Come funzionerebbe un ritorno alla Lira?

 Come funzionerebbe un ritorno alla Lira?

di Michele Ciccone | 4 Novembre 2013 –

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liraTornare alla Lira prevede un percorso che deve essere ben studiato e ragionato. Il rischio di un’uscita disordinata dall’Euro comporterebbe rischi enormi per il nostro paese. Il sostegno alla domanda interna è allora da considerare prioritario.

L’uscita dell’Italia dall’Euro si sta sempre più trasformando da eventualità a possibilità. I quotidiani, le riviste e i blog di informazione ne parlano oramai giornalmente. Fatto ancora più indicativo, l’abbandono della moneta unica viene discusso e favorito in maniera del tutto indipendente dal colore politico.

Vi è però modo e modo di pensare e teorizzare un ritorno alla Lira. Lo sganciamento dall’euro ha infatti ricadute sulle classi sociali (lavoratori e imprese). Non è possibile che entrambi ne beneficino contemporaneamente. E’ allora necessario rispondere alla domanda “Come funzionerebbe un ritorno alla Lira?” adottando un approccio che sia quanto meno consapevole di questo scenario. In altre parole, non esiste una via d’uscita dall’Euro, e quindi un ritorno alla Lira, “tecnica“, bensì “politica“.

Cosa potrebbe succedere?

  • Come abbiamo già accennato nell’articolo Svalutazione e Inflazione sono collegate?, l’uscita da un regime di cambi fissi può avere un impatto negativo o meno sul potere d’acquisto dei lavoratori e, più in generale, sulla distribuzione del reddito, a seconda dello stadio dei rapporti di forza tra le classi.
  • Inoltre, la svalutazione può condurre ad una fuga di capitali, ossia una rincorsa alla vendita di valuta nazionale (la nuova Lira) per acquistare valuta estera, allo scopo di trarre profitto dal successivo riacquisto di valuta nazionale. Questo movimento di capitali ha delle implicazioni per il mercato valutario, mentre è difficile immaginare implicazioni serie per gli investimenti in capitale produttivo, più difficili da “smantellare”, in quanto meno liquidi.
  • Per quanto riguarda invece coloro i quali hanno già investito in Italia, la svalutazione derivante dall’adozione della nuova Lira causerebbe un aumento del valore nominale (ossia monetario) dei crediti e dei debiti. Se pensiamo infatti ad un detentore di obbligazioni private, egli vedrebbe aumentare il valore nominale del titolo in portafoglio, ma per l’emittente (supponiamo un’impresa) aumenterebbe il valore nominale da rimborsare. Se l’impresa si trova in difficoltà finanziarie, potrebbe non avere a disposizione i mezzi liquidi. Ciò potrebbe condurre, prima dell’introduzione effettiva della nuova Lira, ad una rincorsa alla vendita di quei titoli da parte dei detentori, facendone cadere il valore e aumentare il rendimento, aggravando la difficile situazione finanziaria dell’impresa. Lo stesso discorso può essere effettuato per i titoli del debito pubblico, con la differenza che non riteniamo che per lo Stato possano sorgere problemi di default dovuti a impossibilità di ripagamento del debito.
  • Se il costo della svalutazione ricadesse interamente su salari, potremmo assistere ad una caduta della domanda interna e quindi dei livelli di attività complessivi del sistema; a parità di tasso di rendimento rispetto ad altri paesi, ciò potrebbe condurre a disinvestimenti e a quella che Emiliano Brancaccio ha definito “desertificazione produttiva”.

Come gestire il ritorno alla Lira?

Vediamo allora come tali scenari possano essere gestiti in seguito all’adozione della moneta nazionale. Brancaccio propone alcune misure che sembrano interessanti, ma che su alcuni punti riteniamo vadano discusse. Secondo l’economista partenopeo, il ritorno alla Lira dovrebbe accompagnato dai seguenti provvedimenti:

  • immediati blocchi alle fughe di capitali
  • misure di regolazione dei flussi di merci e degli investimenti a lungo termine
  • indicizzazioni salariali
  • controlli amministrativi su alcuni prezzi “base”
  • vincoli alle acquisizioni estere in campo sia industriale che bancario

Il ritorno alla Lira dovrebbe quindi essere accompagnato di fatto da una limitazione del mercato unico europeo: Il fenomeno non sarebbe di fatto una novità a livello internazionale in quanto tra il 2008 e il 2011 la Commissione Europea ha calcolato oltre 400 nuove misure di protezione dei mercati interni adottate nel mondo, dagli Stati Uniti alla Cina.

Su cosa concentrare l’attenzione?

Le misure proposte ci sembrano valide e interessanti, benchè riteniamo che l’attenzione venga concentrata esclusivamente sul rapporto tra fughe di capitali e desertificazione produttiva, dove le prime sono tendenzialmente confinate, se così si può dire, all’interno del mercato valutario.

La desertificazione produttiva ha a che fare, riteniamo, con problemi più strutturali; a parità di tasso di rendimento, se l’economia in questione è in una fase espansiva vi sono tutte le condizioni per attrarre investimenti (privati) nazionali ed esteri. Viceversa, se l’economia è in stagnazione o addirittura in declino, sempre a parità di tasso di rendimento, vi è il rischio concreto di disinvestimenti e di potenziali smantellamenti della struttura produttiva del paese.

Sarebbe necessario, allora, l’intervento diretto dello Stato tramite un programma di investimenti pubblici tale da incrementare i livelli di attività del sistema, fornendo quindi anche un incentivo agli investimenti privati. Bisognerebbe allora modificare i punti descritti sopra nel modo seguente:

  • indicizzazione salariale tesa a sostenere il potere d’acquisto e la domanda aggregata
  • con il ritorno alla moneta nazionale la politica fiscale del paese dovrebbe recuperare l’autonomia persa con l’entrata nell’euro, ed effettuare investimenti pubblici per aumentare i livelli di prodotto e occupazione
  • controllo sui movimenti di capitale a breve e a lungo termine, in particolare per quanto riguarda i settori strategici dell’economia
  • ripristino dell’autonomia monetaria, fornendo alla Banca Centrale Italiana il potere di emettere moneta, vincolando la sua azione a quella dello Stato; sempre la Banca D’Italia dovrebbe acquistare sul mercato secondario tutte le tipologie di obbligazioni (pubbliche e private), in maniera tale da fornire un sostegno al corso dei titoli pubblici e privati, evitando che sopratutto gli ultimi vadano incontro ad un rischio di default. Evitando il default si evita anche la corsa alla vendita di titoli e all’acquisto di valuta estera. Il tasso di cambio beneficerebbe notevolmente di queste misure.

L’importanza della domanda interna

L’aver concentrato l’attenzione sugli aspetti relativi alla domanda interna, e quindi sul fatto che essa è il motore degli investimenti privati, deriva dall’osservazione riguardante le opinioni della maggioranza degli imprenditori italiani. Essi, infatti, ritengono che i livelli di attività, e quindi anche gli investimenti, dipendano dall’andamento della domanda interna. Se ciò è vero, sembra naturale che anche all’interno del mondo imprenditoriale si sia cominciato a formare un notevole consenso al ritorno alla Lira e ad una sostanziale difesa del mercato interno.

Come accennato all’inizio, l’eventualità si sta trasformando in possibilità

IL NOSTRO COMMENTO: meglio perire con la nostra moneta nazionale anzicchè con l’Euro.



Categorie:Economia, Politica

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