OCSE, i dati fotografano in modo impietoso la grave situazione di crisi

OCSE, i dati fotografano in modo impietoso la grave situazione di crisi

Fonte e Link: http://www.italiadeivalori.it/interna/21241-ocse-i-dati-fotografano-in-modo-impietoso-la-grave-situazione-di-crisi

ripresaI dati diffusi dall’Ocse sul debito sovrano e sull’alta disoccupazione, che rischia di diventare strutturale, fotografano in modo impietoso la grave situazione di crisi che sta attraversando il nostro Paese. L’Italia, infatti, risulta essere l’unico tra i paesi avanzati a registrare una contrazione del Pil dell’1,8% nel 2013. Questi dati  uniti a quelli sulla disoccupazione, in particolar modo giovanile, che hanno fatto registrare record negativi, confermano che, se non vi sarà un’immediata inversione di tendenza, la tensione sociale continuerà a salire con il rischio che sfoci in situazioni pericolose e difficilmente gestibili. Noi dell’IdV abbiamo più volte denunciato l’immobilismo dell’attuale Governo in materia di politiche economiche e l’iniquità delle scelte messe in campo. Fino ad oggi, infatti, il conto della crisi è stato presentato solo alle fasce sociali più deboli della popolazione, mentre i corruttori e gli evasori non sono stati neppure sfiorati. A dimostrazione di ciò, l’ultima perla del Governo è stata quella di tagliare proprio quei fondi previsti per promuovere politiche di contrasto all’evasione fiscale, al fine di eliminare la prima rata dell’Imu. Bel modo di fare politica!

Ocse: Italia unico paese del G7 ancora in recessione

 Fonte e Link: http://www.freenewspos.com/notizie/archivio/d/910770/politica/ocse-italia-unico-paese-del-g7-ancora-in-recessione

 L’Italia sarà l’unico dei Paesi del G7 a chiudere l’anno con un dato negativo per il prodotto interno lordo. Mentre la ripresa economica comincia ad avere i suoi effetti nei Paesi europei, soprattutto quelli avanzati, l’Italia arranca. Nel rapporto “Interim Economic Assessment”, l’Ocse spiega che il Pil italiano diminuirà dello 0,3% nel quarto trimestre del 2013 e dello 0,4% nel terzo. Un dato comunque in miglioramento dopo la contrazione del 2,2% nel primo trimestre e dell’1% nel secondo.

Riguardo agli altri Paesi europei, la Francia chiuderà il 2013 con il Pil a +0,3% (+1,4% nel terzo trimestre, +1,6% nel quarto), la Germania a +0,7% (+2,3% e +2,4%), la Gran Bretagna a +1,5% (+3,7% e +3,2%). Mentre gli Stati Uniti registreranno una crescita del +1,7% (+2,5% nel terzo trimestre +2,7% nel quarto).

La situazione economica del nostro Paese migliorerà nel corso dell’anno: “Gli indicatori suggeriscono che l’Italia sta uscendo, lentamente ma sta uscendo, dalla recessione in cui era caduta“, spiega il vicecapo economista dell’Ocse, Jorgen Elmeskov. Rimangono tuttavia l’incognita dell’instabilità politica e di un rischio più ampio a livello di eurozona, che “resta vulnerabile a rinnovate tensioni finanziarie, bancarie e sul debito sovrano”, che potrebbero inficiare la ripresa economica italiana.

L’Ocse invita i Paesi a debito elevato, come l’Italia, a varare “riforme per aumentare la produttività“; riforme che “aiuteranno a migliorare la competitività e le performance nell’export”. Finora, infatti, in queste economie “la domanda interna debole è stata compensata solo in modo limitato da esportazioni più forti“. L’Ocse invita però anche le “economie in surplus” (come la Germania) ad adottare “misure per creare condizioni più favorevoli all’investimento“, in modo che si abbia “una crescita più equilibrata nell’insieme dell’area euro“.

Per l’economia mondiale, spiega l’Ocse, “una ripresa sostenibile non è ancora stabilmente costituita e restano importanti rischi“. Pertanto, aggiunge, “è necessario continuare a sostenere la domanda, anche attraverso politiche monetarie non convenzionali, per minimizzare il rischio che la ripresa deragli”.

L’Ocse lancia poi l’allarme sul rischio di tensioni sociali: “L’alta disoccupazione e la bassa crescita possono portare ad aumentare le tensioni sociali nelle economie avanzate ed emergenti”. Serve dunque “una politica macroeconomica che fornisca supporto sufficiente alla domanda, mentre sono intraprese le riforme necessarie”. Si “possono anche affrontare direttamente le ineguaglianze – spiega l’Ocse -, come ad esempio migliorando l’accesso all’istruzione e l’orientamento ai trasferimenti per chi ne ha più bisogno“. Politiche esattamente di segno opposto a quelle adottate in questi anni di austerity, con l’aumento delle rette di iscrizione a scuole e università, i tagli alla pubblica istruzione e alla spesa sociale. Redazione

IL NOSTRO COMMENTO: Il Governo parla di ripresa. Ma quale ripresa? Letta vede cose che non esistono. Chi va con lo zoppo prima o poi zoppica. Il Governo Letta ha imparato da Berlusconi a sparare “cazzate a 360° “ per prendere per il culo gli Italiani allocchi. Ma quale ripresa!

Ecco uno splendido articolo di Fabio Sebastiani riportato su controlacrisi,
per dimostrare che Letta e il suo Governo ha imparato da Berlusconi a sbandierare ottimismo per illudere gli italiani:


Fonte e Link: http://vivereleidee.blogspot.it/2013/08/alessio-tacconi-potrebbe-lasciare-il.html

“Mentre il Governo si sciacqua la bocca con parole fantasiose sulla ripresa, in Italia sono circa 126mila le imprese che hanno in corso ad oggi una procedura concorsuale tra fallimenti e concordati preventivi. Restringendo il campo ai soli fallimenti, nel primo semestre del 2013 si sono registrate circa 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento rispetto allo scorso anno del +5,9%. E mentre aumentano i fallimenti, anche le imprese storiche fanno fatica a resistere. Per la crisi, secondo elaborazioni e stime dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Un segnale preoccupante perché dimostra come buona parte dell’economia reale se non fosse stato per la debàcle finanziaria avrebbe potuto continua ad andare avanti.
Si tratta di 1 impresa storica su 4. Prima del 2008, tra le imprese con più di 50 anni di attività, il medesimo dato si fermava a 1 su 5. A livello territoriale, si registra una variazione più evidente di nuovi fallimenti in Toscana (+33,8% rispetto allo scorso anno), Calabria (+31%) e Trentino Alto Adige (+26,9%).
L’incidenza dei fallimenti è più elevata in Lombardia, dove si sono iscritte tra gennaio e giugno 2013 più di 1400 procedure di fallimento (1,8 imprese su 1000; +7,5% in un anno). In più della metà dei casi, si tratta di imprese nate tra il 2000 e il 2009 (2,5 imprese su 1000). Dopo la Lombardia, Lazio e Toscana fanno rilevare il dato più alto per nuovi fallimenti in rapporto al numero di imprese attive (in entrambe le regioni 1,5 imprese su 1000 hanno iniziato la procedura di fallimento nei primi sei mesi del 2013).
Tra le regioni italiane, la percentuale delle imprese storiche che hanno cessato l’attività tra il 2008 e il 2012 sale in Calabria e supera la metà delle imprese storiche (53%, circa 250 imprese), così come in Puglia (47,6%, circa 300 imprese). In Lombardia 1 impresa storica su 3 ha cessato l’attività in questi anni di crisi (più di 4200 imprese). “In questo periodo di difficoltà il Paese può ripartire da un lato valorizzando la componente giovane dell’imprenditoria attraverso il supporto alle start up innovative e dall’altro salvaguardando le imprese storiche che ne hanno determinato lo sviluppo – ha spiegato il presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza, Carlo Edoardo Vallie – per questo, compito delle istituzioni è individuare percorsi e iniziative ad hoc che sostengano il fare impresa nonostante la crisi”.

Letta! Tappati la bocca:“Carta canta” direbbe Di Pietro.



Categorie:Economia, Politica

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