Cosa fanno Landini e Rodotà?

Cosa fanno Landini e Rodotà?

di Luca Sappino

Rodota_LandiniNon ha ancora un nome (forse si chiamerà ‘Lavoro e Costituzione’) e non è un nuovo partito, anche se potrebbe diventarlo. I suoi fondatori dicono che «serve a riempire un vuoto di politica e a dar voce a fette di società». Insomma, a preparare l’alternativa.

Fonte e Link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosa-fanno-landini-e-rodota/2212673

Partito, ancora no. Ma pronti, il giurista Stefano Rodotà e il leader della Fiom Maurizio Landini, sono pronti. «Non vogliono bruciare le tappe», assicura una fonte vicina ai due, «ma l’idea di misurarsi elettoralmente c’è».

D’altronde, Rodotà è ormai un leader a tempo pieno, dopo la candidatura alla Presidenza della Repubblica, con un’agenda di incontri da campagna elettorale permanente, e Landini è da tempo descritto sul filo della discesa in campo. E se anche questa volta pone dei distinguo, e si concentra genericamente sul «vuoto di rappresentanza da colmare», «chi lo conosce – è l’istruzione per l’uso – sa che di passi ne ha fatti molti e che non è certo il tipo che si sbottona». Anzi. «Non ho intenzione di smettere di fare il sindacalista», ripete, «e penso infatti che quello che stiamo facendo è esattamente fare il sindacato». Poi però aggiunge: «penso anche che il vuoto c’è e il vuoto, in qualche modo, va riempito».

Non si sbottona Landini, non è ancora il momento di lanciare un nome (“Lavoro e Legalità”, potrebbe essere, oppure “Lavoro e Costituzione”) ma, appunto, fa passi in avanti. E a domanda maliziosa, risponde: «Sì, vogliamo far politica. Dobbiamo coprire il vuoto lasciato da chi si occupa d’altro». Certo, è il modo per lanciare una mobilitazione («Cos’è difendere la Costituzione se non fare politica», dice il leader Fiom) e due appuntamenti romani, l’8 settembre per un’assemblea pubblica e il 5 per una manifestazione di piazza, «magari a piazza san Giovanni». Ma in Fiom ormai sono in molti a dare per scontato il passo. Non tutti condividono, ma la stessa conferenza stampa di lunedì, con Rodotà e Zagrebelsky, è stata messa in piedi solo grazie alle forze del sindacato metalmeccanico.

Il più grande nemico è la fretta. Stefano Rodotà lo dice chiaramente: «Non abbiamo l’obiettivo di presentare le liste». Tira il freno, il professore, quasi avesse paura di correre troppo: «abbiamo già assistito al fallimento clamoroso di formazioni di sinistra nate in fretta e furia per le elezioni». E chissà come fischiano le orecchie di Ingroia: «Fortuna che a nessuno è venuto in mente il nome “Rivoluzione Costituzionale”», è la battuta di un addetto ai lavori.

Non aiuterebbe dunque un precipitare degli eventi, anche se le larghe intese vengono al meglio definite «anomale». «Questo è un governo per cui nessuno ha votato», ci spiega Landini, «e anzi per cui tutti hanno votato contro», dice ricordando i toni della campagna elettorale.

Dice ancora Landini: «Quando quasi il 50 per cento delle persone non va a votare, non è antipolitica ma una richiesta di nuova politica». E nuova politica non vuol dire per forza un nuovo partito, ma anche sì. «Noi intanto vogliamo porre semplicemente il problema dell’applicazione della Costituzione, a cominciare dal lavoro»,continua il volto Fiom, preoccupato, «perché quando un condannato manifesta nelle piazze e minaccia le istituzioni penso sia a rischio la stessa democrazia».

Non che serva per forza Berlusconi, anzi. «Noi della Fiom sappiamo bene, cosa vuol dire il vuoto: lo sappiamo quando la Corte Costituzionale dice che Fiat non applica la Costituzione, lei se ne infischia e il governo non fa nulla». «E’ fare politica?». Può essere: «sicuramente è un’azione politica, di quelle che non si vedono da troppo tempo». Continua Landini: «Chi parla di legge della rappresentanza, di riduzione dell’orario di lavoro e del reddito di cittadinanza? Chi parla del fatto che pezzi interi dell’economia sono in mano alla criminalità organizzata? Che un parlamento eletto con una legge incostituzionale si è posto l’obiettivo di modificare la Costituzione? Ne abbiamo parlato noi».

Noi Rodotà e Fiom, ma anche Don Ciotti e Gino Strada. «Lo abbiamo già fatto il 18 maggio scorso», ricorda Landini. «Vogliamo continuare quel percorso». Il passo in avanti. Non troppo lungo, mi raccomando. «Rodotà e Landini propongono i temi del lavoro e dei diritti alla politica che c’è e a quella che bisogna costruire», raccoglie Giorgio Airaudo, ex Fiom e oggi parlamentare di Sel. Anche lui non vuole forzare, ma poi dice: «certo sarebbe bello se, di deputati con queste idee, ce ne fossero altri».

IL NOSTRO COMMENTO: Mah! Potrebbe essere un’ iniziativa interessante. Vediamo come si svilupperà.



Categorie:Politica

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