Fine dell’euro nel 2014?

Fine dell’euro nel 2014?

di Michele Ciccone | 10 Dicembre 2013 – 08:55

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Ci può essere una fine dell’euro nel 2014? In realtà L’Euro è stato un bene per qualcuno e un male per qualcun altro. La domanda allora si può trasformare: quale paese potrebbe uscire dall’euro nel 2014?

E’ lecito attendersi una fine dell’Euro nel 2014? In molti si sono posti la domanda nel corso degli ultimi mesi. E non a torto, aggiungiamo noi. L’Eurozona si trova infatti in un momento molto delicato, a metà strada tra un ritorno nel baratro della recessione ed un timido affacciarsi sulla via della ripresa (Pil a -0,4% per il 2013 e +1,1% per il 2014 secondo le ultime stime della BCE).

La fine dell’euro comporterebbe il ritorno di tutti i paesi della regione alle proprie valute nazionali. Quanta probabilità c’è che ogni singolo paese esca dall’Euro? Non è facile rispondere a questa domanda, probabilmente è impossibile.

Per qualcuno (vedi la Germania) l’Euro, o meglio la forza dell’Euro, è un bene prezioso (per sapere il perchè ecco il nostro articolo). Per qualcun altro (Grecia, Spagna, Italia) sembra invece essere una maledizione. La domanda allora può diventare: chi potrebbe abbandonare l’Euro nel 2014?

Concentriamoci su quei paesi per i quali l’Euro non è stato proprio un toccasana, i PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). Osserviamo i dati sul Pil e le proiezioni che l’Eurostat ha elaborato per il 2014.

Il caso Irlanda, Grecia e Spagna

Iniziando con Irlanda Grecia e Spagna, possiamo notare dal grafico come le stime di crescita per il 2014 siano positive ma piuttosto basse (1,7% per l’Irlanda, 0,5% per la Spagna e 0,6% per la Grecia). Attenzione però. Le previsioni dell’Eurostat, peraltro molto spesso ritoccate al ribasso nel corso dell’anno, si basano sull’idea che una maggiore spesa pubblica sia dannosa per l’economia.

La Grecia

In Grecia, ad esempio, è previsto un nuovo piano di aiuti (tra gli 8 e gli 11 miliardi di euro) per il 2014-2015. Gli aiuti verranno dati, come in passato, solo in cambio delle riforme imposte dall’UE (ossia decentralizzare il mercato del lavoro, licenziare i dipendenti pubblici, ridurre la spesa sanitaria).

Tutte queste misure, secondo l’Eurostat, rappresentano un motore per la crescita. Dal nostro punto di vista hanno esattamente l’effetto opposto. Basta vedere il grafico sopra per farsene un’idea. Il 20 novembre il capo dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha inoltre chiesto che i greci “facciano altri sacrifici” per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla Troika. Dijsselbloem dimentica però di ricordare che il grosso dei tagli al bilancio greco avvengono nel settore sanitario e sociale, e che la spesa pro capite per la sanità in Grecia è crollata dell’11,4% tra il 2010 e il 2011 (fonte OCSE).

L’ente sanitario nazionale greco ha inoltre comunicato il licenziamento di oltre 1200 medici, con oltre 6000 medici già emigrati in cerca di un impiego.

Il tasso di disoccupazione in Grecia è attualmente al 27,6%, con il 2014 che prevede una legge di bilancio all’insegna dell’austerità.

La Spagna

La Commissione europea, circa un mese fa, ha bacchettato il governo di Mariano Rajoy chiedendo tagli aggiuntivi – fra lo 0,1% e lo 0,3% del Pil per garantire l’obiettivo di riduzione del deficit al 5,8% fissato da Bruxelles. Se queste misure venissero attuate (probabilmente sì dato il forte bisogno di aiuti della Spagna da parte dell’UE) sembra difficile pensare ad una crescita positiva nel 2014.

In Spagna il tasso di disoccupazione è al 26,6%, destinato ad aumentare nel prossimo anno in vista delle politiche di austerità richieste da Bruxelles.

L’Irlanda

L’Irlanda ha presentato ad Ottobre 2013 la manovra per il 2014, preparandosi ad uscire dal salvataggio internazionale e a tornare a finanziarsi sul mercato entro la fine di dicembre. Il piano prevede risparmi e nuove entrate per 2,5 miliardi di euro e il ministro delle Finanze, Michael Noonan, ha spiegato che il Paese è sulla “buona strada”.

L’Irlanda sarà anche sulla buona strada, ma attualmente il tasso di disoccupazione è al 13,6%. Inoltre l’Irlanda è un’altra vittima della Troika per quanto riguarda la spesa sanitaria, l diminuita tra il 2010 e il 2011 del 6,6%. Negli anni successivi la situazione è peggiorata drammaticamente.

Il caso Italia e Portogallo

Le previsioni dell’Eurostat per il 2014 su Italia e Portogallo sono dello stesso ordine di grandezza degli altri paesi del Sud Europa (0,8% di crescita del Pil per il Portogallo e 0,7% per l’Italia).

L’Italia

Nel nostro paese le recenti vicende sulla Legge di Stabilità non lasciano ben sperare per l’anno a venire. Le continue richieste dell’UE per quanto riguarda la riduzione del debito pubblico non porteranno, dal nostro punto di vista, miglioramenti significativi per la crescita nel 2014. La disoccupazione italiana è attualmente al 12,5%, e se il Fiscal Compact entrerà effettivamente in vigore nel prossimo anno, le conseguenze per il nostro paese possono essere disastrose.

L’Italia ha però dalla sua un attivo commerciale nei confronti del resto del mondo.

Il surplus commerciale complessivo con il resto del mondo permette all’Italia di controbilanciare il deficit commerciale con i paesi membri dell’Eurozona. Tale deficit, che possiamo osservare nel grafico quì sotto, sebbene in un’area valutaria unica non faccia nascere problemi legati alle riserve valutarie, può provocare, alla lunga, una progressiva perdita di produzione.

In Italia, dunque, il calo della domanda interna dovuto alle politiche di austerità viene in piccola parte controbilanciato da un aumento della produzione destinata ai mercati esteri (fuori dall’area Euro).

La Grecia sfortunatamente non ha questa possibilità, poiché presenta un deficit commerciale nei confronti dei membri dell’Eurozona, non compensato da un surplus commerciale con il resto del mondo.

Il Portogallo

Il Portogallo ha attualmente un tasso di disoccupazione pari al 16,3%. Il 27 Novembre Lisbona è stata testimone di una forte manifestazione contro la legge di bilancio approvata dal governo portoghese per l’anno 2014. La manovra imposta dalla Troika prevede un taglio di 3,9 miliardi di euro per coprire una parte del deficit nelle casse dello stato e si tratta del terzo anno di austerity imposto ai portoghesi.

Le prospettive di crescita per il Portogallo non lasciano ben sperare. Aggiungiamo però che il Portogallo presenta un deficit commerciale verso i membri dell’Eurozona, come possiamo notare in figura quì sotto, che viene in parte compensato da un accenno di surplus commerciale nei confronti del resto del mondo (secondo grafico).

Quale di questi paesi lascerà allora l’euro nel 2014? Vogliamo che la domanda rimanga aperta, anche perchè fornire una risposta è compito assai arduo. Le basi per poter forse elaborare qualche idea ci sono. La discussione, come sempre, è aperta.

 



Categorie:Economia, Politica

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