Diminuisce la disoccupazione nell’Ue e in Italia?

Diminuisce la disoccupazione nell’Ue e in Italia?

di Felice Di Maro | 3 Maggio 2014

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La disoccupazione giovanile in Italia è al 42,9% contro il 27,7% dei 18 paesi dell’euro che a marzo hanno avuto una disoccupazione generale dell’11,8%.
Mentre negli Usa la disoccupazione è al 6,3% ed è ai minimi dal 2008 a marzo la disoccupazione nei 18 Paesi dell’Eurozona è stata dell’11,8%. Si tratta dello stesso tasso medio registrato dallo scorso dicembre e naturalmente in diminuzione rispetto al 12% del marzo 2013. L’Italia dopo Cipro e Olanda è stato il Paese che ha registrato il maggior aumento della disoccupazione che dal 12% è oggi al 12,7%.

Per l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea (Eurostat) il tasso medio che colloca il nostro Paese al terzo posto nell’Eurozona alle spalle dlla Spagna (53,9%) e di Cipro (43,2%) è più alto dell’anno scorso che è stato del 39,6%. Per i 28 Paesi dell’Unione europea la disoccupazione a marzo si è attestata al 10,5% ed è lo stesso livello del mese precedente e in flessione rispetto al 10,9% del marzo 2013.

Quella giovanile si è fermata al 22,8% rispetto al 23,5% di un anno fa. I disoccupati erano complessivamente a marzo poco meno di 25,7 milioni, di cui 18,9 solo nell’Eurozona. Rispetto al mese precedente i disoccupati sono 66 mila in meno nell’Ue e 22 mila nei 18 Paesi dell’area euro che salgono rispettivamente a 929 mila e 316 mila se confrontati con i dati di marzo 2013.

Questi sono i dati. Quali riforme del lavoro? I dati ci dicono che su 10 giovani 4 o 5 non lavorano. Si tenga conto che i giovani tra i 15 e i 29 anni che non solo non lavorano ma che neanche studiano sono circa due milioni e secondo l’Istat si tratta del 23% del totale. Questo vuol dire che si voglia o no l’area degli emarginati è comunque in aumento e non fare niente è la caratteristica ormai principale. Chiaramente l’aumento di quest’area pone non pochi giovani a rischio di non essere cittadini impegnati oltre che esporli anche ad accettare offerte di lavoro a nero o quanto meno al limite della legalità.

L’occupazione non aumenta se non si fanno investimenti e se non si rilancia la ricerca con tutte quelle attività collegate e naturalmente con politiche industriali innovative. L’occupazione non aumenta se non si fanno investimenti anche privati e se non si rilancia la ricerca con politiche industriali innovative. Naturalmente debbono ripartire i consumi che come è noto sono fermi. Al riguardo, in Italia l’indice di competitività ha perso quasi 10 punti dal 2001 al 2010 (da 135,8 a 126,1) mentre in Romania (prima nella graduatoria) si è passati da 163,4 a 211,7. In Europa l’indice medio nel 2010 era stato del 144,8 in calo di un punto dal 2001.

 



Categorie:Economia, Politica

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