Letta si appella alla «responsabilità»:un delitto fermare il governo….

Letta si appella alla «responsabilità»:un delitto fermare il governo Ma il premier avverte: non mi farò logorare. Telefonata al Cavaliere

Fonte e Link: http://www.corriere.it/politica/13_agosto_03/letta-governo-responsabilita_144d5b28-fbfe-11e2-a7f2-259c2a3938e8.shtml

 lettaROMA – «La vita del governo dipende dallo stato d’animo di Berlusconi, che può cambiare da un momento all’altro… Se il sistema nervoso del Cavaliere regge si va avanti, altrimenti tutti a casa». La premonizione, confidata al premier al mattino da un ministro del Pdl, prende forma bruscamente alle otto di sera, quando Enrico Letta si ritrova di colpo sull’orlo del precipizio. Ma il capo dell’esecutivo non resterà alla guida del governo a ogni costo, non si farà logorare dal Pdl (né dal Pd) per meri obiettivi elettorali e non accetterà di «vivacchiare» pur di restare attaccato alla poltrona di Palazzo Chigi: «Basta minacce e basta ultimatum – è il suo stato d’animo -. Se ci sono le condizioni vado avanti, altrimenti sarò io stesso a spegnere la luce».

Le larghe intese sono nelle mani di Berlusconi e la drammatizzazione delle ultime ore conferma che la crisi si può aprire da un momento all’altro, vanificando cento giorni di lavoro in cui Letta ritiene di aver dato il massimo. «Sarebbe un delitto non andare avanti, perché il lavoro comincia a dare i suoi frutti. Sarebbe un delitto se tutto si fermasse malamente…». Così ha parlato Letta ai gruppi di Scelta civica, nel pomeriggio, già allarmato per gli umori neri che filtravano da Palazzo Grazioli. Le conseguenze della sentenza il premier le ha messe nel conto, eppure confida nel senso di responsabilità di Berlusconi, al quale ha telefonato per esprimere umana comprensione e vicinanza e al quale avrebbe chiesto di non fare scelte affrettate.

Giornata drammatica, scandita dai continui contatti con il Quirinale, dall’incontro con Schifani a Palazzo Chigi, dalle riunioni di emergenza con Franceschini e dai confronti, anche duri, con Alfano. Al suo vice il premier ha dovuto ripetere che il Paese non può permettersi di tornare alle urne proprio quando, grazie ai sacrifici degli italiani, si vedono i primi segnali di ripresa: «Se in una giornata così difficile lo spread è stabile, vuol dire che i fondamentali sono stabili». Se invece cadesse il governo, gli italiani si ritroverebbero a dover pagare tra settembre e dicembre sia la prima che la seconda rata dell’Imu… Scatterebbe l’Iva e gli esodati resterebbero in mezzo al guado.

La guerra di nervi si gioca anche a colpi di sondaggi. Il Pdl registra una impennata di consensi per Berlusconi. Da Palazzo Chigi – dove si valuta anche lo scenario di una imminente sfida con Matteo Renzi per la premiership – accreditano un Letta secondo solo a Napolitano quanto a gradimento personale. E sottolineano un dato: la stragrande maggioranza degli elettori del Pd e del Pdl non vuole che la sentenza incida sul destino dell’esecutivo. «Il Paese ha bisogno di essere governato e non considero che il logoramento faccia parte degli interessi del Paese – è il monito di Letta -. Io spero prevalgano gli interessi generali, sono convinto che questo accadrà». Un’altalena estenuante, cauta fiducia mista a forte preoccupazione: «Sono consapevole che il momento è delicato, ma prima di tutto viene l’Italia». La determinazione a «fare le cose» e la presa di distanza dalle vicende giudiziarie. Berlusconi incandidabile? «Da quello che ho capito c’è solo da applicare la legge – risponde Letta – non ci sono elementi di discrezionalità».

E se molti dubitano che il governo possa continuare la sua battaglia contro l’evasione, lui giura che tirerà dritto «con la massima determinazione». Letta naviga a vista, nervi saldi e bussola in mano. Ai partiti il premier ha promesso un «patto di coalizione» che, se la barca delle larghe intese supererà lo scoglio più alto, si concretizzerà in un documento programmatico, i cui capisaldi saranno legge di stabilità e semestre italiano di presidenza in Europa.

IL NOSTRO COMMENTO: sentite cosa dice il nipote di Giovanni Letta del PDL: «Sarebbe un delitto non andare avanti, perché il lavoro comincia a dare i suoi frutti. Sarebbe un delitto se tutto si fermasse malamente.. Io spero prevalgano gli interessi generali, sono convinto che questo accadrà»..»

Ora io mi chiedo, unitamente a molti milioni di Italiani (mi auguro!) come si fa ad esternare simili giudizi? Voglio farLe io una domanda, Presidente Letta: Lei credeva e crede veramente che era possibile governare assieme a Berlusconi?  Se la risposta è “SI” Le devo dire due cose: 1) O Lei è un ingenuo, ma, mi rifiuto di crederlo, perché è in politica da tanti anni 2) o Lei ha voluto tentare una nuova esperienza con le “larghe intese” per non scontentare il Presidente Napolitano, pur conscio che un tal Governo non avrebbe potuto avere lunga vita. Propendo per questa seconda ipotesi perché Lei non è uno stupido. Ma ora che intende fare? Il Cavaliere ha una sentenza definitiva resa dalla Suprema Corte di Cassazione che lo ha condannato definitivamente per frode fiscale. Vuole continuare ad andare avanti e unirsi con gente come Bondi che paventa una “guerra civile”, non rendendosi conto, probabilmente, che il popolo Italiano già ridotto alla fame, prima da Berlusconi, subito dopo da Monti, non aspetta altro. Ove mai vi fosse una “guerra civile” la prima bastonata in testa il Popolo la riserverebbe, proprio a Lui, Sandro Bondi. Vede con chi si è alleato e vorrebbe continuare ad allearsi! Con la giustizia il Cavaliere è solo all’inizio quanto prima ci sarà Ruby e poi altri scogli che sarà difficile possa superare. Se Lei, Presidente Letta, ha deciso di aiutarlo lo faccia pure, ma, se ne esca dalle fila del PD. Si unisca a suo zio, Gianni Letta, molto vicino al Cavaliere. Così starete tutti in famiglia.

 

  



Categorie:Politica

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