Chi pagherà le crisi bancarie in Europa? Ecco il fondo di risoluzione e il pagamento degli azionisti

Chi pagherà le crisi bancarie in Europa? Ecco il fondo di risoluzione e il pagamento degli azionisti

di Michele Ciccone | 10 Dicembre 2013 –

 Fonte e Link: http://www.forexinfo.it/Chi-paghera-le-crisi-bancarie-in?utm_source=Forexinfo+Forex+Trading+Online&utm_campaign=1743bdc124-forexinfo-daily-email&utm_medium=email&utm_term=0_4302bacf08-1743bdc124-302716845

A Bruxelles è in corso il meeting dell’ECOFIN, la riunione dei ministri delle finanze dell’UE. L’incontro verte principalmente sul meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie in Europa. Quale strumento utilizzare per il salvataggio degli istituti di credito?

Si sta svolgendo in queste ore a Bruxelles la riunione dell’ECOFIN tra i ministri delle finanze dei paesi membri dell’Unione Europea. Il tema dell’incontro è prevalentemente incentrato sui meccanismi di gestione delle crisi bancarie all’interno dell’Unione Europea. Tali meccanismi rappresentano un tassello in più verso la costruzione dell’Unione Bancaria.

La gestione europea delle crisi bancarie: perchè?

Lo scopo di una gestione europea delle crisi bancarie nasce con l’obiettivo di rafforzare l’unione europea anche e sopratutto tramite un meccanismo unico di vigilanza bancaria. L’idea di fondo è quella di evitare che i contribuenti europei vengano chiamati in causa in casi di fallimento delle istituzioni creditizie.

Perchè? Se i singoli stati intervenissero direttamente nel salvataggio degli istituti di credito, in base al Patto di Stabilità e al più recente Fiscal Compact le spese di salvataggio dovrebbero essere coperte tramite l’imposizione fiscale e non con l’emissione di titoli pubblici. Il vero obiettivo sembra dunque essere la riduzione dei poteri d’intervento degli stati (peraltro già al minimo) negli affari economici nazionali, mascherata come una difesa dei diritti dei cittadini europei sottoposti all’imposizione fiscale.

Crisi bancarie: come verrebbero risolte?

Tra Giugno e Luglio di quest’anno la Commissione Europea ha approvato il progetto di un meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie. Esso consiste di tre punti principali, rivisti e ridiscussi nel corso dei mesi:

  • Esm (European stability mechanism)
  • Fondo di risoluzione
  • Bail-in (ossia l’intervento, nell’ordine, di azionisti, obbligazionisti e depositanti nel salvataggio delle banche)

L’Esm: di cosa si tratta?

L’Esm è di fatto il fondo salva-Stati in funzione di meccanismo europeo salva-banche, all’interno dell’area euro, il cui compito è quello di fornire prestiti ai paesi in difficoltà finanziare, ricapitalizzare le banche e acquistare titoli del debito pubblico. L’Esm può essere utilizzato, per quanto riguarda la risoluzione delle crisi bancarie, solo se il salvataggio bancario a spese di un paese rischia di aumentare il suo indebitamento al punto da minarne la sostenibilità ed il diretto finanziamento sul mercato.

Inoltre la ricapitalizzazione bancaria diretta da parte dell’Esm è vincolata al carattere di rilevanza sistemica della crisi bancaria (stabilita dalla BCE) che possa mettere a rischio l’intera Eurozona. Inoltre una banca verrebbe definita in crisi solo se scende al di sotto dei requisiti patrimoniali imposti dalla BCE.

In linea generale, comunque, i costi per la risoluzione di una crisi bancaria non potranno essere tutti a carico dell’Esm. Come aveva sottolineato a suo tempo il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem

prima della ricapitalizzazione diretta ci sarà un livello adeguato di bail-in, cioè assorbimento delle perdite interno alla banca stessa.

L’Esm pone un limite pari a 60 miliardi di euro all’intervento per il salvataggio delle banche in difficoltà. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero in parte intervenire nella risoluzione delle crisi: se la banca mostra un Tier One (ossia capitale azionario e riserve di bilancio provenienti da utili non distribuiti al netto delle imposte) inferiore al 4,5%, il differenziale sino a tale soglia sarà a carico dello Stato di appartenenza dell’istituto di credito. Se invece il Tier One è superiore al 4,5%, il paese parteciperà direttamente al 20% dell’intervento.

Il Fondo di Risoluzione

L’Unione Europea ha intenzione di creare un Fondo unico di risoluzione delle crisi bancarie, posto sotto il controllo del Meccanismo unico di risoluzione delle crisi, che garantirebbe la disponibilità di finanziamenti a medio termine durante la ristrutturazione della banca.

Il Fondo sarebbe alimentato da contributi del settore bancario dei vari paesi, il cui valore entro 10 anni dovrà raggiungere un ammontare pari almeno allo 0,8% del valore di tutti i depositi protetti detenuti dalle istituzioni creditizie autorizzate nel paese interessato.

Il Bail-in

Il bail-in prevede che in caso di crisi bancaria, a rimetterci saranno gli azionisti prima di tutto (‘bail in’), poi gli obbligazionisti e infine i depositanti, ma escludendo quelli protetti dalla direttiva Ue che impone di garantire i depositi sotto i 100.000 euro.

Quale strumento per risolvere le crisi bancarie?

Nella riunione di oggi a Bruxelles, Jeroen Dijsselbloem ha presentato il progetto di fronte ai ministri dell’economia e delle finanze dei ventotto paesi dell’Unione Europea. Lasciando un attimo da parte l’Esm, utilizzabile all’interno dell’unione monetaria, la questione verte tutta su quale strumento adoperare per la risoluzione di una crisi bancaria europea: fondo di risoluzione o bail-in?

Come ha spiegato Dijsselbloem

Se la banca si trova in difficolta’ si attiva il meccanismo di risoluzione, ricorrendo a un fondo di risoluzione. Il problema e’ come avere un bail-in forte e un forte fondo di risoluzione, ma l’architettura del meccanismo di risoluzione deve rispondere a due obiettivi: garantire la stabilita’ finanziaria delle nostre banche e evitare che paghino i contribuenti.

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Categorie:Economia, Politica

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