Uscita dall’Euro: cosa aspettarsi se succedesse davvero?

Uscita dall’Euro: cosa aspettarsi se succedesse davvero?

di Dimitri Stagnitto | 9 Marzo 2014 –

Fonte e Link:http://www.forexinfo.it/Uscita-dall-Euro-cosa-aspettarsi?utm_source=Forexinfo+Forex+Trading+Online&utm_campaign=d56b9d28f4-forexinfo-daily-email&utm_medium=email&utm_term=0_4302bacf08-d56b9d28f4-302716845

Dopo la pubblicazione del mio articolo sul destino dei mutui in caso di uscita dall’Euro un caro amico che opera nel settore bancario mi ha fatto la domanda: “Quindi secondo te convertono il mutuo in lire ma lo lasciano agganciato all’euribor?”.

Buon punto, ottimo per trattare un altro aspetto importante sugli scenari relativi all’uscita dall’Euro ovvero quali devono essere le aspettative a livello generale?

Questo punto è particolarmente ostico da trattare in un confronto tra due proposte antitetiche dove ognuno è spinto dalla controparte a massimizzare i benefici della sua proposta e a tacere le criticità per non offrire un facile assist all’agguerrita controparte.

La risposta da dare a chi chiede, magari con un legittimo stato d’ansia, “ma che succede se usciamo dall’Euro?” è purtroppo poco utile a farlo star meglio: potrebbe succedere più o meno di tutto, a seconda delle circostanze.

Uscita dall’Euro: una, dieci o centomila?
Il problema è che non esiste una sola via per uscire dall’Euro: Emiliano Brancaccio parla già da tempo di un’uscita dall’Euro di destra e una di sinistra, aggiungerei che anche tutte le sfumature tra le due sono egualmente probabili.

Questo elemento di incertezza non deve però spaventare eccessivamente: si tratta della stessa incertezza che si ha ogni volta che si deve predisporre una nuova legge. Prendiamo per esempio la Tobin Tax: si tratta di un’idea di un premio Nobel e ha per scopo il disincentivo delle operazioni finanziarie a scopo speculativo che vengono tassate. Applicandola in Italia e in alcuni altri Paesi si è ottenuto un risultato diverso: fuga di capitali e relativi introiti di molto inferiori alle attese.

Significa forse che la Tobin Tax è un’idea sciocca? No, significa che nel contesto attuale in cui i capitali sono liberi di spostarsi da un mercato all’altro facilmente, la Tobin Tax funziona solo se c’è ovunque e con le stesse regole in modo da non dare alternative agli investitori; diversamente ci si dà la zappa sui piedi e si regalano capitali all’estero, inclusi quelli dei propri stessi cittadini.

Per l’uscita dall’Euro siamo di fronte allo stesso tipo di scelta ed è chiaro che la gestione del processo di uscita (il chi, il come e il perché) è decisiva per determinare quelli che poi a posteriori saranno i vantaggi e i danni arrecati dal processo. Deve essere anche chiaro che come in ogni processo di transizione ci sarà alla fine chi avrà guadagnato e avrà perso, proprio come è avvenuto con l’entrata nell’Euro. Non si tratta di una panacea che porterà benefici a tutti ma determinerà nuovi equilibri e nuove dinamiche.

Pur non potendo prevedere per ovvie ragioni tutta la varietà di casistiche di uscita dall’Euro, credo che si possa fare una macro divisione tra due grandi categorie di scenari di uscita: l’uscita per scelta e quella per costrizione, per certi versi analoghe alle uscite da sinistra e da destra teorizzate da Emiliano Brancaccio.

Uscire dall’Euro per scelta
Nel primo scenario possiamo ipotizzare che la scelta di uscire sia legata a una precisa volontà della classe dirigente del Paese di riacquistare libertà di manovra a livello legislativo ed economico al costo di dover fronteggiare le ovvie forti pressioni internazionali contrarie a questa scelta.

In questo scenario il ritorno a una moneta nazionale sarebbe un aspetto molto importante di una mossa politica più ampia: l’intero ruolo dell’Italia nel contesto politico ed economico internazionale andrebbe a ridefinirsi e tutto dipenderebbe dalla capacità della classe dirigente che gestirebbe il processo di ottenere il massimo dei vantaggi (ripresa economica, benessere diffuso, ritorno della coesione sociale) al minimo dei costi (ritorsioni da parte degli altri paesi sui trattati internazionali, vedi il recente caso del referendum svizzero).

Lo stesso problema dei mutui sarebbe una questione del tutto secondaria: basterebbe una legge di buon senso per negoziare nuove condizioni per tutti in modo da mediare tra interessi dei mutuatari e delle banche. Alle banche non andrebbe bene? Si nazionalizzano e si applicano le nuove condizioni.

Purtroppo per un eccesso di superficialità nei tempi buoni lo Stato si è premurato poco di far sapere alle generazioni di studenti che formava che lui, lo Stato, ha i superpoteri: è infatti l’unico soggetto autorizzato all’uso della forza sul territorio nazionale.

Uscire dall’Euro per obbligo o necessità
Uno scenario totalmente diverso sarebbe quello per cui si esce dall’Euro perché costretti: sarebbe stato per esempio il caso della Grecia se non ci fossero state decisioni politiche perché le cose andassero diversamente.

Le cose per la Grecia non sono andate bene pur restando nell’Euro per un motivo semplice: non ha avuto una classe politica pronta e capace di gestire la transizione.

Se un domani la classe dirigente europea (o anche solo l’opinione pubblica dei paesi “forti” politicamente in UE) decidesse che l’Italia è un peso più che una risorsa per l’Europa e spingesse per un’uscita dell’Italia dall’Euro, ci troveremmo con il paradosso greco: mentre l’Europa ci prende a calci per espellerci, la classe politica nazionale sarebbe capace di chiedere consiglio alla stessa Europa su come gestire la cosa.

Il risultato sarebbe ovviamente pessimo: si vagherebbe tra il caos e l’imposizione di misure contrarie agli interessi nazionali.

In conclusione, ciò di cui dobbiamo renderci conto è che l’Italia è già uscita dall’Euro per una buona parte: abbiamo già subito una caduta di governo sulle pressioni europee e abbiamo poi letteralmente subito dei governi che hanno attuato misure analoghe a quelle attuate in Grecia pur senza l’ufficialità dell’intervento della Troika e il commissariamento esplicito del governo.

Di fatto non abbiamo più rappresentatività in Europa e lo stesso semestre di presidenza italiana dell’UE sarà l’occasione per impegnarsi ancora di più nelle misure di austerità e rigore.

La scelta che dobbiamo fare è tra il continuare a uscire dall’Euro lentamente secondo un processo gestito da altri (che perseguono legittimamente i propri interessi) oppure uscire dall’Euro consapevolmente, gestendo attivamente e secondo l’interesse nazionale tutti gli aspetti a questa scelta, politica prima ancora che economica.

 



Categorie:Politica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: