The Economist: i leader europei? Dei sonnambuli che attendono il disastro

The Economist: i leader europei? Dei sonnambuli che attendono il disastro

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 Economia internazionale

di Vittoria Patanè – 25 May 2013 – 18:28

L’Economist, uno dei più importanti settimanali del mondo, dedica la copertina del proprio giornale ai leader europei. Ci sono tutti: da Hollande a Rajoy, da Draghi a Letta. In testa? Ovviamente Angela Merkel.

L’articolo che si riferisce alla copertina non è certo tenero nei loro confronti, come si evince da titolo e sottotitolo: “I sonnambuli, in attesa del disastro”. Incapaci di fronteggiare la crisi, più complici che combattenti, i vertici del vecchio continente ne escono con le ossa rotte.

Di seguito la traduzione.

I sonnambuli in attesa del disastro.

Nell’Eurozona, disperatamente bisognosa d’aiuto, nessuna notizia è una cattiva notizia.
Forse ve lo siete perso, ma questa settimana si è tenuto un summit dell’Unione Europea. Nel corso di un nutriente pranzo di lavoro, primi ministri, presidenti e cancellieri europei hanno devoluto metà del loro mercoledì pomeriggio a trattare pesanti problemi di energia e tasse. Sono passati i tempi delle terrificanti sessioni dell’anno scorso, in cui si parlava dell’imminente fallimento dell’euro. Oggi, si legge nella nota diramata dai leader europei, molte riforme sono state messe in atto in molti Paesi dell’Eurozona e alcune Nazioni del sud stanno ricominciando a guadagnare competitività. La questione indebitamento dei governi è stata rinchiusa in una scatola chiusa. Nessuno pretende che la vita sia facile; gli europei capiscono che il duro lavoro e i sacrifici dovranno continuare. Ma il peggio è passato.

Questa è la favola rassicurante e coloro che sono divorati dalle Wagneriane dimensioni della saga-euro (ma chi sono?) sono impazienti di crederci.

Sfortunatamente, l’idea che l’euro sia un problema di ieri è una pericolosa invenzione. In realtà, i leader europei sono dei sonnambuli che si muovono all’interno di una terra economicamente desolata.

Qualcuno chiami un’autombulanza per sonnambuli, velocemente

L’economia dell’Eurozona ha appena superato quota sei trimestri consecutivi di contrazione GPD. Il malessere si è diffuso anche alle nazioni più forti, incluse Finlandia e Danimarca, che hanno vissuto entrambe una recessione nel primo trimestre dell’anno. Le vendite al dettaglio sono crollate. La disoccupazione, sopra il 12%, è a livelli record – con uno spagnolo su quattro senza lavoro.

Nonostante i tagli alle spese, i deficit dei governi sono persistenti e alti. La somma dell’indebitamento di governi, privati e imprese è ancora eccessiva. Le banche sono sottocapitalizzate e gli investitori internazionali sono preoccupati per le perdite ancora da determinare. Sebbene i tassi d’interesse siano bassi, molte imprese del sud Europa stanno affrontando una durissima stretta creditizia. Tutto ciò sta causando difficoltà economiche oggi e spazzerà via qualsiasi possibilità di crescita nel futuro.

L’Eurozona probabilmente non andrà incontro al collasso, ma la calma che si respira a Bruxelles non è un segno di guarigione, bensì di declino.
Per il bene di tutti, i leader europei dovrebbero svegliarsi dal loro letargo. Dovrebbero capire che se non fanno niente, l’Eurozona andrà incontro alla stagnazione e al tracollo – forse ad entrambe contemporaneamente.

Dopo anni di crisi, la lista di cose da fare è chiara. Il compito più urgente è quello di tagliare il legame tra banche e governi troppo deboli per supportarli. Questo era lo scopo dell’unione bancaria fino all’anno scorso. Ma, man mano che la pressione è salita, l’unione è rimasta intrappolata tra tecnicismi e argomentazioni riguardanti quanto lo storico debito delle banche dovrebbe essere messo da parte – quanto, in altre parole, i tedeschi, i finlandesi e gli olandesi dovrebbero sobbarcarsi i problemi degli altri.

Questo ritardo è sempre più nocivo. Le banche europee hanno bisogno di fondi di qualsiasi tipo. L’America si è ripresa prima dell’Europa non solo perché c’è stata meno austerità, ma anche perché ha rapidamente riorganizzato le sue banche in modo che esse potessero concedere nuovamente prestiti.

Inoltre, l’Eurozona ha bisogno di riforme che incoraggino la crescita. L’UE dovrebbe estendere il mercato unico anche ai servizi. Invece di tracciare dei confini, dovrebbe perseguire un accordo sul libero mercato, ampliando l’offerta verso gli Stati Uniti, il suo principale partner commerciale. E dovrebbe anche attenuare le misure di austerità attraverso tagli al budget e utilizzando i soldi provenienti dai Paesi centrali per investirli nelle riforme riguardanti l’occupazione giovanile e la ripresa delle piccole-medie imprese delle zone periferiche.

Chiaramente, la ragione dei mancati interventi di oggi non è la scarsità di cose da fare, ma la scarsa volontà di farle. Questo iato è parzialmente causato dalla scadenza di settembre delle elezioni tedesche, la Nazione più importante dell’Unione. Ma ci sono anche ragioni più profonde. Tra gli elettori europei sta crescendo un forte risentimento verso i rappresentanti politici interni e i leader europei. In Francia il Presidente, Francois Hollande, è paralizzato da uno scandalo e da una fiducia che si ferma al 24%. Una recente ricerca compiuta dal Pew Research Centre ha dimostrato che il numero degli elettori francesi favorevoli all’UE è crollato dal 60% del 2012 al 41% di oggi, ancora meno che nell’Euroscettica Inghilterra. L’italia è impantanata nella recessione e non sembra essere ancora capace di mettere in atto una piano politico coerente volto a cambiare le cose.

Nello stesso tempo, gli elettori vogliono mantenere la moneta unica: in Grecia il 70% dei cittadini vuole ancora l’euro, nonostante il Paese abbia sofferto una crisi di gran lunga peggiore rispetto a quella vissuta dalle altre Nazioni. Negli ultimi anni in Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Paesi Bassi il voto ha più volte dimostrato la volontà popolare di rimanere nell’Eurozona.

Questa è la ricetta dell’inazione. Da un lato gli elettori vogliono che l’Eurozona rimanga unita. Dall’altra i leader non vogliono affrontare le difficili riforme necessarie per uscire dalla crisi.

È passato del tempo da quando i mercati hanno chiesto ai politici di risolvere questa contrazione. È stata la minaccia del panico finanziario che ha fatto si che i leader dell’Eurozona mettessero in atto politiche di salvataggio e promettessero riforme. Ma i mercati finanziari sono stati anestetizzati da quando Mario Draghi, presidente della BCE, ha promesso ’di fare qualsiasi cosa per proteggere l’euro del collasso. Gli speculatori sanno che scommettere contro la moneta unica potrebbe causare incredibili perdite.

Campanello d’allarme

Mario Draghi aveva ragione quando ha deciso di guadagnare tempo. Aveva anche ragione quando ha deciso di dare alla BCE i mezzi per contrastare la speculazione. Il problema è che i politici stanno sprecando l’opportunità di mettere in atto le riforme.

Gli ottimisti dicono che tutto andrà meglio dopo le elezioni tedesche, quando i loro leader avranno il mandato per riformare l’Eurozona. Ma la riluttanza tedesca a guidare o a pagare per il resto d’Europa ha radici più profonde. Inoltre, Fraincois Hollande si dispiace che l’alleanza Franco-tedesca, sempre centrale nell’evoluzione del continente, sia venuto meno.

E se i leader dell’eurozona inciampassero? Come il Giappone l’Europa sarà in ombra per gli anni a venire. Il costo sarà misurato in termini di disillusione, comunità sociali arrugginite e vite sprecate. Ma a differenza del Giappone, l’Eurozona non ha coesione.

Per tutto il tempo in cui stagnazione e recessione stresseranno la democrazia, l’Eurozona rischia un fatale rigetto popolare. Se i sonnambuli tengono alla loro valuta e alla loro gente, devono svegliarsi.

Traduzione a cura di Vittoria Patanè. Fonte: The Economist

NOSTRO COMMENTO: ha ragione l’Economist,  in Europa  stiamo dormendo.

 



Categorie:Economia, Politica

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