Camilleri: L’ITALIA CHE SOGNO? E’ NELLA STANZA DI DE GASPERI

L’ITALIA CHE SOGNO? E’ NELLA STANZA DI DE GASPERI

di Andrea Camilleri – 28 Maggio 2013
“Finché avremo l’anomalia Berlusconi il sogno di un’Italia pacificata non potrà mai avverarsi. Forse, una volta scomparso lui dalla scena politica, i capi dei partiti potranno di nuovo riunirsi in una stanza e concorrere tutti a un discorso comune per il bene del Paese”
Fonte e Link: http://www.cadoinpiedi.it/2013/05/28/litalia_che_sogno_e_nella_stanza_di_de_gasperi.html#anchor

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E’ in libreria per i tipi di Chiarelettere il nuovo libro di Andrea Camilleri, “Come la penso”, un esaustivo ventaglio degli scritti e dei discorsi dell’Autore siciliano.
Il blog lo ha intervistato.

La costruzione del futuro passa anche dalla lotta alle mafie e all’illegalità. Trova delle differenze rispetto al passato, riguardo alla lotta alla criminalità e alle connivenze con lo Stato? A che punto siamo, oggi, sotto quest’aspetto?

Nei primissimi anni del ‘900, nella tratta che andava da Palermo a Termini Imerese, venne rinvenuto assassinato con 24 coltellate l’allora direttore generale del Banco di Sicilia. La cosa fece un clamore enorme: l’indagine portò alla luce che si trattava di un delitto mafioso perché questo direttore generale si era rifiutato di piegarsi alle richieste di boss mafiosi di grossa importanza, i quali (si scoprì in seguito) non agivano per conto proprio, ma per conto di alcuni politici, in testa a cui c’era l’onorevole Palizzolo. Di questo processo si sono dimenticati tutti in Italia, eppure già da allora era chiara la collusione tra mafia, banche e politica.
Naturalmente sin da allora si iniziò con il negare che la mafia c’entrasse o addirittura che esistesse, questa storia che la mafia non esisteva è durata a lungo, poi si accorsero che esisteva e il primo a accorgersene fu Mussolini quando giunse in Sicilia per la prima volta, nel 1924. Accompagnato dalla scorta, il duce salì sulla macchina del sindaco di allora; costui, però, era un boss mafioso e gli disse: “Eccellenza, non c’è bisogno di tutta questa scorta, basto io”. Mussolini si infuriò, tornò a Roma e mandò giù il prefetto di ferro, Cesare Mori.
Come dice Leonardo Sciascia, “l’unica libertà che i siciliani conobbero sotto il fascismo fu di essere stati liberati dalla mafia”.
La mafia tornò in auge con lo sbarco degli americani in Sicilia, quando – faccio un solo esempio – 60 paesi dei comuni della provincia di Palermo vennero direttamente amministrati da mafiosi conclamati, risvegliati dal sonno e messi lì dalle forze alleate americane.
Da allora la mafia continua a esistere, ma non per tutti, non per esempio per l’arcivescovo di Palermo, Ruffini, che sosteneva che la mafia era un’invenzione dei giornalisti cattivi.
Preso atto a suon di bombe che la mafia esisteva, lo Stato ha iniziato a combatterla.
Ci sono stati dei magistrati, dei poliziotti, carabinieri, che l’hanno combattuta sul serio, si chiamano Falcone, Borsellino…, ma potrei fare un elenco interminabile di siciliani che hanno combattuto la mafia e si sa come sono finiti. Poi c’è stata un’altra grossa guerra alla mafia, che però era una strana guerra, in quanto la mafia risultava vincitrice, perché veniva regolarmente eletta, come al tempo degli americani, e faceva parte del nostro Parlamento.
Diciamo che la mafia è anche le collaterali attività di criminalità organizzata tipo camorra, basta guardare quello che è successo all’onorevole Cosentino, che appena non è più stato onorevole è stato tradotto nelle carceri. Fino a quando si permetterà a gente sospettata, non dico di collusione, ma di un minimo di rapporto con la mafia di avere cariche pubbliche, che vanno dall’Amministrazione comunale al Parlamento, la guerra con la mafia sarà sempre perduta.

Qual è il lascito, la consegna morale e culturale che uno scrittore trasmette al suo pubblico attraverso, appunto, i suoi scritti?

L’autore ha solo il dovere di lasciare i suoi libri. Se poi dentro a questi libri c’è un piccolissimo tentativo di indicare quelle che secondo l’autore sono delle norme di esistenza civile che possono fare il bene e la convivenza civile di tutti, questo è bene, se non ci sono pazienza.

Nel libro Lei rievoca alcuni ricordi della sua fanciullezza. C’è un diaframma tra l’Italia che ricorda, con le sue speranze e le attese per il futuro, e l’Italia di oggi?

Non è tanto una immagine da bambino, è una immagine da adulto… Io sono stato iscritto al Partito Comunista dal 1944, che non era clandestino, perché la Sicilia, dopo lo sbarco degli Alleati, era già territorio liberato. Quando finì la guerra, il capo del governo di allora, De Gasperi, venne chiamato a Parigi: era la prima volta che un rappresentante italiano parlava ai vincitori: russi, americani, inglesi…
Ascoltai il suo discorso attraverso un cinegiornale, iniziava con queste parole: “Sento che in questa sala tutto tranne la vostra personale cortesia è contro di me e il mio paese”.
Questo bellissimo discorso di De Gasperi, mio avversario politico, perché De Gasperi era Democratico Cristiano, a quanto racconta Gorresio venne scritto la notte prima in una stanza di albergo con la collaborazione di Sforza, Togliatti e altri politici italiani di diversi partiti politici. Ecco, io vorrei che l’Italia potesse ritrovarsi come in quella stanza quella notte.
Ora il problema è uno e solo uno, e bisogna dirlo fuori dai denti: fino a che noi avremo in Italia l’anomalia Berlusconi il sogno di quella stanza non potrà mai avverarsi.
Forse una volta scomparso Berlusconi dalla scena politica italiana i capi dei partiti potranno di nuovo riunirsi in una stanza e parlare, concorrere tutti a un discorso comune per il bene dell’Italia.

NOSTRO COMMENTO: Siamo d’accordo con Camilleri: “Finché avremo l’anomalia Berlusconi il sogno di un’Italia pacificata non potrà mai avverarsi. Forse, una volta scomparso lui dalla scena politica, i capi dei partiti potranno di nuovo riunirsi in una stanza e concorrere tutti a un discorso comune per il bene del Paese” E’ così!



Categorie:Politica

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