La Merkel vuole Draghi fuori dalla BCE?

La Merkel vuole Draghi fuori dalla BCE?

 di  Michele Ciccone | 21 Novembre 2013 –

Fonte e Link: http://www.forexinfo.it/La-Merkel-vuole-Draghi-fuori-dalla?utm_source=Forexinfo+Forex+Trading+Online&utm_campaign=ff6c6805e0-forexinfo-daily-email&utm_medium=email&utm_term=0_4302bacf08-ff6c6805e0-302716845

Secondo fonti interne al Parlamento italiano Germania e Olanda si starebbero muovendo per sfiduciare il presidente della BCE Mario Draghi. I paesi del nord europa non sono infatti convinti delle misure di politica monetaria portate avanti dall’ex numero uno di Bankitalia a partire dalla sua nomina al vertice dell’autorità monetaria europea il 1 Novembre 2011.

Si attendono allora aspre battaglie all’interno del Consiglio direttivo della BCE (l’organo preposto alle deliberazioni sui tassi d’interesse due volte al mese), anche in seguito alle dichiarazioni del rappresentante della Germania nel Consiglio Direttivo, James Weidmann, il quale ha espresso un forte disaccordo con la decisione della BCE del 7 novembre di tagliare il tasso di interesse di riferimento, e alle dichiarazioni di Draghi a Berlino sulla possibilità di un taglio dei tassi d’interesse sui depositi presso la BCE per sostenere la ripresa del mercato interbancario.

Draghi abbassa i tassi

A partire dall’insediamento di Draghi a Francoforte, abbiamo osservato ripetuti “tagli” del tasso d’interesse dell’Eurozona (che attualmente è al minimo storico di 0,25%), i due programmi di prestiti alle Banche Europee, chiamati rispettivamente “Long-Term Refinancing Operation 1 e 2″ (LTRO1 & LTRO2), per un totale di più di un trilione di Euro, l’acquisto di Buoni dei paesi economicamente in difficoltà con programmi quali l’Outright Monetary Transactions.

Nel grafico qui sotto possiamo notare come a partire dall’insediamento di Draghi il tasso d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali sia sceso in due anni dall’1,50% allo 0,25%, subendo modifiche al ribasso per ben 4 volte. Il precedessore di Draghi, Jean Claude Trichet, non si era mai spinto così in avanti. Negli ultimi due anni del suo mandato il tasso d’interesse era rimasto stabile all’1%, subendo addirittura una modifica al rialzo nel terzo trimestre del 2011, quando il tasso d’interesse raggiunse quota 1,50%.

Le misure di Draghi danno fastidio ai tedeschi?

Il 1 giugno del 2011 l’economista tedesco Hans Werner Sinn, dalle colonne di Voxeu, esprimeva il suo disappunto per i prestiti che l’Eurosistema stava concedendo ai PIIGS. Brevemente, Sinn era allarmato dall’esplosione dei famigerati saldi Target 2, ossia dell’enorme accumulo di crediti e debiti detenuti dalle banche centrali dell’Eurozona nei confronti della BCE

In seguito alla crisi statunitense dei mutui subprime del 2007, il mercato interbancario europeo ha smesso di funzionare regolarmente. Le banche europee che si trovavano con un eccesso di riserve (ossia le banche dei paesi dell’Europa centrale) a causa del surplus commerciale accumulato dai paesi di appartenenza, non erano più disposte a prestare la liquidità in eccesso alle banche dei paesi periferici che si trovavano a corto di liquidità a causa dei deficit commerciali accumulati dai paesi di appartenenza. Sostanzialmente le banche non si fidavano più l’una dell’altra.

Ragion per cui, gli istituti di credito dei paesi dell’europa del nord hanno preferito depositare la liquidità in eccesso presso la BCE. Cosa ha fatto quest’ultima? Essa ha semplicemente trasferito la liquidità depositata presso di sé alle banche dei paesi periferici. Target 2 è allora semplicemente lo strumento che registra questi movimenti di liquidità. Le banche centrali dei paesi del nord europa (Germania e Olanda, ad esempio) hanno un credito nei confronti di Target2 (ossia della BCE), in quanto sono depositarie nette presso l’autortià monetaria europea, mentre le banche centrali dei paesi periferici (Grecia e Spagna, tanto per citare due nomi) sono debitori netti nei confronti della BCE. Di fatto, allora, la BCE si è sostituita ai prestatori di fondi privati (le banche dei paesi centrali) in seguito al blocco nel funzionamento del mercato interbancario.

Vista così, dove starebbe lo svantaggio per la Germania? Lo svantaggio risiede nel tasso d’interesse praticato dalla BCE ai prestiti nei confronti delle banche dei paesi periferici, sistematicamente più basso di quello che le banche tedesche applicavano sul mercato interbancario. Draghi, dall’inizio del suo insediamento, ha infatti promosso una politica monetaria espansiva in favore degli istituti di credito dei paesi del sud Europa a corto di liquidità.

E’ qui che interviene il disappunto di Sinn (e della Merkel). I risparmi dei tedeschi sono stati forzatamente dirottati verso i paesi periferici, dove non volevano più andare. La disciplina del mercato, che avrebbe spazzato via le banche a corto di liquidità ( che forse sarebbero state inglobate proprio all’interno degli istituti di credito dei paesi centrali) è stata sormontata dalla BCE, che si è inserita in un meccanismo che doveva essere lasciato a sé stesso. Questa la visione di Sinn, più volte ripetuta su quotidiani e riviste. L’ultima uscita risale al 13 novembre scorso, dove dalle colonne di un famoso quotidiano internazionale l’economista tedesco si esprime in maniera molto dura nei confronti dell’ultimo taglio dei tassi applicato dalla BCE:

Paradossalmente, La BCE sta attivamente operando contro questa auto-correzione. Con le operazioni di Outright Monetary Transactions, tramite le quali la BCE acquista titoli pubblici dei paesi in difficoltà a spese dei contribuenti tedeschi, l’autortià monetaria europea sta di fatto trasferendo forzatamente i risparmi tedeschi ancora verso il sud-Europa, dove però non hanno più intenzione di andare.

La visione di Sinn allora esprime bene quello che è l’atteggiamento della Germania in sede europea. La BCE ha di fatto cambiato gli assetti dei rapporti di forza del capitale finanziario dell’Eurozona. Le banche tedesche volevano mantenere quel ruolo di “prestatore di ultima istanza” (ci venga passato il termine) che le è stato sottratto dalla BCE tramite le politiche di più bassi tassi d’interesse volute da Draghi. Sia chiaro, questo passaggio di mano non è stato indolore per i paesi del sud europa, costretti ad adottare severe politiche di austerità in cambio della liquidità concessa. Sta di fatto, però, che il cambio della guardia è avvenuto eccome.

I tedeschi, inoltre, sono spaventati da possibili misure volte all’aumento dell’inflazione nei paesi periferici. Essendo creditore netto la Germania teme una caduta del valore reale de titoli in suo possesso.

Tutti contro la Germania?

In questo contesto, la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta, sulla scia dei moniti di Obama, per verificare se l’enorme surplus di bilancio della Germania stia causando danni economici all’Unione Europea e non solo. Questa indagine, insieme alla critica del modello di crescita tedesco basato sulle esportazioni, ha provocato indignazione in Germania.

Per di più, nel vertice italo-francese svoltosi ieri a Roma, Hollande e Letta hanno espresso il loro consenso ad un decisivo cambio di rotta nelle politiche europee dopo la legislatura del rigore, come l’ha chiamata il premier italiano.

Da più parti comincia allora ad emergere un certo sentimento anti-teutonico. La Germania è avvisata. Nel frattempo, però, Draghi farebbe bene a guardarsi le spalle.

 



Categorie:Economia, Politica

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