In Germania non si investe più: la crisi dell’Eurozona spinge le imprese tedesche verso i mercati emergenti.

In Germania non si investe più: la crisi dell’Eurozona spinge le imprese tedesche verso i mercati emergenti.

 di Michele Ciccone | 18 Ottobre 2013 –

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Domanda interna stagnante per il mercato tedesco. Le imprese teutoniche rivolgono la loro attenzione ai mercati emergenti, dove (guarda un po’) il costo del lavoro è inferiore e le prospettive di vendita sono più che positive. Anche la Merkel deve fare i conti con gli effetti dell’austerità.

Nell’anno a venire le imprese tedesche non investiranno nell’Eurozona. E nemmeno a casa propria. Ce lo dice un’indagine condotta dal Wall Street Journal sulle aziende teutoniche ad alta capitalizzazione azionaria.

Il basso livello di investimenti all’interno da parte delle imprese tedesche è un bel rompicapo per la Merkel e per il suo governo di coalizione nato a settembre. La scarsa appetibilità del mercato interno ha suscitato grande preoccupazione tra gli economisti. Molti pensavano che dopo le elezioni il livello di investimenti fosse tornato a crescere ma così non è stato.

Minori investimenti, diminuzione delle vendite e bassa domanda

Ci sono deboli segnali che gli investimenti delle imprese tedesche all’interno stiano lentamente prendendo quota. La spesa totale in acquisti di macchinari è cresciuta dello 0.9% nel secondo trimestre del 2013 rispetto ai tre mesi precedenti.

Ciò nonostante, il mancato aumento delle vendite in Germania e in Europa nel corso di quest’anno funge da deterrente per le imprese tedesche ad investire nel paese natale, causando aspettative negative anche per gli anni a venire. Risultato? In Germania la spesa per investimenti ha raggiunto minimi storici in termini di quota del prodotto interno lordo.

Al riguardo si è espresso Jorg Zeuner, capo economista alla banca per lo sviluppo tedesca KfW:

La situazione si sta stabilizzando, anche se sicuramente non vedremo un boom degli investimenti in Germania.

Inoltre gli alti costi di produzione – in modo particolare l’alto prezzo dell’energia riscontrabile in Germania rispetto ad alcuni partners commerciali quali Stati Uniti e Europa – e la crescente incertezza riguardante la futura coesione e il mercato interno dell’ Eurozona sono le determinanti principali della caduta della spesa in beni capitali.

L’effetto boomerang dell’austerità

La Merkel dovrebbe però rimproverare solo se stessa per una simile situazione. Le politiche di austerità che stanno mettendo in ginocchio la zona euro (e tanto volute dalla cancelliera tedesca) hanno compresso la domanda a livelli inimmaginabili.

Tali scelte di politica economica sono state aspramente criticate da parte di autorevoli economisti internazionali e da alcuni leaders europei. Non solo, l’ossessione per la competitività, che ha spinto le economie della periferia dell’Eurozona ad adottare misure di riduzione del costo del lavoro, ha ulteriormente spinto verso il basso i livelli di attività economica.

Il ritardo nella ripresa che l’area euro si ritrova ora a dover fronteggiare sta quindi compromettendo proprio l’attività produttiva tedesca. Della serie, chi semina vento raccoglie tempesta.

Il sondaggio

La maggior parte delle 19 imprese blue-chip che hanno risposto al sondaggio, tra le quali troviamo BMW AG BMW.XE -0.32% , Siemens AG SIE.XE -1.12% e Adidas AG ADS.XE -0.16% , hanno affermato che i loro piani di investimento sono rivolti verso gli Stati Uniti e le economie emergenti. In tali paesi infatti vi sono prospettive di aumento delle vendite e di forti discese del costo del lavoro.
La BMW, ad esempio, sta programmando di espandere la produzione a Spartanburg, nella Carolina del Sud, a Shenyang, in Cina e in Brasile.

Come ha dichiarato il portavoce della società tedesca Henkel AG HEN.XE +1.99%

La società effettua investimenti nei mercati dove intravede un possibile aumento delle vendite nel lungo termine. Nella maggior parte dei casi tali mercati sono i mercati emergenti.

Uno scenario pessimista è delineato da Ralph Wiechers , capo economista alla VDMA, una federazione che rappresenta più di 3000 medio-grandi imprese:

Se il tasso di investimenti continua su questa strada, la competitività dell’intera industria tedesca potrebbe essere messa a dura prova.

Libera traduzione da Nina Adam per il Wall Street Journal

 



Categorie:Economia, Politica

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