Borse di studio per la ricerca: l’UE premia gli italiani. Ma più della metà lavora all’estero

Borse di studio per la ricerca: l’UE premia gli italiani. Ma più della metà lavora all’estero

 di  Vittoria Patanè | 14 Gennaio 2014

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I nostri scienziati primeggiano a livello internazionale, ma l’Italia continua a farli scappare

I “cervelli” italiani continuano a primeggiare. A dimostrarlo arrivano i risultati del Consolidator Grant, il concorso per borse di studio di consolidamento destinato ai ricercatori.

Ebbene il Consiglio europeo per la ricerca ha individuato ben 312 “meritevoli” che si divideranno 572 milioni di finanziamenti concessi dalla UE.

Tra questi, 46 scienziati sono italiani. Il nostro Paese si piazza così al secondo posto, dopo la Germania, quanto a numero di “cervelli” premiati. Un onore da non sottovalutare, soprattutto in un momento come questo. Sono premi che fanno bene e che lasciano qualche speranza per il futuro.

Peccato che tra i 46 ricercatori individuati a livello comunitario, ben 26, più della metà, lavori all’estero confermando la tradizione che vede l’Italia lasciare andare quei giovani che potrebbero cambiare il volto della nostra Nazione.

Consolidator Grant: cos’è?

A partire dall’anno scorso il sistema di assegnazione delle borse di studio europee è stato suddiviso in due parti:

  • le borse di avviamento, da destinare agli scienziati che possiedono dai 2 ai 7 anni di esperienza postdoc (e cioè dal conseguimento del dottorato di ricerca)
  • le borse di consolidamento, attribuite a ricercatori aventi dai 7 ai 12 anni di esperienza.
  • Unica condizione per poter accedere: l’istituto ospitante deve essere ubicato all’interno dello Spazio europeo della ricerca, composto dagli Stati membri e da quelli associati al programma europeo.

Quest’anno al Consolidator Grant sono arrivate ben 3.600 richieste. Tra queste, sono stati selezionati 312 ricercatori provenienti da ogni angolo del mondo che potranno accedere ai 572 milioni di euro di finanziamenti messi a disposizione dall’Unione Europea.

Ogni ricercatore riceverà quindi in media 1,84 milioni di euro per cinque anni che potrà dividersi con la propria squadra di ricerca.

La classifica

Tra i candidati sale il numero delle donne (24%), mentre l’età media si situa intorno ai 39 anni.

Per quanto riguarda le “materie” in cui questi scienziati sono esperti, vincono fisici e ingegneri (45%), seguiti da esperti in “scienze della vita” (37%) e “scienze sociali e umane” (19%).

Parlando di nazionalità dei premiati, la classifica è così composta:

  • Germania: 48;
  • Italia: 46;
  • Francia: 33;
  • Regno Unito: 31;
  • Olanda: 27.

L’Italia si situa però al quarto posto nella classifica di strutture ospitanti. 26 dei 46 cervelli selezionati dal CER infatti, lavorano all’estero, portando prestigio e valore ad altri Stati che consentono loro di lavorare, mettendo a disposizione strutture e denaro.

E noi? Possiamo accontentarci del fatto che la ricerca estera continua ad avanzare anche grazie ai nostri cervelli. L’Italia però, se continuerà così, perderà sempre più posizioni, ma soprattuto, opportunità di crescita per il futuro.

IL NOSTRO COMMENTO: Che i cervelli degli Italiani  continuino a primeggiare – nonostante l’Italia non abbia mai investito un fico secco nella cultura e nelle ricerca – è una cosa ci fa onore. La vergogna è dei politici  italiani che pagano i ricercatori nelle Università quanto una “badante”  (con tutto il rispetto per le badanti! ) A parte il “nepotismo” che impera sovrano  nelle Ns Università i cd. “Raccomandati di ferro” sono gente di bassa qualità professionale che, come tutte le mezze figure, si sentono “tre cazzi” e non valgono nulla. Ormai si può chiaramente affermare che le mediocrità  si sono raccolte tutte  a pigna e occupano posti di vertice ovunque. Ecco perché in Italia “Ignorantia abundat ubique”



Categorie:Politica

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