Quirinale, l’ultima zampata di ‘Re Giorgio’

Giorgio Napolitano: “Critica alla politica è degenerata in patologia eversiva”

Il Capo dello Stato parla del decadimento del sistema politico e chiede di colpire infiltrazioni e corruzione. Ma se la prende con giornali e opinion makers. E dice: “Mai come nello scorso biennio metodi di intimidazione fisica in Parlamento”. Errore storico: non ricorda i tumulti del 1953, a pochi mesi dalla sua elezione alla Camera

di F. Q. | 10 dicembre 2014

Fonte e link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/10/napolitano-urgente-reagire-critica-politica-degenerata-in-patologia-eversiva/1263192/

“La critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, purché non priva di obiettività, senso della misura e capacità di distinguere è degenerata in anti-politica, cioè in patologia eversiva”. Parola di Giorgio Napolitano. Contro le infiltrazioni criminali nella politica e il degrado di quest’ultima. Ma anche contro chi critica la politica, anche se malata: quindi organi di stampa, opinion makers e alcuni esponenti politici ‘non allineati’ come Beppe Grillo e Matteo Salvini. E non risparmia, leggendo fra le righe, un cenno apparentemente destinato all’operato di Matteo Renzi quando, al termine del suo intervento, invita e tenersi ben lontani dai “senza speranze” (chiaro il riferimento a M5s) e ai “banditori di smisurate speranze”. Il presidente della Repubblica ha utilizzato il palco di una manifestazione all’Accademia dei Lincei per dire la sua, seppur indirettamente e non facendone mai il nome, sull’operazione della Procura di Roma che smantellato la cosiddetta mafia capitale e le sue innumerevoli entrature nelle istituzioni. Non solo. Napolitano ha attaccato anche chi spara a zero sui partiti sull’onda dello sdegno. Per Napolitano, “non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa”. Ciò non toglie, ha aggiunto il Capo dello Stato , che “è ormai urgente la necessità di reagire” ad una certa anti-politica, “denunciandone le faziosità, i luoghi comuni, le distorsioni impegnandoci su scala ben più ampia non solo nelle riforme necessarie” ma anche “a riavvicinare i giovani alla politica”.

“Anti-politica è la più grave delle patologie” – Napolitano, ovviamente, non ha potuto non registrare che è in atto una crisi “che ha segnato un grave decadimento della politica, contribuendo in modo decisivo a un più generale degrado dei comportamenti sociali, a una più diffusa perdita dei valori che nell’Italia repubblicana erano stati condivisi e operanti per decenni”. Da qui il proliferare dell’antipolitica, che per il presidente della Repubblica è “la più grave delle patologie” con cui un Paese civile deve fare i conti. Più della corruzione, più delle organizzazioni malavitose nelle istituzioni. Non solo. Per Napolitano, negli ultimi tempi, sono dilagate nei confronti della politica e delle istituzioni “analisi unilaterali, tendenziose, chiuse ad ogni riconoscimento di correzioni e di scelte apprezzabili, per quanto parziali o non pienamente soddisfacenti”. Una azione, ha sottolineato il capo dello Stato, cui non si sono sottratti “infiniti canali di comunicazione, a cominciare da giornali tradizionalmente paludati, opinion makers lanciati senza scrupoli a cavalcare l’onda, per impetuosa e fangosa che si stesse facendo, e anche, per demagogia e opportunismo, soggetti politici pur provenienti della tradizioni del primo cinquantennio della vita repubblicana“.

“Anti-politica mischiata ad anti-europeismo” – Da qui l’appello per “una larga mobilitazione collettiva volta a demistificare e mettere in crisi le posizioni distruttive ed eversive dell’anti-politica” e “insieme sollecitare un’azione sistematica di riforma delle istituzioni e delle regole che definiscono il profilo della politica”. A chi è rivolto l’invito del presidente? “A tutte le componenti dello schieramento politico“. A sentire il capo dello Stato, inoltre, ultimamente stanno emergendo “svalutazioni sommarie e posizioni liquidatorie” rispetto all’Unione Europea: “Gli ingredienti dell’anti-politica si sono confusi con gli ingredienti dell’anti-europeismo” è l’allarme lanciato da Napolitano, secondo cui a creare questa situazione “hanno contribuito miopie e ritardi delle istituzioni comunitarie insieme a calcoli opportunistici degli Stati membri“.

“In Italia gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici” – Il presidente della Repubblica, poi, ha sottolineata l’esistenza di “un rischio di focolai di violenza destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare” e che non si possono ricondurre soltanto alla crisi e al malessere sociale. Anzi. A sentire il capo dello Stato oggi ci sono “magari al di fuori di ogni etichettatura di sinistra o di destra, gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici, nel perseguire confuse ipotesi di lotta per una ‘società altra’ o per una ‘alternativa di sistema’. Virus di questo genere – ha detto Napolitano – circolano ancora in certi spezzoni di sinistra estremista o pseudo rivoluzionaria, e concorrono ad alimentare la degenerazione del ricorso alla violenza, mascherato da qualsiasi fuorviante motivazione“. Un rischio, insomma, di focolai di violenza “destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare, evitando allo stesso tempo l’errore di assimilare a quel rischio tutte le pulsioni di malessere sociale, di senso dell’ingiustizia, di rivolta morale, di ansia di cambiamento con cui le forze politiche e di governo in Italia devono fare i conti“.

“Mai come nello scorso biennio metodi di intimidazione fisica in Parlamento” – L’analisi e la critica del Capo dello Stato poi si è spostata sui giovani rappresentanti delle istituzioni, che devono impegnarsi “a servizio del Parlamento e del Paese, impedendo l’avvitarsi di cieche spirali di contrapposizione faziosa e talora persino violenta”. Loro, per Napolitano, devono invece alimentare “ragionevoli speranze per il futuro dell’Italia”. Anche perché “mai era accaduto”, come nel biennio scorso, l’avvio “in Parlamento di metodi e atti concreti di intimidazione fisica, di minaccia, di rifiuto di ogni regola e autorità, di tentativi sistematici e continui di stravolgimento e impedimento dell’attività legislativa delle Camere”.

L’errore storico di Napolitano: dimentica i tumulti al Senato per l’approvazione della legge Truffa – Su quest’ultima presa di posizione, però, Giorgio Napolitano ha commesso un errore storico. Di episodi di intolleranza parlamentare (e massmediatica) sono pieni gli archivi di Stato e dei giornali. Uno in particolare, poi, ha caratteristiche cronologiche di importanza strategica per la carriera del presidente della Repubblica: datato marzo 1953, ovvero a pochi mesi dal suo esordio in Parlamento come deputato (giugno 1953). Il riferimento è ai tumulti nell’aula del Senato in occasione dell’approvazione della cosiddetta Legge Truffa, ovvero il nuovo sistema di voto voluto dalla maggioranza democristiana e che prevedeva l’assegnazione del 65% dei seggi alla Camera al partito o alla coalizione che avesse racimolato più del 50% dei voti validi. A Palazzo Madama fu bagarre: dopo oltre 70 ore di seduta, scoppiò una rissa (durata oltre 40 minuti) di proporzioni memorabili. Protagonisti gli esponenti del Pci e del Psi, entrambi contrari alla forzatura dell’esecutivo De Gasperi. Aneddoti passati alla storia della Repubblica. Come quel “Lei non è un presidente, è una carogna! Un porco!” urlato da Sandro Pertini all’indirizzo del presidente del Senato Meuccio Ruini. O come l’aggressione verbale del comunista Elio Spano ad un giovanissimo Giulio Andreotti: “Dopo il voto avrete un nuovo piazzale Loreto!” era la minaccia di Spano, con il Divo che, nella pioggia di oggetti lanciati dai banchi della sinistra (ringhiere divelte e sportelli sfasciati: all’epoca si quantificò il danno in un milione di lire), aveva provato a proteggersi indossando a mo’ di casco un cestino per la carta straccia. Il giorno successivo, i giornali rincararono la dose, pubblicando articoli e titoli dai toni a dir poco incendiari. L’Unità evocò il gergo mussoliniano e il primo discorso del Duce alla Camera da premier”, paragonando il Senato a un “bivacco di vecchi democristiani”. Il socialista l’Avanti! non fu da meno, parlando del presidente Ruini come di un “cadavere vivente, sacco gonfio di vanità”. Pezzi, insulti e minacce di un’Italia in bianco e nero che ha dato spunto a molti scrittori (Tumulti in aula di Sabino Labia e Lei non sa chi ero io! di Filippo Battaglia), ma che Napolitano non cita. Eppure, quei momenti, il capo dello Stato li ha vissuti in prima persona e in forma interessata: già militante del Partito comunista, venne eletto deputato proprio in seguito a quei tumulti.

Grillo: “Attento Napolitano o ti denunciamo per vilipendio a M5s” – L’attacco del Capo dello Stato ha provocato la reazione di Beppe Grillo. “Napolitano deve stare molto attento, rischia che lo denunciamo per vilipendio del Movimento” ha detto il leader del M5s lasciando il Senato. Sulla stessa linea d’onda anche altri esponenti grillini. “E’ vergognoso che il presidente sia entrato a gamba tesa sulla nostra conferenza sul referendum antieuro tacciandola di antipolitica, mentre resta in silenzio sulla vicenda di ‘Mafia capitala’ e sui due partiti infestati dalla corruzione” ha detto la senatrice Barbara Lezzi. Più politica la presa di posizione di Nicola Morra: “Napolitano sollecita noi ma non ha nulla da dire sullo strumento scelto per combattere la corruzione da questo governo. Siamo subissati dai decreti legge – ha aggiunto il senatore M5s – e Napolitano ne fa ogni volta un monito: ma una volta che davvero serviva un decreto, come sull’anticorruzione, la risposta del governo sono quattro ddl“.

Quirinale, l’ultima zampata di ‘Re Giorgio’

di Paolo Becchi | 11 dicembre 2014

Fonte e link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/11/quirinale-lultima-zampata-re-giorgio/1264989/

Non ci si aspettavano altre mosse da parte del Capo dello Stato, dopo il consolidamento delle “larghe intese” da lui tanto volute e l’ormai imminente fine della sua lunga presidenza. Ed invece, nel suo ultimo discorso, proprio nel giorno in cui Beppe Grillo lancia l’inizio della campagna referendaria contro la moneta unica, è arrivata l’ultima zampata del Re: una durissima presa di posizione contro il M5S, definito ormai apertamente da Napolitano come “eversivo”.

Ancora una volta, il Capo dello Stato attacca direttamente l’unica opposizione parlamentare al governo in carica. E lo fa in un momento in cui la politica, travolta dalla corruzione, non sembra più poter essere difesa. Non è così, però, per Napolitano. Mentre, a suo dire, gli scandali romani – che stanno facendo venire alla luce i profondi legami tra criminalità organizzata e partiti – rappresenterebbero un “grave decadimento della politica“, la proposta referendaria contro l’Euro (ovviamente perfettamente legittima) sarebbe la prova di una “patologia eversiva” in cui “gli ingredienti dell’anti-politica si sono confusi con gli ingredienti dell’anti-europeismo”.

La corruzione, dunque, non sarebbe che un fenomeno intra-sistemico, che certo va represso, ma che non avrebbe nulla di “preoccupante” dal punto di vista del funzionamento della vita democratica del Paese. Protestare – con una raccolta firme da presentare in Parlamento – contro l’Euro e contro quel cancro della partitocrazia che ha rovinato il Paese, è invece un atto criminale, eversivo, un attentato alla democrazia rappresentativa.

La logica è chiara: o con i partiti – e quindi anche con le “piccole” distorsioni del loro sistema clientelare – o contro di essi. E, per Napolitano, in qualsiasi circostanza ed a qualsiasi costo, si deve sempre stare dalla loro parte. Il Movimento 5 Stelle è riuscito, per la prima volta in Italia, a dar voce a 9 milioni di cittadini che, invece, vogliono rivendicare il loro diritto a stare dall’altra parte, contro la corruzione dilagante e contro una moneta che impedisce qualsiasi possibilità di ripresa economica.

Ma per Napolitano è eversiva ogni critica allo status quo, se è eversivo ogni tentativo di liberarsi dalla schiavitù politica ed economica cui il nostro Paese è ormai ridotto. Così ha sempre pensato fin dall’inizio del suo mandato. E così lo terminerà: difendendo un sistema parassitario e in decomposizione, che lo ha rieletto con l’unico scopo di bloccare quel processo di rivoluzione democratica iniziato con le ultime elezioni politiche nazionali.

M5s, Grillo a Napolitano: “Confesso, sono un eversore. Pago le tasse e non rubo”

Il leader del Movimento 5 stelle sul blog attacca il presidente della Repubblica che nel discorso all’Accademia dei Lincei ha condannato “la critica della politica che è degenerata in patologia eversiva”. E aggiunge: “Ma lei dov’era mentre la Repubblica affondava nel fango?”

di F. Q. | 11 dicembre 2014

Fonte e link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/11/m5s-grillo-napolitano-vero-eversore-pago-tasse-non-rubo/1265316/

“Lo confesso, sono un eversore, mi faccio schifo”. Beppe Grillo risponde sul suo blog al presidente della Repubblica che solo poche ore prima, nel suo discorso all’Accademia dei Lincei, aveva attaccato “la critica della politica e dei partiti che è degenerata in anti-politica, cioè in patologia eversiva”. “Stia attento perché lo denuncio per vilipendio”, aveva scherzato il leader M5s uscendo dal Senato dopo una conferenza stampa. E oggi lancia una campagna su Twitter con l’hashtag #sonouneversore perché per lui “le parole di Napolitano sono una medaglia al valore”: “Pago le tasse, non rubo, denuncio il malaffare, non mi faccio i cazzi miei e nessuno ha ancora cercato di comprarmi. Sono un problema e me ne rendo conto. L’onestà da noi è fuori moda e una persona onesta con la sua sola presenza dà imbarazzo ai ladri che ormai sono la maggioranza”.

E aggiunge: “Mi viene spontanea una domanda al presidente Napolitano: ma mentre la Repubblica affondava nel fango, lei dov’era? Su Marte? E’ in politica, quella buona si intende, dal dopoguerra e in Parlamento dal 1953. Non si sente un minimo responsabile di quello che è successo? Chi è l’antipolitica, lei o io che mi dichiaro senza alcun dubbio eversore? Eversore vero. L’onestà tornerà di moda, le auguro di fare in tempo a vederla. Firmato: L’eversore”. Per Grillo, il monito del Presidente equivale “a una medaglia al valore, a tre cavalierati tutti insieme, a un incarico di governo. ‘L’antipolitica è patologia’ dice il bis Presidente, a me invece sembra una reazione, ancora flebile, alla malapolitica. Come un corpo che vuole disperatamente mantenersi sano attua i suoi anticorpi”.

Secondo il leader del Movimento 5 stelle “il mondo è rovesciato” e sono gli onesti ad essere identificati come “eversori”: “I delinquenti stanno tracimando”, scrive, “vivono tra noi, nelle istituzioni, nelle banche, nei partiti, nei media, nelle partecipate. A chi ruberanno quando gli onesti saranno assoluta minoranza? Si mangeranno tra di loro, ma la colpa sarà degli eversori, delle persone che si ostinano a rimanere oneste. Dare il buon esempio è l’atto più eversivo possibile. Se non sei ricattabile sei un individuo pericoloso, un eversore appunto”. E conclude dicendo che la vera alternativa sarebbe quella proposta dai 5 stelle: “Il M5S, e qui Napolitano ha perfettamente ragione, è alternativo alla Repubblica dei ladri, è una medicina, un antibiotico per distruggere i virus che avvelenano il Paese. Dal punto di vista degli agenti patogeni è sicuramente eversivo”.

IL NOSTRO COMMENTO: Noi ci chiediamo sgomenti perchè mai Napolitano Giorgio si scaglia contro i partiti che hanno sempre denunciato e denunciano il malaffare?  Ma come si fa ad affermare che l’unico Partito “PULITO”, il M5S, sia eversivo? E’ veramente un schifo! Presidente Napolitano! Mantenga la parola data! A Gennaio si dimetta! Non finga di farlo!

Leggi l’articolo di Marco Travaglio: Napolitano Giorgio:uno dei Presidenti peggiori d’Italia (Clicca Qui)

 Leggi pure il mio articolo al seguente Link (CLICCA QUI): http://www.libertadiopinione.it/articoli-blog/esclusivi/1128-i-dieci-saggi-di-giorgio-napolitano-un-presidente-rovinoso-per-litalia.html



Categorie:Politica

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