Per una rivoluzione copernicana in economia

fotoioppoloDall’ ottimo e interessante sito del Prof. Nando Ioppolo mandiamo in onda alcuni video interessantissimi che, sono certo, serviranno a chiare le idee in materia economica
FONTE E LINK: http://www.nandoioppolo.org/

EUROPA DEI POPOLI O DELLA FINANZA? INTERVISTA A NINO GALLON
I SACRIFICI DI MONTI SONO INUTILI E DANNOSI

Fonte:ALBAMED
Pubblicato in data 19/apr/2013
ACCADEMIA DELLA LIBERTA’
PER LA TUA SOVRANITA’
http://www.youtube.com/ALBAMED
http://accademiadellaliberta.blogspot…
http://www.scribd.com/doc/98160383/PE…
http://accademiadellaliberta.blogspot…

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Nando Ioppolo di Elia Menta – Economia Criminale – Massacro e Genocidio attraverso l’economia
Fonte: MilleBolleblu DellUniverso

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Pubblicato in data 18/feb/2013
Intervista a Nando Ioppolo – a Cura di Elia Menta
http://perchiunquehacompreso.blogspot…

VideoMaker e Regista – danielefarinavideo
http://www.youtube.com/watch?v=F5DGG-…

IL “MODELLO” DEL PENSIERO UNICO IN ECONOMIA
http://www.circolodegliscipioni.org/i…

Il progetto di sviluppo che è stato perseguito bipartisan dai governi che si sono succeduti fino ad oggi alla guida della seconda repubblica in ossequio al Pensiero economico pseudo-liberista oggi egemone è in sintesi il seguente:

1)insistiti tagli della spesa pubblica improduttiva (specialmente sociale) consentirebbero di rimborsare corrispondentemente il debito pubblico, alleggerire il peso degli interessi su di esso e contrarre in prospettiva la pressione tributaria onde promuovere i Consumi interni e, di conserva, gli Investimenti, l’Occupazione e il Reddito. Il nostro debito pubblico, peraltro, sarebbe la grave eredità della prima repubblica e delle sue eccessive spese clientelari per assistenza e corruzione, ma dovremmo rimborsarlo comunque, senza però gravarlo sui detentori di Capitali mobili, sulla Rendita o sui patrimoni, ma solo sui lavoratori, sui pensionati, sugli utenti dei servizi sociali, sulle imprese e sui ceti medi;

2)la precarizzazione e la moderazione salariale, unite alla riduzione progressiva della pressione fiscale e della incidenza della corruzione sulla spesa pubblica, renderebbero più competitive le imprese nazionali sui mercati internazionali e lo stesso avverrebbe grazie all’euro “forte” che ci permetterebbe di acquistare più a buon mercato le nostre Importazioni “necessarie” quali le materie prime e l’energia;

3)queste stesse manovre, così come ogni trattamento di favore (anche fiscale) verso i detentori di Capitali, contribuirebbe pure a tenere bassa l’inflazione, il che accrescerebbe ulteriormente la competitività internazionale del made in Italy, mentre, insieme all’euro “forte”, attrarrebbe Capitali da tutto il mondo facendo conseguentemente crescere il nostro indice di borsa e calare il saggio di interesse, il che dovrebbe rendere meno costosi gli Investimenti, e quindi promuovere anche l’Occupazione e il Reddito.

4)in ogni caso, questo è ciò cui ci siamo impegnati a Maastricht, e, insieme, è ciò che ci chiedono concordemente di fare le autorità comunitarie, le agenzie internazionali di rating, gli esperti economici, i media e le forze politiche. E questo è anche ciò in cui crederebbero tutti gli italiani “con la testa sulle spalle”.

Come non insistere, dunque, nell’adozione di queste ricette pur se i risultati tardano a farsi vedere? Eppure queste ricette pseudoliberiste non sembrano avere per niente sortito i benefici effetti promessi per la nostra economia, in quanto la contrazione deflattiva del mercato interno non è stata compensata da un miglioramento del saldo Export-Import, anche a causa di euro troppo “forte” e dunque non “vero”.
Conseguentemente, insieme alla precarizzazione è aumentata la disoccupazione e sono andate in progressiva decozione sia le imprese mercantili che operano sul mercato interno sia quelle che, come nel nordest, operano sul mercato internazionale. Contraendosi la ricchezza nazionale, sono andati in crisi anche le libere professioni e i ceti mercantili, e, in definitiva, i ceti medi, i primi a crescere quando una economia si espande e i primi a soffrire quando l’economia si contrae.
E mentre calava il PIL “reale” per via degli effetti recessivi delle manovre deflattive, calavano pure le entrate tributarie, poiché le imposte si pagano in proporzione al Reddito e, calando il Reddito, calano necessariamente anche le imposte. Più precisamente, le entrate tributarie sono calate in Europa in ragione di circa il 40-45% della contrazione recessiva del PIL, con la conseguenza che i rimborsi del debito che sono stati così operati sono stati un sottomultiplo del calo di PIL da essi provocati, e, in Italia, non sono nemmeno riusciti a pareggiare gli interessi passivi sul debito pregresso.
Calando il denominatore del rapporto debito/PIL più del suo numeratore, del resto, il rapporto debito/PIL non può che peggiorare nel tempo invece di migliorare a misura che per operare rimborsi si praticano tagli deflattivi e inasprimenti fiscali sui ceti Consumatori anziché sui ceti Risparmiatori e sui patrimoni!
In tal modo, di fronte all’impoverimento generalizzato del 99% delle popolazioni, gli unici ambienti che si sono avvantaggiati di queste scelte economiche sono stati solo gli ambienti creditizio-finanziari e i ceti possidenti, la cui ricchezza vale sempre di più quanto più vanno in sofferenza i ceti mercantili ed ancor più cresce oggi grazie a scelte e contesti esclusivamente “graditi” ai detentori di Capitali, pur se recessivi.

Audit Comune di Milano

Fonte:circolodegliscipioni•

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Pubblicato in data 16/nov/2012
Studiando il nostro bilancio comunale abbiamo costatato che quasi tutti i consiglieri che approvano o votano contro un bilancio comunale non hanno in realtà la più pallida idea di come siano allocate le risorse rappresentate in quel bilancio e quale sia il segno politico, se davvero ce n’è uno, delle scelte sottese. L’affermazione ricorrente per cui “i soldi non ci sono”, che per un politico dovrebbe essere priva del minimo senso, in quanto il livello politico è quello che sceglie la allocazione delle risorse, e, alla peggio, sceglie quante risorse stornare da una spesa a un’altra, va tradotta in “non ho la più pallida idea se e quanti soldi ci siano e come siano allocati”. Per comprenderlo meglio, basta riflettere sull’affermazione assurda per cui non ci sarebbero i soldi per un terremoto! Ma lo stesso è per il welfare, almeno in tempi duri come questi! E basti pensare che per un comune come Milano, dare un assegno integrativo annuo di, poniamo, € 7500 euro ai 20.000 capifamiglia milanesi che soffrono il maggiore disagio sociale e che costituiscono il 5% del totale (20.000 = 5% 400.000), costerebbe appena 150 mln, a fronte di bilanci annui sui 4/5/6 mld e, almeno, a fronte di maggiori introiti per 138 mln stimati dalla maggiorazione della addizionale IRPEF (con esenzione ai redditi sotto i € 33.500) e per 218 mln dalla IMU-2° casa! La spiegazione risiede nel modo in cui si arriva alla redazione di un qualsiasi mega-bilancio, in quanto viene redatto sulla base dei sub-bilanci presentati dai responsabili delle varie “funzioni” in cui si articola l’attività dell’ente da rendicontare. Questi sub-bilanci, a loro volta, sono il risultato della somma di tutti i sub-bilanci di livello inferiore, i quali, a loro volta, sono quasi sempre il risultato della somma di ulteriori sub-bilanci di livello ulteriormente inferiore, che, a volte, sono anch’essi il risultato della sommatoria di ulteriori sub-bilanci. Accade, però, che ogni funzionario incaricato di redigere il suo sub-bilancio tenda per istintiva gelosia di ruolo a non comunicare la scarsa utilità del modo in cui una spesa a lui affidata venga utilizzata nel concreto a causa dello scarso successo presso l’utenza o della mancanza di essenziali condizioni personali o tecniche. Egli teme infatti che gli venga tagliata l’anno successivo la somma corrispondente e sente sminuire in corrispondenza il suo potere, per quanto piccolo esso possa essere. Solo se il suo superiore incaricato della redazione del bilancio si accorge autonomamente della incongruità amministrativa può tenerne conto, ma anche in questo caso è possibile che si manifesti una ulteriore istintiva gelosia di ruolo, in quanto anche il funzionario superiore teme che gli vengano tagliati quei fondi e tenterà prima di contrattare con il funzionario di livello inferiore una riallocazione delle risorse interna alla funzione, anche se questa riallocazione è in tutto o in parte illecita! E lo stesso vale anche salendo di livello, e senza bisogno di scomodare il malaffare. La corruzione della casta politico-amministrativa è una realtà arcinota, ma, come si vede, gli sprechi della casta non sono tutti sempre e solo dovuti a malaffare. Questa è, in buona sostanza, anche la ragione per cui i tagli tendono ad essere “orizzontali” anziché “mirati”, perchè per potere “mirare” occorre una sufficiente mappatura delle risorse, per realizzare la quale occorre incaricarne appositamente uno o più funzionari, cosa che raramente viene fatta, almeno fino ad oggi, da qualche amministrazione territoriale come funzionale, con il risultato finale che solo nelle amministrazioni abbastanza piccole i funzionari superiori hanno una sufficiente conoscenza di questa mappatura. Come giungere allora a un bilancio “partecipato” se non vi “partecipano” nemmeno i consiglieri incaricati di approvarlo e gli assessori incaricati di applicarlo? Urge pertanto a Milano, come ovunque, la nomina di uno o più ispettori incaricati della mappatura delle risorse, che, avvalendosi pure di collaboratori, studino nel concreto l’amministrazione comunale facendo accesso ai locali e alle pezze giustificative al fine di registrare questa mappatura e riferirne continuamente agli assessori e al sindaco. Davvero non si vede come meglio spendere il denaro comune se non così! Solo così, infatti, si può sottrarre il livello politico al continuo ricatto e boicottaggio, maneggione come ingenuo, esercitato dal livello amministrativo, che sottrae l’elemento-base necessario al livello politico per esercitare il suo ruolo: la conoscenza concreta delle cose!
…………………..www.circolodeglis¬cipioni.org



Categorie:Economia, Politica

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