Le perdite. Cosa doveva nascondere MPS? Ben 6,2 miliardi di perdite accumulate tra il 2011 e i primi nove mesi del 2012. Non solo. Si parla di derivati per 11 miliardi, 17 miliardi di crediti a rischio e titoli di stato per 26 miliardi;
  • Commistione tra la politica e il settore bancario. Si è parlato di un “consociativismo a egemonia di sinistra” perché i dirigenti sono di nomina politica, soprattutto: PCI ed ex DS (attuale PD);
  • Fusione Antonveneta. Nell’era delle grandi fusioni bancarie, dopo quella fallita nel 2002 con BNL, la MPS di Mussari nel 2007 si lancia all’acquisto di Antoveneta per ben 9 miliardi, contro i 6 pagati dal Banco Santander. La Banca d’Italia acconsente, ma perché questo differenziale di prezzo? La Guardia di Finanza, la Procura di Siena e il Nucleo di polizia valutaria di Roma indagano alla ricerca di una maxitangente, che spiegherebbe il sovrapprezzo e il pagamento su due conti separati. Quei 9 miliardi infatti vengono versati in due tranche: una da 7 miliardi a Santander, una da 2 miliardi su un conto a Londra. Questi due miliardi starebbero tornando in Italia, perché? Lo scopriranno le indagini degli inquirenti.

Scandalo o prassi?

Riagganciandoci al primo punto (contratti derivati), abbiamo asserito cha la crisi del MPS possa essere riflesso di quella dell’intero sistema bancario, perché? Nelle ultime ore sul web circolano le voci di due banchieri d’affari che, sotto pseudonimo, spiegano questa prassi ormai consolidata nel sistema bancario. Spesso le Banche si cimentano in operazioni di trading sul mercato allo scopo di guadagnare, tuttavia queste operazioni non sempre vanno a buon fine, generando ingenti perdite che vengono insabbiate mascherando i bilanci con operazioni in derivati.

 



Categorie:Economia, Politica

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