Elezioni 2013, così funziona il “5 Stelle” “democrazia orizzontale” dal web al Parlamento

Elezioni 2013, così funziona il “5 Stelle” “democrazia orizzontale” dal web al Parlamento

Fonte e Link: http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2013/2013/02/26/news/elezioni_2013_come_funziona_il_movimento_cinque_stelle_democrazia_diretta_dal_web_al_territorio-53457887/?ref=HREC1-3

Oltre otto milioni di voti, 109 seggi alla Camera e 54 al Senato. L’organizzazione del Movimento 5 stelle, dai gruppi di base al vertice. La gestione e la visione di Casaleggio, cofondatore della piattaforma. E su tutto, la Rete e il rinnovamento della generazione politica di TIZIANO TONIUTTI

“IL WEB è più un’innovazione sociale che tecnica”. A dirlo è Tim Berners-Lee, “padre” del World Wide Web, una delle forme della Rete come oggi la intendiamo. Una definizione sovrapponibile senza difficoltà a quella del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. E degli oltre otto milioni di elettori che hanno segnato la loro preferenza per il primo non-partito ad entrare in maniera così massiccia in un Parlamento. E che chiedono una ridefinizione delle basi della partecipazione democratica alla vita del Paese, superando la rappresentanza offerta dai partiti, applicando i fondamentali “democrazia diretta”, orizzontale e non più verticale. Intervenendo nell’attività politica delle Camere “come cittadini e non come onorevoli” attraverso la consultazione della Rete e il lavoro dei portavoce della popolazione nelle sedi istituzionali.

Come funziona. I “precedenti” che l’ingresso del Movimento 5 stelle porterà nelle istituzioni sono importanti. Anzitutto, il M5s non è un partito, e si basa su un non-statuto, pubblicato sul sito di Beppe Grillo. Ogni attività del Movimento fa comunque riferimento a questo documento, assieme al programma politico a 5 stelle. Nel non-statuto sono contenuti i fondamenti del M5s, tra cui la mancanza di una sede fisica (sostituita da una nel “cloud”, il blog di Grillo). Ma oltre l’infrastruttura, che è la Rete, soprattutto si definisce la struttura di base. Che è quella costituita dalle liste civiche certificate e dai Meetup, le comunità digitali che organizzano incontri e attività sul territorio. Aperte a chiunque, è sufficiente iscriversi sul sito per essere informati su temi e attività nella propria zona. Una visione iperlocale della politica che di fatto sostituisce i circoli e le sezioni, divulgando le attività delle singole cellule a livello globale, e agendo nei perimetri dei quartieri e delle circoscrizioni. Il mito dell’Agorà digitale, la piazza telematica, o più semplicemente la Rete applicata al territorio, attraverso il web e applicazioni mobili, come quelle per la gestione dei Meetup. E come potrebbe essere tutta la politica dei prossimi anni: un’applicazione sociale, in un mondo che aggiorna le proprie applicazioni – economia, energia, lavoro, salute – quando ne sono pronte nuove versioni, come accade con gli smartphone. Una visione, che poi dovrà resistere alla prova dei fatti e alla vita quotidiana di un Paese.

Governo a 5 Stelle.
Per quanto riguarda l’attività parlamentare, l’esperienza a 5 Stelle si declinerà probabilmente attraverso gli stessi canoni che hanno definito le consultazioni locali e l’elezione dei candidati, come accaduto con le “Parlamentarie“. Un esperimento che ha visto i candidati a Camera e Senato pubblicare testi e video di presentazione sul web, per poi sottoporsi alle preferenze degli iscritti al Movimento. Una selezione che ha sollevato dubbi sul metodo di gestione: i candidati dovevano necessariamente aver partecipato a consultazioni amministrative precedenti, per il Movimento. Porta chiusa agli altri. Per il Parlamento, le cose potrebbero funzionare in maniera simile. Ovvero con l’iscrizione dei cittadini interessati ad esprimere la propria posizione al sito del Movimento, su cui presumibilmente verranno aperti spazi di informazione proposta e discussione su quanto avviene in Parlamento. Attraverso questa piattaforma il cittadino-utente parteciperà direttamente alle decisioni politiche che poi i deputati e senatori (in una sola parola, i portavoce) del Movimento faranno proprie in sede parlamentare.


Eletti, cittadini e “citoyens”.
Ma chi sono i parlamentari a 5 stelle, e che esperienze di governo hanno? Per la seconda domanda, la risposta è “nessuna”. Esistono però delle realtà amministrative come Parma e Palermo che vanno oltre l’esperimento di laboratorio sull’innesto tra la visione a 5 Stelle e la realtà del territorio. La Sicilia in particolare appare come un tornasole, con il governatore Crocetta che dice che “Con Grillo si può governare”, e con i portavoce del Movimento che partecipano attivamente all’amministrazione della regione. Uno scenario che potrebbe replicarsi a livello nazionale alla luce delle elezioni. I profili degli eletti, anzi dei “cittadini”, come i rivoluzionari francesi del 1789, si distinguono già dall’età, con la media di età degli eletti intorno ai 37 anni (33 alla Camera e 46 al Senato). Molte donne, tutti nomi nuovi. Dalla più votata in Italia alle parlamentarie, Paola Carinelli, milanese, 32enne e impiegata, a Giulia Sarti, la preferita in Emilia Romagna, animatrice estiva. Poi Federica Daga, numero uno alle parlamentarie del Lazio. C’è la “poetessa” romanesca Paola Taverna, che vive a Torre Maura. Roberta Lombardi, sempre romana, lavora nel settore del lusso “made in Italy”. E poi l’autore di “Sicari a 5 euro”, un libro inchiesta curato da Casaleggio Associati, Alessandro Di Battista. E poi il caso di Ivana Simeoni e Christian Iannuzzi, rispettivamente mamma e figlio, lei eletta al Senato e lui alla Camera. E Azzurra Cancelleri, eletta in Sicilia, sorella del capogruppo M5s all’assemblea regionale.

GUARDA I VOLTI DEI NUOVI DEPUTATI A 5 STELLE

Il vertice.
Il ruolo di internet nell’economia del Movimento 5 Stelle arriva fino al vertice, rappresentato dal binomio Grillo-Casaleggio, ma non appare coinvolgerlo. A internet il non-statuto riconosce un ruolo nelle fasi di “adesione al Movimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione” dei rappresentanti, che dal documento si configurano come il principio e la fine del Movimento. La dirigenza assume nel non-statuto un ruolo a quanto sembra puramente formale, tranne che per quanto riguarda le questioni di proprietà del marchio del Movimento, registrato a nome di Beppe Grillo. Un aspetto di impronta “aziendalista” che ha sollevato polemiche. Quanto avviene con il “marchio” in realtà può indicare una visione padronale del Movimento: in questo contesto Grillo e Casaleggio hanno le mani libere per fare e disfare. Questo è uno degli aspetti più controversi, risolto parzialmente da quanto si legge nel non-statuto, ovvero che il M5s “non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro”.  Si tratta di una piattaforma, con un proprietario, un capo politico e uno staff che la gestisce. Un ritorno alla burocratica realtà, accanto alla rivoluzionaria visione del Paese offerta dal programma a 5 Stelle. Un argomento con cui la nuova identità politica assunta dal Movimento dovrà confrontarsi. E sul tema, il web offre ironia e satira. Il primo bersaglio è naturalmente il “santone” Beppe Grillo, anzi “Peppe”. E a ruota gli aspetti fideistici del M5s, con gli attivisti dipinti come cultori di una nuova chiesa digitale, presi da problemi come le “scie kimike” e l’efficienza della Biowashball, sottintendendo l’esistenza di questioni più “serie” che dovrebbero impegnare le menti politiche. Aggiungendo magari il confronto e il contraddittorio con altre forze e altri pensieri. E con la stampa, senza distinzioni.

Casaleggio. Gianroberto Casaleggio è il cofondatore del Movimento 5 Stelle e numero uno di Casaleggio Associati, azienda che si occupa di strategie di rete. Viene indicato come l’ideologo del movimento. La figura imprenditoriale di Casaleggio nasce con il boom della new economy e si modifica dopo lo scoppio della “bolla”. Figura di spicco nell’Olivetti di Roberto Colaninno e poi manager di Telecom e amministratore della Webegg, Casaleggio a dispetto della lunga attività su internet non è una figura molto presente in rete. Più volte però si è esposto come volto non-occulto del Movimento 5 Stelle, l’ultima a piazza San Giovanni a Roma nella data conclusiva dello Tsunami Tour di Grillo, altre volte in interviste e lettere ai giornali. Non sono mancate le attenzioni su di lui quando i riflettori dell’informazione evidenziarono un collegamento con Enrico Sassoon, attualmente ex-membro del cda di Casaleggio Associati e personaggio dal curriculum importante nei rapporti internazionali: presidente del comitato affari economici dell’American Chamber of commerce in Italy, una carriera in Pirelli e la direzione della rivista Affari Internazionali, ora sotto la guida di Stefano Silvestri. Sassoon lasciò il board di Casaleggio dopo polemiche relative alla sua presenza agli incontri del gruppo Bildeberg, di cui fanno parte i nomi più pesanti dell’economia e della finanza internazionale. Stanze lontane da quelle del Movimento 5 Stelle, non necessariamente incompatibili con la “nuova democrazia” ma dalle categorie al momento distanti.

Ma la figura di Gianroberto Casaleggio (portato a sorpresa da Grillo sul palco di San Giovanni) appare più complessa di quella offerta dalle ricostruzioni giornalistiche: l’uomo è autore di testi e contributi multimediali su ipotetici scenari per il mondo e per il web. Una figura che in un mondo senza nazioni e barriere culturali verrebbe facile accostare proprio a quella di Tim Berners-Lee. Non un guru e non un ideologo, ma un tessitore di quella rete che è più sociale che tecnica. O più banalmente un silenzioso analista del futuro. L’elemento mai nominato, ma più presente del presente nei sogni programmatici del Movimento 5 Stelle. (26 febbraio 2013)



Categorie:Beppe Grillo, Politica

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