Italia fuori dall’Euro?

Italia fuori dall’Euro? 5 scenari possibili sul nostro futuro: uscire o rimanere?

Pubblicato il 14 03 2013 alle 13:19 da Federica Agostini

Fonte e Link: http://www.forexinfo.it/Italia-fuori-dall-Euro-5-scenari?utm_source=Forexinfo+Forex+Trading+Online&utm_campaign=4504d0bd66-forexinfo-daily-email&utm_medium=email

L’Italia, senza governo dalla metà di dicembre, è “de facto fuori dall’Euro”, ha detto Beppe Grillo in un’intervista al giornale tedesco Handlesblatt, perché molto presto verrà scaricata dai membri più ricchi; non appena questi abbiano recuperato il denaro investito e poi, ha detto il comico ormai politico genovese, “ci butteranno via come una patata bollente“.

Si può essere d’accordo o meno con la posizione di Grillo, ma la verità è che in questo momento la situazione in Italia non è affatto semplice.

Italia: la situazione in questo momento

Lo scorso venerdì, l’agenzia di rating Fitch ha apportato un downgrade sul debito italiano e da allora i tassi di interesse sui titoli di stato hanno ripreso la via della salita. Le ultime figure sul PIL, riportate per la fine del 2012, mostrano una contrazione trimestrale dello 0.9%: l’Italia continua ad indietreggiare.

In tutto questo, tra un governo che non c’è e un’economia sempre più dilaniata, aleggia la possibilità di un referendum sull’Euro: uscire, rimanere? Forse, mai come in questo momento, il futuro dell’Italia e dell’Eurozona sembra essere messo in discussione, sebbene i mercati finanziari (almeno per il momento) continuino a vedere il bicchiere mezzo pieno.

Ma cosa accadrebbe se l’Italia lasciasse l’Euro? E altrimenti, quali potrebbero essere gli scenari possibili per il futuro dell’Italia e dell’Eurozona?

1. Italia fuori dall’Euro: si torna alla Lira?

Ritornare alla Lira significherebbe dover convertire tutti i risparmi e tutti i depositi nella nuova valuta che sarebbe necessariamente svalutata rispetto alle altre e di valore naturalmente inferiore all’Euro. In termini reali, perdendo potere d’acquisto, saremmo tecnicamente tutti più poveri. Con il ritorno alla Lira, il potere monetario tornerebbe in Italia dove la svalutazione competitiva sarebbe necessaria alla sopravvivenza, oltre che pratica già nota con la vecchia Lira.

Il problema maggiore, tuttavia, nasce da una domanda: a quel punto, chi “manterrebbe” il nostro debito, anch’esso convertito in Lire? Dal punto di vista degli investitori si tratterebbe di una perdita in termini reali e le conseguenze di avere un debito che dall’Euro viene convertito in Lire sembrano piuttosto facili da immaginare.

2. Ristrutturare il debito: non prima del default

La ristrutturazione del debito è in genere la naturale conseguenza del default. Lasciare che l’Italia arrivi a tanto, rappresenterebbe senza ombra di dubbio un azzardo pericoloso per gli altri Stati Europei. Ma un taglio ai tassi di interesse sulle obbligazioni già accordate sarebbe un duro colpo per le banche italiane, e per le imprese, visto che il 63% del debito è detenuto a livello nazionale.

La conseguenza è che l’Italia vivrebbe periodi davvero difficili nel tentativo di finanziare nuovo debito, dopo aver prosciugato le tasche dei cittadini; specie se tutto ciò accadesse poco dopo aver lasciato l’Euro e aver perso dunque il supporto della Banca Centrale Europea.

3. Tra austerità e crescita: si fa quel che si può

Se l’Italia dovesse rimanere nella zona Euro, evitando così la ristrutturazione del debito, sembra inevitabile il proseguimento del percorso sulla via dell’austerità. L’Italia potrebbe continuare a finanziare il proprio debito, eventualmente con l’aiuto della BCE, sempre seguendo le condizioni di austerità e crescita.

Non è questa la sede per discutere se e come “austerità” e “crescita” possano stare bene insieme nella stessa frase. Certo è che in questa situazione in cui l’Italia “tenta di cavarsela” non mancheranno nuovi dibattiti sulla possibilità di lasciare la moneta unica o di ristrutturare il debito.

Tuttavia, se l’Eurozona non riuscisse a trovare una soluzione concreta ai profondi e radicati problemi dell’Italia, l’inevitabile conseguenza sarebbe la scelta, da parte dell’elettorato forse, di lasciare definitivamente l’Euro, con annesse perdite di creditori e investitori.

4. Italia: addio indipendenza

Si dice che “a mali estremi, estremi rimedi“, dunque è impossibile escludere l’eventualità che l’Italia perda la propria indipendenza nazionale e venga sottoposta alla “gestione” (diciamo così) di un’amministrazione controllata da parte delle autorità europee. Nel bene o nel male, nel novembre del 2011 quando l’Italia era nel baratro, la nomina di un Governo Tecnico è stata in parte una perdita di sovranità nazionale.

Ma questo fa parte della vita comunitaria: fin dove ci si può spingere per evitare il “contagio”? L’ultimo risultato elettorale, così confuso e ancora troppo incerto, espone potenzialmente l’Italia a che ciò si ripeta; con 16 dei partner dell’Eurozona che spingono per ottenere la loro vittoria.

5. Gli Stati Uniti d’Europa

In questo quinto scenario, si ripete la perdita d’indipendenza dell’Italia, ma in un quadro più ampio in cui l’unione monetaria ed economica si estende a quella fiscale e politica.

Questo finale era sicuramente parte del disegno più ampio dell’Unione Europea, ma allo stesso tempo non sarà certo facile che avvenga nel breve termine. A prescindere dalla Germania, dove quest’idea non piace affatto, i leader europei ritengono che questo sia uno scenario più che plausibile, sebbene è certo che non saranno più in carica se e quando, questo si dovesse concretizzare.

“Mettiamo fine a questo Euro”

In questo momento fatto di forti incertezze, intensifica la corsa all’oro, il bene considerato rifugio di ogni sempre. Svincolato da questioni nazionali e politiche, l’oro non può essere svalutato a comando, neanche con un referendum. Tradizionalmente, quando le crisi peggiorano, la corsa all’oro si fa più affannata perché garantisce maggiore autonomia, indipendenza e libertà d’azione.

Ma è altrettanto innegabile che “l’antipatia per l’Euro” sembra in rapida diffusione tra i paesi della zona Euro. In Germania, la patria dell’Austerity, nasce in questi giorni Alternative für Deutschland (AFD), il nuovo partito euro-scettico che inneggia: “Mettiamo fine a questo Euro”.

Ma a settembre si terranno le elezioni in Germania, con un governo euro-scettico alla guida del paese “motore” della zona Euro, che ne sarebbe della moneta unica?



Categorie:Economia, Politica

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