Legge di stabilità: se cade Letta sarà light. Dite addio alle misure per lo sviluppo

Legge di stabilità: se cade Letta sarà light. Dite addio alle misure per lo sviluppo

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 di Marta Panicucci – 01 Oct 2013 – 12:49

lettatrisIl voto di fiducia di domani, che segnerà la fine dal governo Letta oppure la sua rinascita su una nuova maggioranza, ha un’importanza fondamentale. Dalla stabilità politica italiana dipende non solo la visione internazionale dal paese, macchiata sia nella dignità di nazione, sia come paese su cui avere fiducia per gli investimenti, ma molto altro.

Nel mese di ottobre infatti il governo deve redigere la vecchia finanziaria, ovvero la legge di stabilità. Questa nelle intenzioni del governo Letta dovrebbe imprimere un’accelerazione sulla strada dello sviluppo, incentivando le aziende ad assumere giovani, donne e lavoratori in difficoltà. La caduta del governo Letta invece provocherebbe, oltre alla perdita di fiducia agli occhi dei mercati internazionali con conseguente aumento dello spread, anche la riduzione della legge di stabilità ad una versione light.

Addio quindi alle misure per lo sviluppo e la crescita. Sarebbe una legge di stabilità privata delle norme fondamentali per il rilancio del paese. Senza un governo il Parlamento potrebbe approvare solo una legge di stabilità tabellare, solo per assicurare Bruxelles che i conti del paese sono ancora in regola.

La manovrina

Una manovrina sarà comunque necessaria per rientrare sotto il tetto del rapporto deficit-pil al 3% e rassicurare Bruxelles sulla tenuta dei conti italiani. Di questo il premier, il Ministro dell’economia hanno parlato nel consiglio dei ministri di venerdì scorso quando Berlusconi non aveva ancora, di fatto, aperto la crisi di governo ordinando ai suoi di dimettersi.

La manovrina per assicurare l’Italia sotto il 3% sarebbe soltanto dello 0,1% ovvero 1,6 miliardi di euro. Il governo Letta aveva già previsto, per il reperimento di tale cifra, la dismissione di immobili pubblici e tagli di spesa per le missioni di alcuni ministeri.

A questo si aggiungono le coperture finanziarie necessarie per lo scioglimento dei nodi che il governo si porta dietro da mesi, la cui risoluzione è stata rimandata in sede di legge di stabilità. Tra questi i finanziamenti per la Cig, per le missioni di pace i cui finanziamenti sono scaduti ieri, 30 settembre, risorse per sovvenzionare la social card e i soldi per cancellare la seconda rata IMU.

Fiducia a Letta: la legge di stabilità per lo sviluppo

Nel caso in cui il governo Letta incassasse la fiducia del parlamento le norme a favore dello sviluppo e della ripresa economica del paese sarebbero già in cantiere. Ieri sera a Palazzo Chigi e poi al Ministero dell’Economia si è cercato di prevedere l’impatto che le varie norme applicabili potrebbero avere sull’economia reale del paese.

Il taglio del cuneo fiscale, ovvero la riduzione del costo del lavoro sono centro focale della legge di stabilità pensata dal governo Letta. A confermarlo anche il Ministro del lavoro Giovannini:

La riduzione del costo del lavoro – ha ricordato – è già stata indicata dal premier come elemento qualificante delle legge di stabilità e riteniamo che si possa farla senza mettere a rischio il rapporto deficit-Pil. Abbiamo i margini da usare per consentire alle imprese di recuperare la competitività e ai lavoratori di avere un dividendo

Da aggiungere al taglio del cuneo fiscale il governo starebbe pensando anche a misure di sgravio per i lavoratori e per le imprese disposte ad assumere. Questo potrebbe essere possibile grazie l’aumento delle deduzioni Irap o con il taglio del peso dei contributi Inail.

Continua Giovannini:

Puntiamo in modo specifico a premiare le imprese che fanno crescere l’occupazione e l’economia, affilando quindi la mira degli interventi per una riduzione selettiva del cuneo fiscale, senza procedere con una distribuzione a pioggia dei fondi di un intervento selettivo o ad ampio raggio

IL NOSTRO COMMENTO: Grazie Cavaliere per questo bel regalo!



Categorie:Politica

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